Nella giornata del 30 dicembre l’Argentina è entrata nell’alveo dei Paesi dell’America Latina in cui il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza è legale e gratuito, unendosi a Cuba, Porto Rico, Guyana ed Uruguay. Il Senato argentino, approvando in via definitiva la legge sull’aborto libero sino alla quattordicesima settimana di gravidanza, ha messo la parola fine ad una discussione iniziata nel lontano 2006 ma divenuta estremamente accesa e divisiva negli ultimi due anni.

La decisione storica

Il Senato dell’Argentina ha votato, in seconda e ultima lettura, a favore della legalizzazione dell’aborto fino alla quattordicesima settimana di gravidanza. La legge è passata con 38 voti favorevoli, 29 contrari e un’astensione, al termine di una sessione di dodici ore, e prevede che le donne argentine possano rivolgersi agli ospedali pubblici per abortire in ogni circostanza – la defunta legislazione limitava l’accesso alla pratica dell’interruzione volontaria di gravidanza soltanto se frutto di stupro o fonte di gravi rischi per la salute della madre.

Il superamento della precedente legislazione era stato tentato in primo luogo durante la presidenza di Mauricio Macri. Nel 2018, una legge a favore della legalizzazione dell’aborto aveva ricevuto il parere positivo della Camera dei Deputati, salvo poi naufragare in sede di Senato. L’obiettivo, lungi dal venire dimenticato, sarebbe stato rapidamente ripreso nel dicembre dell’anno seguente da Alberto Fernandez, nuovo inquilino della Casa Rosada, per ricambiare il supporto decisivo ricevuto dalla cosiddetta “onda verde” – il movimento femminista, riunente al suo interno una serie di sigle, che dal 2015 manifestava ininterrottamente per chiedere una nuova legge sull’aborto.

La svolta di Buenos Aires è particolarmente importante perché, oltre ad essere avvenuta sotto il pontificato del primo papa argentino, potrebbe avere riflessi nell’intero subcontinente. L’Argentina, similmente al Brasile, ha un peso culturale e geopolitico di primo piano in America Latina, ragion per cui le tendenze che nascono in uno dei due Paesi raramente restano circoscritte al loro interno.

America Latina, non solo protestantizzazione

Quanto accaduto in Argentina è la dimostrazione che l’America Latina non sta venendo scossa semplicemente ed esclusivamente da un moto di decattolicizzazione a favore del protestantesimo evangelico. La realtà argentina, come quella dell’intero subcontinente, non si può ricondurre ed esaurire nel binomio cattolici-protestanti, perché la protestantizzazione sta avvenendo di pari passo alla secolarizzazione.

L’Argentina è il caso più emblematico a questo proposito. Le manifestazioni di piazza dell’onda verde sono state ampiamente partecipate, hanno trovato dei referenti nel mondo politico, e hanno inserito la questione aborto all’interno di una guerra culturale per la “modernizzazione” del Paese, intesa come allontanamento da tutto quel che è difeso e rappresentato dalla Chiesa cattolica. Quest’ultima, del resto, pur continuando ad essere formalmente seguita dal 70% della popolazione, sta registrando una grave emorragia di consensi e un declino inarrestabile in termini di influenza culturale.

Non si può comprendere l’ostinazione della politica e dell’onda verde – che, infine, ha prevalso – in assenza di una visione di insieme della società argentina contemporanea: il cattolicesimo continua ad essere la prima religione del Paese soltanto sulla carta, ossia per via della falsa equivalenza secondo cui ogni battezzato è un cattolico, ma, come ha certificato Latinobarometro nel 2018, la seconda fede degli argentini è l’ateismo, nel quale si identifica il 24% della popolazione totale.

Buenos Aires non è un caso isolato; ovunque, sino a Città del Messico, il declino del cattolicesimo è accompagnato dall’aumento di protestanti e dei “non affiliati”, ovvero di coloro che non praticano e non si identificano in alcuna religione. Secondo un’indagine del Pew Research Center datata 2014, i non affiliati all’epoca avrebbero rappresentato il 37% della popolazione in Uruguay, il 18% nella Repubblica Dominicana, il 16% in Cile, il 12% in El Salvador e il 10% in Honduras. In Argentina, stando alla stessa inchiesta, sarebbero stati l’11% – un incremento di tredici punti percentuali in quattro anni, non volendo esprimere giudizi sulla bontà di tali numeri.

In definitiva, la questione aborto, alla quale si affiancano le lotte per i diritti lgbt e contro il patriarcato, non è che una delle manifestazioni del processo di secolarizzazione che sta avvolgendo l’America Latina, il fu continente cattolicissimo che, oggi, è diventato terra di conquista dei missionari protestanti, ma anche di atei e liberal.

ATTANASIO: VOGLIAMO RACCONTARE UN DRAMMA ITALIANO SOSTIENICI