La geopolitica della corsa allo spazio
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Alla faccia delle nefaste previsioni dell’Oms sul possibile arrivo, in Europa, di una terza ondata di Covid. E alla faccia pure della strigliata indirizzata ai vari governi europei per le politiche, giudicate inadeguate, in materia di contenimento del virus. La Svizzera, nonostante sia considerata l’epicentro europeo del coronavirus, ha scelto di aprire comunque la stagione dello sci.

Eppure soltanto pochi giorni fa David Nabarro, inviato speciale per la pandemia dell’Organizzazione mondiale della Sanità, aveva definito “estremamente grave” la situazione epidemiologica del Paese elvetico. Tra l’elevato numero di contagi quotidiani, la saturazione degli ospedali e le eccessive aperture, Nabarro spiegava che alla Svizzera sarebbe servita “una strategia più solida”, oltre che maggiori controlli da parte delle autorità sanitarie.

Risultato: non solo l’appello dell’inviato dell’Oms è finito nel vuoto. Berna ha scelto di aprire comunque le sue piste da sci in vista delle festività natalizie. Stiamo parlando di oltre 7mila chilometri di piste e quasi 2mila impianti di risalita. Altro che minaccia. Per il governo svizzero si tratta di una grande sfida, niente di più.

Contro corrente

Mentre le nazioni confinanti, comprese Italia e Francia, si chiudono a riccio e prendono tempo per capire come si evolverà la pandemia, la Svizzera ha scelto di aprire gli impianti sciistici. Come ha potuto constatare il Corsera, l’ufficio turistico di Saint Moritz, nel Cantone dei Grigioni, è pronto ad accogliere i turisti, compresi i viaggiatori provenienti dall’Italia. Non ci sono rischi né pericoli, non serve sottoporsi ad alcuna quarantena e, al massimo, sarà l’autorità doganale a suggerire un’eventuale isolamento una volta rientrati a casa.

Una simile presa di posizione lascia spiazzati. Già, perché le cronache raccontano di ospedali svizzeri sovraffollati ai livelli di Varese e Como, dove il Covid ha creato e continua a creare problemi enormi alle strutture. File di ambulanze fuori dal pronto soccorso, terapie intensive colme di pazienti, posti letto carenti, medici malati e interi reparti trasferiti: queste sono soltanto alcune delle conseguenze della pandemia di Covid che, a quanto pare, non spaventano affatto Berna.

La scelta della Svizzera

La Svizzera ha sottolineato che i contagi giornalieri non hanno mai superato le cinquemila unità giornaliere. È però anche vero che, calcolatrice alla mano, nel Paese vivono circa 8,5 milioni di abitanti e che quindi, in proporzione, lo scenario elvetico è ben più critico di quello presente in Italia e in altre nazioni europee. Poco importa dell’Oms e delle paure degli altri: Berna (coraggiosamente o imprudentemente?) ha scelto di aprire le sue piste.

Gli esperti elvetici sostengono che gli sport invernali non sono fonte di contagio. In più, accanto all’obbligo di indossare la mascherina in pubblico e al distanziamento interpersonale, sono previsti un numero massimo di accessi sulle piste e approfondite verifiche. Pena: multe salatissime ai trasgressori.

L’Oms, al contrario, è molto preoccupata. Soprattutto riguardo a ciò che potrebbe accadere non tanto sulle piste, ma all’interno di ristoranti, bar e rifugi. La Svizzera va avanti per la sua strada. Da giorni, hotel e centri di noleggio del materiale sciistico stanno annunciando  invitanti sconti, con ribassi del 30-40%. La stagione (svizzera) dello sci può iniziare.

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