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Il Medio Oriente tiene il fiato sospeso per la definitiva approvazione della tregua a Gaza, mentre sullo sfondo in Ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Ben Gvir ha annunciato le sue dimissioni. Il cessate il fuoco non risolverà, ovviamente, la questione israelo-palestinese, ma se non altro porrà fine a oltre un anno di massacro della popolazione civile gazawi, che ha causato decine di migliaia di morti (oltre 46.000 secondo l’UNOCHA, fino a 70.000 secondo un recente studio di The Lancet). Chi però può tirare un sospiro di sollievo, in questo momento, è Gianni Infantino.

Il presidente della FIFA è pressato da mesi per una risposta chiara della sua organizzazione sulla richiesta di sanzioni contro la IFA, la Federcalcio israeliana. Lo scorso maggio l’associazione calcistica palestinese PFA ha presentato un corposo dossier alla FIFA contenente le sue denunce contro Israele. Due i punti fondamentali: il deliberato danneggiamento dello sport palestinese, dalla distruzione degli impianti all’uccisione di calciatori, arbitri e dirigenti sportivi a Gaza; e la colonizzazione sportiva in Cisgiordania, con la IFA che negli ultimi anni ha ufficialmente riconosciuto almeno cinque club originari delle colonie che l’ONU considera illegali.

Non è la prima volta che la PFA cerca di ottenere delle sanzioni contro Israele, ma se in passato la FIFA era stata del tutto sorda a queste richieste, nel 2024 l’atteggiamento dell’organizzazione è stato ben diverso. Il massacro in corso nella Striscia di Gaza e il pesante precedente dell’esclusione della Russia nel 2022 hanno costretto Infantino a prendere la questione molto sul serio, avviando un iter lungo e tortuoso che gli ha permesso di tenere fin qui il piede in due staffe. Da un lato ha evitato di chiudere immediatamente la questione in favore di Tel Aviv, dall’altro ha preso tempo. Lo scorso ottobre è arrivato l’ultimo rinvio: il dossier è stato affidato a due differenti commissioni interne della FIFA, chiamate a fornire dei report sulle due principali accuse palestinesi.

Entro quando si potrà sapere il risutato di queste indagini non è noto, ed è probabile che ciò sia voluto. La firma della tregua libera, in un certo senso, la FIFA dalla necessità di una sanzione esemplare nei confronti di Israele. Vale a dire che, se la situazione resterà tale, Infantino potrà evitare una sospensione della IFA come avvenuto quasi tre anni fa con la Federcalcio russa, e magari limitarsi a sanzioni più lievi. Colpire Israele non è semplice nemmeno nel calcio, soprattutto perché significherebbe mettersi contro Donald Trump, partner vitale (anzi, “grande amico”) di Infantino nell’organizzazione del Mondiale per Club della prossima estate e di quello per nazionali del 2026.

Nel frattempo, però, in ballo c’è anche altro. Proprio a inizio anno i media israeliani hanno pubblicato una lettera del Ministro della Cultura e dello Sport Miki Zohar rivolta a Infantino, in cui si chiedeva la squalifica di Jibril Rajoub, il presidente della PFA. Rajoub è l’uomo che comanda tutto lo sport palestinese dal 2008 (è anche presidente del Comitato Olimpico locale), ma è soprattutto la figura politica più influente in Cisgiordania dopo Abu Mazen e l’ex-capo delle forze di sicurezza della regione. Zohar lo accusa di essere un fiancheggiatore del terrorismo, mentre la PFA replica che Israele ha de tempo messo in atto una campagna contro Rajoub: lo scorso agosto il dirigente sportivo è stato fermato alla frontiera dalle autorità israeliane, e gli è stato impedito di raggiungere Parigi per seguire i Giochi Olimpici, sequestrandogli il passaporto.

La FIFA dovrà dunque affrontare anche questa situazione, e non solo la richiesta palestinese contro l’IFA. Ma anche agire contro la PFA non è cosa semplice, per un presidente che ha puntato moltissimo in questi anni sull’appoggio politico di paesi arabi vicini alla causa della Palestina, come il Qatar e l’Arabia Saudita. Ecco perché una tregua stabile e una nuova distensione in Medio Oriente, che allontani il tema dalle prime pagine dei giornali, non può che essere bene accolta da Infantino.

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