Nel corso degli anni, Bill e Melania Gates, tramite la loro società no-profit Gates Foundation, hanno intrapreso, tra le altre, una serie di iniziative trasversali per combattere le diseguaglianze nel mondo. Uno di questi tentativi riguarda l’ottimizzazione del sistema scolastico nelle zone più critiche degli Stati Uniti. Peccato che diversi osservatori abbiano evidenziato una sostanziale assenza di risultati. Un buco nell’acqua costato alla Gates Foundation e sostenitori affiliati quasi un miliardo di dollari. Una serie di operazioni che ha messo in evidenza come, per fare il bene del mondo, siano necessarie anche le competenze tecniche e non soltanto una illimitata potenza economica.

La “nuova” frontiera dell’istruzione che non aiuta le classi più disagiate

Osservatori della Rand (l’agenzia incaricata dallo stesso Gates di seguire i progressi del programma scolastico) hanno messo in evidenza un particolare decisamente preoccupante: la scuola “innovativa” di Gates non migliorava i risultati degli studenti. E in modo particolare, non aiutava la rendita scolastica di quei ragazzi che provenivano dalle famiglie più disagiate, che sarebbero dovuti essere il perno attorno al quale ruotava la mission societaria.

Non è stato sufficiente, dunque, ridurre il numero di studenti per ogni classe al fine di facilitare il confronto diretto con gli insegnanti così come non sono serviti gli investimenti tecnologici sulle strutture. A mancare, in realtà, è stata principalmente l’esperienza nel settore, che ha reso il progetto più un’utopia che un reale approccio metodico volto a migliorare la condizione delle scuole negli Stati Uniti.

La gaffe di Cuomo e il tentativo di rientro di Bill

Nello scorso 2020 e nel pieno della crisi pandemica che aveva messo in ginocchio New York, il governatore democratico Andrew Cuomo aveva avvallato l’ipotesi di affidare ai Gates un importante progetto volto a ridisegnare l’istruzione nella “Grande mela”. Tale necessità, come riportato nel maggio scorso dal Washington Post, era dettata dal bisogno di ripensare il modello scolastico tradizionale a causa appunto delle criticità causate dal Covid-19 e che avrebbero costretto il sistema scolastico a dei drastici cambiamenti.

Come sottolineato da Forbes non appena conclusa la conferenza stampa sul governatore Cuomo sono piovute critiche da tutti gli ambienti. In particolare, per i plateali fallimenti della Gates Foundation e che in più di un caso avevano portato alla chiusura delle scuole aperte per dare vita alla missione filantropica dell’ex fondatore di Microsoft. In poco meno di 24 ore l’esponente dem è stato costretto a fare un deciso passo indietro e, pur rimarcando che tale cambiamento è necessario, ha cercando di salvare la situazione dicendo che forse per gli americani il sistema scolastico ha un fascino che ancora non può essere abbandonato.

Nemmeno gli Usa sono pronti per una scuola tecnologica

L’esperienza della scuola a distanza (la cosiddetta Dad) nel nostro Paese ha dovuto fare i conti con dei limiti tecnici sia dei sistemi di comunicazione sia delle capacità delle famiglie meno abbienti che hanno reso l’esperimento necessario ma difficilmente replicabile. E sebbene sotto l’aspetto della tecnologia gli Stati Uniti siano anni luce davanti al nostro Paese, anche per loro forse il tentativo di rendere eccessivamente tecnologica l’istruzione è ancora in anticipo con i tempi. Il tentativo di Gates, da luminare della tecnologia è stato dunque un passo storico significativo, forse necessario per vagliare il grado di preparazione di insegnanti, studenti e famiglie. Purtroppo, però, è stato un clamoroso fallimento. L’ennesimo costato una cifra che ha raggiunto quasi il miliardo di dollari.

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