Tutto è iniziato quando l’ambasciata cinese a Nur Sultan ha annunciato di aver registrato diversi casi di una “polmonite sconosciuta” in Kazakistan. Una malattia, facevano sapere fonti cinesi, molto più aggressiva del Covid-19. “Il tasso di mortalità di questa malattia è molto più elevato del nuovo coronavirus. I dipartimenti sanitari del Paese stanno conducendo ricerche comparative sul virus della polmonite, ma non hanno ancora identificato il virus”, hanno detto alcuni diplomatici cinesi al South China Morning Post.

La notizia, come ovvio, ha fatto il giro del mondo, preoccupando non poche persone. Ma dobbiamo davvero temere per la nostra salute? E, soprattutto, ci troviamo davvero davanti a una nuova (e terribile) malattia in grado di paralizzare nuovamente il mondo?

Andiamo con ordine e ripercorriamo ciò che è successo. L’annuncio dell’ambasciata cinese a Nur Sultan è arrivato pochi giorni dopo quello di alcuni casi di peste in Mongolia. In piena epidemia, un’informazione simile ha preoccupato, e non poco, molte persone. “Dopo il Coronavirus, ecco la peste”, hanno detto molti. Il sensazionalismo colpisce sempre, soprattutto, in questo periodo, quello che riguarda la salute. Eppure casi di peste (fortunatamente pochi) si registrano ogni anno. Senza dimenticarci che esistono malattia molto più pericolose del coronavirus (come ad esempio l’Ebola) che continuano a colpire l’uomo. Di queste però si parla poco.

Quella riguardante il Kazakistan è certamente una notizia sensazionalistica, ma anche volta a creare uno scudo da parte di Pechino per arginare i danni relativi al coronavirus. Lo scaricabarile funziona sempre, soprattutto in politica, e trovare nuovi “untori” è un’ottima strategia.

Poco dopo la diffusione di questa notizia, però, è intervenuto il ministero della Salute del Kazakistan che ha affermato: “L’Oms ha introdotto codici per la polmonite nella Classificazione internazionale delle malattie (Icd-10), mentre Covid-19 viene diagnosticato clinicamente o epidemiologicamente, ad esempio attraverso i polmoni colpiti, ed è non confermato in laboratorio.”

In una riunione del 9 luglio scorso, inoltre, “il Ministro della Sanità del Kazaihstan, Alexey Tsoi, ha parlato del numero complessivo di casi di polmonite nel paese: di origine batterica, fungina, virale, inclusa la “polmonite virale di eziologia non specificata”, secondo la classificazione Icd-10”.

La notizia diffusa dall’ambasciata cinese in Kazakistan è stata smentita anche dall’Oms che ha affermato che si tratta di semplici casi di Covid-19. Attualmente Nur Sultan è impegnata a contrastare il nuovo Coronavirus, come ha spiegato il ministero della Salute, che “monitora e tiene traccia di questi tipi di polmonite, che consente decisioni tempestive a livello di gestione volte a stabilizzare l’incidenza e la prevalenza dell’infezione da coronavirus”.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME