Si intitola Falso allarme Corona il libro più venduto in Germania nelle ultime settimane secondo la classifica redatta dal settimanale Der Spiegel. Corona Fehlalarm, il best seller scritto da Karina Reiss, ricercatrice e docente all’università di Kiel, e Sucharit Bhakdi, medico specialista in microbiologia ed epidemiologia delle infezioni, che ha già venduto milioni di copie, mette in discussione l’efficacia del lockdown e di un eventuale vaccino contro il coronavirus.

L’obiettivo degli autori è quello di smorzare i toni di un dibattito sempre più polarizzato tra “catastrofisti” e “negazionisti” del virus, chiarendo con fatti e dati scientifici le “opinioni contrastanti, le notizie false e le informazioni controllate politicamente” che circolano sulla pandemiaIl risultato è un j’accuse rivolto al governo e ai media tedeschi, a cominciare dalla gestione dei numeri sulla diffusione e sul tasso di letalità del virus.

Contare i casi di Covid senza fare distinzioni tra malati gravi, malati con sintomi leggeri e asintomatici, criticano gli autori, genera una percezione distorta del fenomeno, così come dichiarare morti per Covid tutti coloro che sono deceduti dopo essere risultati positivi al tampone. Non avendo potuto effettuare esami autoptici sulle salme dei contagiati dal Sars-Cov-2, puntualizzano gli esperti, non si è potuto definire quanti siano stati davvero finora i morti a causa del Covid-19 e quanti invece i decessi determinati da patologie pregresse.

Secondo i dati forniti da Bhakdi e Reiss, inoltre, in almeno otto casi su dieci chi risulta positivo al tampone non presenta i sintomi della malattia. Il numero degli infetti, quindi, per gli autori, potrebbe superare di molto quello dei positivi. Alla luce di questa considerazione anche il tasso di letalità del virus crollerebbe, declassando il Covid al rango di una banale influenza. Nel volume, il cui contenuto è stato riassunto in un’analisi del dottor Detlev Schild, professore emerito di neurobiofisica all’Università di Göttingen, viene citato uno studio scientifico condotto a Marsiglia su pazienti affetti da patologie delle vie respiratorie che avvalora questo scenario parlando di “mortalità sovrastimata”.

Insomma, il Covid, spiegano gli autori, sarebbe più contagioso ma meno letale di altri coronavirus, come ad esempio Sars e Mers. In un’intervista apparsa ieri sul quotidiano regionale Fuldaer Zeitung è lo stesso professor Bhakdi a sottolineare che sebbene in alcuni Paesi si sia registrato un tasso di mortalità superiore rispetto a quello della Germania, in nessun caso si può parlare di “eccessi significativi” ma di “cifre leggermente superiori alla media dell’anno”.

I mezzi di comunicazione, accusano poi i due studiosi, hanno contribuito a “diffondere il panico” tra la popolazione. Nel libro si parla di “effetto Bergamo”, con riferimento alle immagini dei camion dell’esercito italiano che hanno trasportato decine di feretri fuori dalla città lombarda. Quei filmati hanno fatto il giro del mondo e potrebbero aver influenzato anche le autorità tedesche, che di lì a poco avrebbero introdotto il lockdown in tutti i Land.

I due autori bollano le chiusure come una “limitazione dei diritti fondamentali” che non ha avuto nessun influsso sull’andamento della curva epidemica, visto che il 21 marzo, alla vigilia dell’introduzione delle misure restrittive nel Paese, l’indice Rt era già calato da 3 ad 1. Il caso della Svezia, per Reiss e Bhakdi, è emblematico. Il Paese scandinavo, che ha scelto di non bloccare la vita sociale ed economica, ha registrato un numero di vittime pari o inferiore a quello di Italia, Francia o Spagna. E oggi è tra quelli meno colpiti dagli effetti collaterali della pandemia, con il Pil che è calato “soltanto” dell’8 per cento.

Ad essere approfondite in Corona Fehlalarm, però, non sono tanto le ripercussioni economiche provocate da mesi di lockdown, quanto gli effetti dell’isolamento sulla salute fisica e psicologica di milioni di cittadini. A pagare lo scotto peggiore sono stati i malati che hanno dovuto rinviare operazioni importanti, gli anziani rimasti soli nelle case di riposo e i bambini costretti a rinunciare alla scuola e alla vita sociale.

Quello che è stato fatto ai bimbi “è quasi una tortura”, accusa Bhakdi, che sul Fuldaer Zeitung sostiene che le mascherine indossate dai più piccoli, ad esempio a scuola, abbiano “effetti dannosi a livello psicologico”. Renderle obbligatorie, prosegue nella stessa intervista, è “un’idiozia perché dovrebbero proteggere da un pericolo che non c’è affatto”.

La soluzione secondo i due accademici è semplice: salvaguardare le fasce di popolazione più a rischio e lasciare che il virus faccia il suo corso. Il fatto che l’85 per cento di chi risulta positivo ai test non abbia sintomi, spiega ancora Bhakdi alla Fuldaer Zeitung, vuol dire che la maggior parte della popolazione è già “immune”. Nella maggioranza dei casi, quindi, sostiene il professore, “una vaccinazione potenzialmente pericolosa non è necessaria”.

Nel frattempo in Germania continuano le proteste per chiedere la fine della “dittatura delle mascherine”. Il movimento Querdenken (pensiero trasversale), tra i promotori della marcia dello scorso primo agosto a Berlino, sta organizzando una nuova manifestazione nella capitale tedesca per chiedere al governo la fine delle misure restrittive e “proteggere la pace e la libertà in Europa”. L’appuntamento è per il prossimo 29 agosto e a partecipare, questa volta, ci saranno anche deputati e attivisti di Alternative für Deutschland (AfD), l’unico partito tedesco che non si è scagliato contro l’iniziativa.

Il sindaco di Berlino, Michael Mueller, però, ha già annunciato di voler usare il pugno duro contro i “negazionisti” del virus. Intervistato dalla Bild, l’esponente socialdemocratico promette una stretta contro chi violerà le norme anti-Covid, fino all’interruzione immediata di “ogni attività dimostrativa durante la quale non verrà rispettato l’obbligo di indossare la mascherina”. “Il virus c’è, anche se non è visibile, non c’è ancora un vaccino, e neanche farmaci per curarlo”, ha ribadito anche la cancelliera, Angela Merkel, commentando la crescita dei casi nelle ultime settimane.

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