Il coronavirus? È nato nel laboratorio di Wuhan, in Cina. Parola di Li Meng Yan, virologa cinese fuggita in America, con tanto di prove inconfutabili, per svelare la terribile verità sulla pandemia di Covid-19. La sua verità. Che tuttavia non trova d’accordo una consistente parte della comunità scientifica, convinta che il documento diffuso sul web dall’esperta non sia altro che l’ennesima accusa inventata ad arte per attaccare Pechino.

Già, perché se alcuni ritengono la dottoressa Li una fonte affidabile e veritiera, altri sono perplessi. C’è infatti chi la accusa di essere al servizio di Steve Bannon, ex braccio destro di Donald Trump, e di una serie di falchi repubblicani anti cinesi. Insomma, quella che doveva essere una rivelazione clamorosa sulla reale origine del virus si è trasformata in un feroce terreno di scontro. Politico e non solo. Con le elezioni presidenziali americane alle porte, infatti, Trump sembra essere sempre più risoluto ogni giorno che passa nell’accusare la Cina dell’emergenza sanitaria.

Non a caso, in occasione del 75esimo anniversario delle Nazioni Unite, il messaggio registrato da The Donald puntava dritto al cuore del Dragone: “Abbiamo ingaggiato una coraggiosa battaglia contro il nemico invisibile, il virus cinese. Dobbiamo ritenere responsabile la nazione che ha scatenato questa piaga nel mondo: la Cina. Nei primi giorni del virus, Pechino ha chiuso i viaggi al suo interno consentendo invece ai voli di uscire e infettare il mondo”.

Le convinzioni della dottoressa Li

In un clima del genere, dunque, non solo è difficile arrivare alla verità ma risulta complesso anche solo cercarla. Ogni fonte può essere infatti amplificata o messa a tacere a seconda della sua posizione. E non certo per motivazioni scientifiche. In ogni caso, intervistata da News Mediaset, la dottoressa Li ha confermato le sue teorie. Ovvero: Sars-CoV-2 è “un patogeno creato in laboratorio” e l’Organizzazione mondiale della sanità “collabora con Pechino”.

“Non ci troviamo davanti a un virus naturale, ma a un patogeno artificiale rilasciato da un laboratorio“, ha ribadito la virologa, che è tornata a incolpare il governo cinese. In particolare, la Cina avrebbe mentito sulla reale entità del nuovo coronavirus. “Nessuno sta dicendo la verità: anche l’Oms collabora con il Partito Comunista Cinese”, ha aggiunto, promettendo di pubblicare a breve un nuovo rapporto, oltre al primo già diffuso sulla rete (e finito nell’occhio del ciclone). La promessa di Miss Li è chiara: il nuovo paper “conterrà molti dettagli specifici su come sia stato sviluppato il virus e su chi era in possesso delle sostanze utilizzate. A quel punto tutti potranno vedere che ho ragione”.

Alla ricerca della verità

Miss Li, come detto, deve fare i conti con la diffidenza mostrata da una parte della comunità scientifica. “Lavoro in questo campo da anni, sono ai vertici della ricerca e so come funziona. Lo studio che ho pubblicato è molto chiaro. Gli scienziati e le riviste che mi hanno criticato non l’hanno esaminato con attenzione, si sono fidati di ciò che è stato filtrato dalla bocca di altri accademici”, si è difesa la donna.

Ricordiamo che nel suo paper la virologa cinese scriveva testualmente che Sars-CoV-2 mostrava “caratteristiche biologiche” giudicate non “coerenti con un virus zoonotico presente in natura”. Tre sono le prove sulle quali si fondano le teorie dell’esperta: genomiche, strutturali e mediche. Tutte e tre, se considerate insieme, smonterebbero “la teoria dell’origine naturale”. Eppure c’è chi sottolinea come la credibilità di questa virologa derivi soltanto dalla sua storia di rifugiata politica e non da una sontuosa carriera accademica.

Non a caso il nome di Li Meng Yan sarebbe rimasto sconosciuto fino al luglio 2020 e avrebbe raggiunto una certa fama mondiale soltanto dopo essere stata rilanciata dal podcast di Steve Bannon. Come se non bastasse l’università nella quale ha dichiarato di lavorare Miss Li, la Hong Kong School of Public Health, ha definito la storia personale della dottoressa falsa e infondata. Per fare chiarezza sulla vicenda non resta che attendere il secondo round di prove schiaccianti annunciato dalla diretta interessata.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME