Il baricentro economico globale si sta spostando sempre di più verso l’Asia. Gli analisti sono ormai concordi nel ritenere il continente asiatico il prossimo centro di gravità permanente del pianeta, tanto dal punto di vista commerciale che tecnologico. Se nel corso del ‘900 l’Occidente era l’assoluto protagonista della Storia, intesa con la s maiuscola, in questo primo scorcio di XXI secolo è l’Oriente a occupare sempre di più le prime pagine della cronaca geopolitica (e non solo). Molteplici i motivi di un simile rimescolamento di ruoli, a cominciare dall’incessante crescita economica dei Paesi asiatici. Un miracolo avvenuto grazie all’adozione di sistemi economici misti, capaci di unire l’antica tradizione culturale confuciana al libero mercato e, nei regimi comunisti, al socialismo.

Le famigerate “Tigri asiatiche” – termine con il quale tra gli anni ’60 e ’90 venivano indicate Corea del Sud, Taiwan, Singapore e Hong Kong – erano soltanto la punta dell’iceberg di una trasformazione che avrebbe presto coinvolto l’intera Asia. La fiammata provocata dal boom di Giappone e Corea del Sud era ancora niente in confronto allo tsunami che avrebbe presto provocato la Cina. Nessuno avrebbe mai scommesso un euro sull’ascesa del Dragone, tanto meno su un’ascesa così rapida. Nell’arco di pochi decenni, Pechino è passata da essere un Paese del Terzo Mondo a diventare quasi la prima potenza economica del mondo. Il sorpasso definitivo sugli Stati Uniti, a detta di numerosi esperti, si starebbe concretizzando proprio adesso. La Cina è dunque la principale locomotiva asiatica che ha riportato l’intero continente sotto i riflettori internazionali.

La “via cinese”

Come ha fatto la Cina a diventare quella superpotenza economica che conosciamo oggi? Attuando un modello politico ed economico del tutto particolare e sui generis. Nel libro La via cinese Sfida per un futuro condiviso (Meltemi Editore), il professor Fabio Massimo Parenti ricostruisce in 156 pagine tutto ciò che c’è da sapere sulla Cina odierna, sul nuovo ruolo assunto dal gigante asiatico nella geografia del potere mondiale, sulla sua influenza sugli sviluppi futuri, sull’ambizione cinese e la sua visione degli affari internazionali e su concetti chiave adottati da Pechino, quali la cosiddetta “comunità umana dal futuro condiviso” e “rapporti win-win”.

Per quanto riguarda il lato economico, lo sviluppo cinese si basa su una costante pianificazione socioeconomica, in grado di coniugare l’iniziativa privata (alla quale è stato lasciato sempre più spazio) a quella statale. Il risultato è una economia mista che molti faticano ad inquadrare per la sua unicità, ma che il testo La via cinese si prefigge di riassumere in maniera semplice e innovativa rispetto agli altri testi presenti sugli scaffali delle librerie. Dal funzionamento del sistema politico della Repubblica Popolare alla lotta contro la povertà, dall’analisi relativa alla Belt and Road Initative ai rapporti tra Cina e Stati Uniti e Cina ed Europa, gli aspetti più importanti della Cina trovano spazio in questo piccolo e agile volume, arricchito da un’introduzione di Shaun Rein e dalla postfazione di Michael Dunfrod.

Una nuova identità asiatica?

La Cina ha ricoperto un ruolo fondamentale nella “rinascita” dell’Asia. Eppure, accanto all’incessante crescita di Pechino, troviamo altre nazioni dinamiche che, assieme o grazie al Dragone, sono riuscite ad assumere posizioni chiave nello scacchiere internazionale. Abbiamo elencato Corea del Sud e Giappone, ma dobbiamo citare anche Cambogia e Vietnam. Il giornalista Marco del Corona riunisce tutto questo (e molto altro) nel suo ultimo libro Asiatica. Storie, viaggi, città: guida a un continente in trasformazione (Add Editore). Dialogando con i più importanti scrittori asiatici, l’autore traccia lo spirito irrequieto, ma al contempo dinamico, che anima questa lontana fetta di mondo patria di metropoli enormi pronte a prendersi la scena. L’Asia è sempre più vicina. E conviene iniziare ad orientarsi nel suo nuovo labirinto geopolitico.

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