Il suo nome è Guillermo Acevedo Giraldo, ma la sua reale identità è da poco nota, perchè tutti lo conoscevano come “el Memo Fantasma” e non certo a caso, visto che per decenni è riuscito a portare avanti le proprie attività legate al narcotraffico senza finire mai nel mirino delle autorità colombiane o della DEA. Secondo un articolo del quotidiano spagnolo El Pais dello scorso 9 agosto, Acevedo si troverebbe a Madrid, dove avrebbe preso casa in una lussuosa zona del nord-ovest della capitale e dove da anni lavorerebbe come imprenditore immobiliare.

La storia del “Fantasma” è una di quelle che lasciano poche tracce e che inizia con l’ascesa del cartello di Medellin come padrone indiscusso del traffico internazionale di cocaina negli anni ’80. All’epoca Acevedo si occupava di smerciare droga nel Bronx per conto del Cartello. In seguito all’uccisione di Moncada, Galeano e del leader Pablo Escobar, el “Fantasma” tenne per sè il ricco ricavato di un rifornimento di cocaina e nel 1996 approfittò del vuoto lasciato dal crollo del Cartello di Medellin per rientrare in Colombia, insediarsi nel Bajo Cauca (zona strategica per i traffici di vario genere), acquistare terreni e mettere in piedi una serie di laboratori per la produzione di cocaina. Non è tutto, perchè per assicurarsi la protezione del traffico, decise di unirsi assieme ad alcuni soci alla Autodefensa Unida de Colombia, gruppo paramilitare formato per contrastare le organizzazioni terroristiche di estrema sinistra FARC ed ELN e per impegnandosi anche alla formazione del Bloque Central Bolivar, che sarebbe poi diventato blocco più grande all’interno dell’AUC.

Secondo i dati forniti da El Pais, tra il 1997 e il 2006 la AUC sarebbe stata la principale organizzazione mondiale dedita al narcotraffico, con 30mila uomini e con un controllo del 30% del territorio colombiano, oltre alle tonnellate di cocaina esportata. Secondo José Germán Sena Pico, uno dei supertestimoni a processo, tra il 1997 e il 1999 un laboratorio della zona di Carceres avrebbe prodotto circa 65mila chilogrammi di cocaina che vennero poi imballati con il marchio dello scorpione per indicarne la proprietà del “Fantasma” e del “Macaco”.

All’interno del BCB figuravano cinque comandanti, identificati dalle autorità colombiane come Javier Montañez (alias “Macaco”), Ernesto Báez, Julián Bolívar, Pablo Sevillano e Sebastián Colmenares. I primi quattro finirono dietro le sbarre mentre il quinto svanì nel nulla. Nessun mandato di cattura, nessuna richiesta di estradizione da Washington, letteralmente volatilizzato, come un fantasma. Nel luglio del 2015 però il quotidiano colombiano El Espectador e in seguito il sito InsightCrime esposero come Colmenares non fosse altro che Guillermo Acevedo Giraldo, “el Memo Fantasma”. Lo scorso marzo il sito InsightCrime forniva poi parte della trascrizione della testimonianza di Sena dove il testimone confermava l’identità di Acevedo.

Una nuova vita a Madrid

Secondo le ricostruzioni fin’ora effettuate, “el Fantasma” sarebbe arrivato a Madrid tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, poco dopo essere stato “scoperto” dai media, per acquistare un ampio appartamento di 430 metri quadri in calle Fernández de la Hoz 78, nel quartiere Chamberì; un complesso residenziale con tanto di giardino, piscina e jacuzzi, recentemente rimesso in vendita per 2,4 milioni di Euro da un’immobiliare della capitale spagnola. Sempre a Chamberì, Acevedo ha anche registrato due società presso uno studio legale, utilizzando il suo vero nome e presentandosi come imprenditore del settore immobiliare.  Il “Fantasma” si sarebbe poi trasferito a La Moraleja, una lussuosa zona residenziale a nord della Capitale. Secondo fonti locali, Acevedo sarebbe in possesso di diversi costosi mezzi di trasporto tra cui una Honda ADV 750, una BMW 1200, una Mercedes A200D e una Range Rover.

Fonti della Polizia spagnola indicano che non vi è alcuna richiesta di estradizione da parte delle autorità colombiane per quanto riguarda Acevedo, ma intanto sono in molti a chiedersi per quale motivo “el Fantasma” non sia nel mirino della giustizia di Bogotà e di quella statunitense. Il co-direttore di InsightCrime, Jeremy McDermott, non esclude che Acevedo possa essere diventato un informatore di fiducia della DEA e la sua libertà di movimento sia dovuta proprio a questo. Un aspetto da tenere poi in considerazione è il basso profilo mantenuto negli anni dall’ex membro delle AUC, al punto da diventare pressoché invisibile ai radar della giustizia e guadagnarsi l’alias di “el Memo Fantasma”. Difficile però credere che il mantenimento di un basso profilo sia sufficiente a evitare di essere localizzato dalla giustizia internazionale per tutto questo tempo.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME