La vera storia della presunta aggressione razzista al Central Park

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Licenziata, umiliata, insultata, accusata di razzismo. È l’incredibile storia di Amy Cooper e di come la narrazione tossica politicamente corretta si sia instaurata per raccontarci non come le cose accadono nella realtà, ma come una certa nicchia buonista ed elitaria vuole che siano raccontate. Era il maggio dello scorso anno, quando, in un filmato diventato presto virale, Amy Cooper veniva inquadrata con il suo cane slegato al Central Park di New York. Nella narrazione dominante, Christian Cooper, la presunta vittima dell’aggressione razzista nonché autore del video, la riprende mentre urla istericamente, chiedendole di tenere al guinzaglio il cane. A un certo punto Amy chiama il 911, affermando : “Qui c’è un nero, un afroamericano, nel parco che mi spaventa”. In poche ore, Amy Cooper veniva accusata di razzismo dai media americani e per colpa di quest’episodio ha perso il lavoro. Manco a dirlo, Christian Cooper è invece diventata una celebrità mediamente nota negli Usa e ha sostenuto pubblicamente l’elezione di Joe Biden. Ma è davvero andata così?

La verità sull’episodio del Central Park

Come riporta L’Inkiesta, la giornalista statunitense Bari Weiss, ex cronista del New York Times, ha ricostruito tutta la vicenda sul suo nuovo blog, spiegando come la narrazione ufficiale faccia acqua da tutte le parti. Innanzitutto c’è da sottolineare che la conversazione fra i due inizia prima del video diventato virale, come dimostrato da un post pubblicato su Facebook dallo stesso Christian Cooper nel quale lui dice a lei “se vuoi chiamare la polizia fallo, ma sappi che allora anch’io farò quel che voglio, e non ti piacerà”. Una minaccia taciuta dai media, poiché nella stragrande maggioranza dei resoconti Amy Cooper avrebbe chiamato la polizia semplicemente perché il suo interlocutore le aveva chiesto di tenere al guinzaglio il suo cane.

Ma non è finita qui, perché ci sono altri elementi che fanno pensare che le cose non siano andate esattamente come ci è stato detto lo scorso anno. Kmele Foster, collega di Bari Weiss e co-conduttore del podcast The Fifth Column, ha scovato una  registrazione di Christian Cooper a una riunione del consiglio della comunità locale pochi giorni prima del suo incontro con Amy Cooper. “Sta diventando molto brutto tra birdwatcher e dog sitter scatenati”, dice. “Sono stato aggredito due volte finora questa primavera, la gente mi ha messo le mani addosso, il che mi sorprende davvero, perché non sono un ragazzo piccolo”. Con chi e perché Christian Cooper aveva litigato nei mesi precedenti? Dalle sue parole, la sua sembra essere una vera e propria avversione/ossessione contro i cani. Come sottolinea L’Inkiesta, Chris è un litigioso di lungo corso coi proprietari di cani, ha dei metodi fissi, applicati anche con Amy. Esce di casa con croccantini in tasca e, quando vede qualcuno con un cane violare la zona degli uccelli, attira minaccioso a sé il cane coi croccantini. Lo ha fatto almeno tre volte, una delle quali con Amy.  Tanto è vero che secondo la testimonianza di Jerome Lockett, Christian Cooper lo avrebbe minacciato fisicamente al parco. “Avrei chiamato anche io la polizia” ha spiegato. Dalla registrazione della chiamata al 911 pubblicata da Weiss si capisce inoltre che Amy Cooper è di fatto costretto ad alzare la voce con l’operatore per via della cattiva connessione.

 Verità contro narrazione

Perché è importante raccontare questa storia? Come spiega Bari Weiss, non c’erto per negare l’assenza del razzismo negli Usa ma per comprendere come, a volte, pur di soddisfare certe narrazioni, si mettano in piedi dei processi mediatici in assenza di prove o, come in questo caso, ignorandone alcune fondamentali. Perché Amy Cooper, dopo quell’episodio, ha davvero perso tutto, a cominciare dal lavoro. E oggi che un bel pezzo di verità è emersa, nessuno nemmeno le chiederà scusa. Nel frattempo il suo interlocutore, solo perché afroamericano, è passato dall’essere un provocatore ossessionato dai cani a una vittima da santificare e da mostrare in tv. Se non è razzismo questo…