Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Dopo il Giappone e la Corea del Sud c’è un nuovo Paese in Asia che intende sfruttare massicce dosi di soft power. Stiamo parlando della Thailandia, 71,6 milioni di abitanti, seconda economia del Sud est asiatico e già calamita di un crescente numero di turisti internazionali (35,5 milioni nel 2024), desiderosa di generare un’ondata culturale thai per rafforzare ulteriormente sia la propria economia che il prestigio nazionale.

In che modo? Bangkok, che può già vantare l’etichetta di “città più visitata del pianeta”, si affida in primis al cosiddetto programma delle 5F. Si tratta di un piano lanciato dal governo thailandese nel 2023 e incentrato su cinque attrazioni chiave, ovvero cibo, cinema, moda, combattimenti e festival (food, film, fashion, fighting e festival), che dovranno promuovere la Thailandia a livello internazionale.

Il fine ultimo? Semplice: valorizzare l’importanza culturale del Paese per attrarre turisti e investimenti stranieri. Non a caso si susseguono festival annuali dedicati alla gastronomia thailandese, al muay thai, alla cinematografia, mentre si moltiplicano band pop autoctone e serie televisive prodotte all’ombra dello scintillante skyline di Bangkok. L’economia creativa, dunque, sarà la nuova benzina che alimenterà il motore di uno Stato che sogna in grande. O meglio: che spera di replicare il successo degli ormai famosissimi K-Pop e J-Pop.

Il soft power della Thailandia

Nel 2023 l’allora primo ministro Settha Thavisin aveva posto la massima attenzione al rafforzamento della competitività globale del Paese e all’accelerazione dell’economia creativa. Riconoscendo il potenziale della Thailandia di diffondere la propria influenza attraverso la cultura, i valori e la politica estera, il governo thailandese aveva creato, per esempio, il Comitato strategico nazionale per il soft power (composto da importanti agenzie governative, rappresentanti del settore privato ed esperti) con il compito di guidare iniziative in undici settori cruciali nell’ambito del soft power: cibo, giochi, festival, musica, cinema, letteratura, arte, design, sport, moda e turismo.

Tra le altre politiche attuate merita menzione la One Family One Soft Power (OFOS), attraverso la quale le autorità sperano di migliorare le competenze di 20 milioni di thailandesi, trasformandoli in lavoratori altamente competenti e creativi. Rilevante anche la convergenza tra soft power e istruzione, principalmente in ambito accademico e istituzionale, processo del quale si occuperà un’altra agenzia governativa, la Thailand Creative Content Agency (THACCA).

In campo musicale, invece, da menzionare l’ascesa del T-Pop, e cioè della musica pop thailandese. Artisti come Jeff Satur, 4Eve, Bus e Pixxie stanno guidando questa Thai Music Wave catturando l’attenzione del pubblico globale.

T-Wave

Ricapitolando: le industrie culturali della Thailandia hanno compiuto passi da gigante e sono sempre più popolari oltre i confini nazionali. Il fenomeno della T-Wave, nel suo complesso, promette di migliorare la crescita di varie industrie creative thailandesi, nonché di rafforzare il soft power di Bangkok nella scacchiera geopolitica.

Tra l’altro, lo sprint culturale della Thailandia ha una sorprendente somiglianza con l’esperienza della Corea del Sud, che è stata a sua volta plasmata dalla Korean Wave in seguito al grave impatto della crisi finanziaria asiatica del 1997. Da questo punto di vista, il rallentamento economico dell’economia thailandese del 2024 ha reso evidente la possibilità del Paese di concentrarsi sulle industrie creative e sui prodotti culturali.

L’amministrazione di Srettha si era posta l’obiettivo di creare 20 milioni di posti di lavoro e raggiungere un fatturato annuo di circa 4 trilioni di baht (109 miliardi di dollari) entro il 2028 sfruttando proprio il soft power made in Thailand. Non solo: il suo governo aveva proposto di stanziare 5,1 miliardi di baht (139 milioni di dollari) per rafforzare i suddetti 11 settori culturali chiave del potere morbido.

Certo, da qui a dire che Bangkok ripeterà le fortunate (e ricchissime) esperienze di Tokyo e Seoul, la strada è ancora lunghissima. Se non altro, e in attesa di capire quali saranno le intenzioni del nuovo esecutivo guidato dalla signora Paetongtarn Shinawatra, la Thailandia ha innescato la propria “onda cultural”e. Toccherà adesso alle autorità saperla alimentare e ai protagonisti dell’economia creativa surfarla al meglio.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto