La Germania è in piena corsa per mettere in campo entro la fine dell’anno una strategia comprensiva coinvolgente governo, Lander (Stati regionali) e autorità sanitarie per attuare la distribuzione del vaccino contro il Covid-19 nella maniera più efficace e capillare possibile. Angela Merkel e il suo governo hanno messo le cose in chiaro fin dalle scorse settimane costruendo un’efficace catena di comando per prepararsi all’arrivo dei vaccini, che si spera possano affluire massicciamente già dall’inizio del 2021, uno dei quali, quello Pfizer-BioNTech, sta venendo sviluppato anche grazie ai milioni stanziati a fondo perduto dal governo di Berlino.

Come funzionerà il modello della Germania? Lo Spiegel ha ricostruito la strategia messa in campo da Berlino, che si preannuncia come estremamente articolata nel contesto di “una sfida logistica, un progetto di una dimensione che l’umanità non ha mai dovuto affrontare prima”. E la Repubblica Federale ha programmato una strategia a due livelli: il governo centrale si occuperà del vaccino e, in coordinazione con esso, i Lander dovranno individuare le strutture più adatte per essere riconvertite negli hub di vaccinazione e fare scorta dei presidi sanitari complementari (dai cerotti alle siringhe).

“Nelle prossime settimane”, riporta lo Spiegel, “saranno istituiti centinaia di centri in tutta la Germania. La Baviera vuole creare almeno un centro in ciascuno dei 71 distretti e delle 25 città indipendenti. In Renania-Palatinato ce ne saranno 36, nel Meclemburgo-Pomerania occidentale 12, in Turingia 30, in Bassa Sassonia circa 60”. La strategia di avanzamento è sensata: come suggerito su Inside Over per lo sviluppo della manovra italiana di distribuzione del vaccino, appare centrale la cabina di regia nazionale per l’acquisto e l’arrivo in patria del vaccino, a cui fa seguito una distribuzione basata su centri locali sempre più vicini agli utenti finali. In Turingia mediamente un hub locale servirà 70mila abitanti, in Baviera poco più di 130mila.

Tale strategia ha un fondamentale collo di bottiglia nell’individuazione, a cavallo tra queste due fasi, di centri su base regionale in cui conservare i vaccini mantenendo la catena del freddo intatta e sicura, dato che “i Länder hanno registrato con il governo federale 27 centri di distribuzione che riceveranno il vaccino” per questa necessità quando in realtà “ne erano previsti 60”.

Ma proprio la mossa preventiva aiuta a trovare per tempo i fattori di criticità e a lavorare per risolverli. C’è incertezza sulla data di arrivo effettivo del vaccino, e i ritardi sulla pubblicazione dei dati di diversi contendenti al ruolo di vincitore della gara lasciano pensare che i primi mesi del 2021 siano un orizzonte temporale troppo ottimistico. Però nel caso tedesco abbiamo certezze sulla catena di comando, chiarezza sulla distribuzione dei compiti e linee guida ben precise sulla natura degli immobili attorno cui la nuova corsa vaccinale dovrà distribuirsi. Strutture che nella stragrande maggioranza sono già esistenti e attendono solo di essere riadattate. Anche perchè il processo si preannuncia destinato a durare diversi mesi e, in caso di mancato arrivo del vaccino entro inizio anno, a poter abbracciare un lasso di tempo che si prolungherà fino al 2022.

I Lander sono chiamati a comunicare entro fine novembre al governo quante persone potranno essere vaccinate al giorno. La città di Berlino, tra i centri ove il contagio ha corso con maggior forza nella seconda ondata, ha previsto la costruzione di sei centri modulari per le vaccinazioni che potranno trattare in tutto 20mila cittadini al giorno. In totale servirebbero sei mesi per vaccinare tutti i berlinesi. Altrove, il governo ha chiesto ai governi regionali di individuare strutture capaci di garantire un flusso unidirezionale, standard di sicurezza, volumi consistenti. Serviranno, nota il Corriere della Sera, “sale d’attesa che possano ospitare contemporaneamente almeno 50 persone sedute, a distanza di sicurezza, e un’altra sala di osservazione dove le persone rimangano in osservazione per un breve lasso di tempo dopo la vaccinazione”, il cui processo si dovrebbe compiere in circa un quarto d’ora a persona.

La Germania mette dunque in campo linee guida chiare, obiettivi di lungo periodo e un’attenta pianificazione delle risorse, unitamente a una divisione delle competenze tra autorità centrali e enti locali che evita scaricabarile, rimpallo di responsabilità, litigi. Così come sono chiari i processi e le linee guida sui centri da individuare come hub per la vaccinazione. Torniamo a chiederci se anche in Italia la programmazione ha raggiunto tali livelli di sofisticatezza, ma assistiamo al contempo all’assenza di un dibattito politico tanto esteso. Il rischio che l’arrivo del vaccino ci colga in contropiede è più che concreto.

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