La strategia “dei piccoli passi”: così la Norvegia evita il lockdown

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Se la Repubblica Ceca è diventato il focolaio europeo della seconda ondata di coronavirus, molto più a nord c’è un Paese che è invece riuscito a frenare la corsa del Covid. E per giunta senza ricorrere, almeno per il momento, a misure drastiche come il lockdown nazionale. Stiamo parlando della Norvegia che, calcolatrice alla mano, nelle ultime due settimane. ha fatto registrare appena 37,7 contagi ogni 100mila abitanti.

Giusto per fare un confronto – anche se i paragoni sono complicati, considerando che i numeri cambiano di ora in ora – la citata Repubblica Ceca deve fare i conti con 975,8 casi per 100mila abitanti, il Belgio 867,2, l’Olanda 574,4 e la Francia 441,7. La più recente classifica stilata dal Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) ha piazzato sul podio rispettivamente Grecia (55,3), Finlandia (52,9) e Norvegia.

Anche se l’Istituto di Sanità pubblica ha rifiutato la definizione di “seconda ondata”, le autorità nazionali hanno dovuto fare i conti con un leggero aumento di casi. Per questo sono state annunciate nuove restrizioni che, rispetto ai provvedimenti presi da altri Paesi, equivalgono a una boccata d’ossigeno. Il governo norvegese è stato chiaro: in casa si possono ospitare al massimo 5 persone non appartenenti al proprio nucleo familiare (fin qui erano 20) mentre il numero di persone che può prender parte a eventi privati all’aperto è sceso da 200 a 50.

I “piccoli passi” di Oslo

Le misure sono state accompagnate da un messaggio conciliatorio e preciso da parte delle istituzioni, senza false illusioni o incertezze. Il primo ministro Erna Solberg, leader del partito conservatore norvegese Hoyre, ha chiesto ai cittadini di fare un piccolo sforzo in più, necessario per scongiurare l’attuazione di “misure importanti” nell’immediato futuro. Certo è che fin qui i numeri hanno dato ragione a Solberg, visto che la Norvegia conta poco meno di 20mila casi complessivi (18.342), appena 279 morti e 6.200 casi attivi.

Dalla scorsa settimana è stato registrato un aumento dei contagi pari al 20%. Altro dato da prendere in considerazione: un terzo dei contagi è localizzato a Oslo e dintorni. Raymond Johansen, sindaco della capitale che conta 700mila abitanti, ha imposto l’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi pubblici al chiuso, dove non è possibile mantenere il distanziamento sociale. Stretta anche sui bar, che non potranno accogliere nuovi clienti dopo le 22.

Al netto delle diversa densità demografica, la strategia adottata dalla Norvegia è molto interessante. C’è chi, come il Corsera, l’ha definita “strategia dei piccoli passi“. In effetti il percorso intrapreso dal primo ministro Solberg va proprio in questa direzione. L’obiettivo del Paese scandinavo è quello di evitare le misure drastiche ricorrendo a provvedimenti intermedi, sempre più stringenti nel caso in cui i contagi dovessero continuare ad aumentare. Detto altrimenti, un ipotetico quanto improbabile lockdown nazionale è l’ultima carta da spendere (e da evitare a ogni costo).

L’aumento dei contagi

Stando a quanto riportato dal sito norvegese The Local.no, l’impennata di nuovi casi sarebbe da ricollegare all’ingresso nel Paese di vari lavoratori stranieri provenienti dalle nazioni più colpite, in primis la Polonia. Oslo ha quindi blindato i propri confini. Dal 31 ottobre in poi, i lavoratori provenienti dalle zone rosse del continente dovranno restare in quarantena per dieci giorni una volta entrati in Norvegia. Fin qui bastava mostrare un test negativo alla partenza e uno al ritorno dalla nazione norvegese.

Sempre a proposito di viaggi, il ministero degli Esteri ha chiesto ai cittadini di evitare spostamenti non essenziali nella regione svedese di Kalmar. Ricordiamo che la Norvegia ha inserito nella zona rossa diversi Stati europei, tra cui Italia, Francia, Paesi Bassi e Belgio. Vedremo se la strategia dei piccoli passi intrapresa da Oslo produrrà effetti sanitari sperati. Per ora non si registrano particolari situazioni di emergenza.