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Società

Zanardi, la scomparsa di un uomo aggrappato alla vita

La morte di Alessandro Zanardi ha suscitato commozione, in primo luogo per quanto rappresentato a livello umano oltre che sportivo: ha lottato nei momenti più difficili e lo ha fatto sempre con il sorriso

Molti ricordano il botto del Lausitzring del settembre 2001, quello che ha relegato Alessandro Zanardi alla sedia a rotelle. Ma il primo grave incidente risale ad almeno otto anni prima. Durante la prima sessione di prove per il Gran Premio del Belgio del 1993, Zanardi sbatte contro il guardrail con la sua Lotus all’uscita di una delle curve più difficili: il Raidillon, il sali e scendi più insidioso di tutto il motorsport. Lo schianto è terribile, i soccorritori sono costretti a immobilizzarlo per evitare altri traumi. Zanardi però se l’è cavata, anzi ne è uscito addirittura letteralmente più alto: il trauma ha causato un innalzamento di tre centimetri della sua colonna vertebrale. Il pilota più vicino ad assistere a quell’incidente è Ayrton Senna: il brasiliano, con la sua McLaren, si trova subito dietro Zanardi e si ferma a bordo pista per seguire i soccorsi.

Il caso ha voluto che Zanardi, dopo i lunghi postumi di un altro incidente questa volta in handbike, andasse via il primo maggio. Nel giorno in cui la Formula Uno ricorda la scomparsa proprio di Senna avvenuta durante il Gran Premio di San Marino del 1994. Corsi e ricorsi storici che oggi rievocano il destino. Ma la verità è che, a prescindere da ogni sorpresa riservata dalla sorte, Zanardi ha costituito la rappresentazione vivente di una legge non scritta dello sport: quella che pone lo sport stesso come uno spettacolo dove le emozioni emanate dagli interpreti sono più importanti dei trofei. Le emozioni lasciate da Zanardi, sono quelle che parlano di umanità, di resistenza alle intemperie, di forza d’animo nell’affrontare le sfide. Tutte qualità di cui la società odierna, ammaliata dal mito della perfezione e dei titoli, avverte un disperato bisogno.

Quel botto in un drammatico pomeriggio di settembre del 2001

E a proposito di emozioni, c’è un fatto che non può sfuggire dal racconto della vita di Zanardi. Il botto del Lausitzring non rievoca solo l’incidente in sé, ma un’intera settimana dove a livello emotivo l’intero pubblico appare già piuttosto provato. Si corre appunto al Lausitzring, il cui nome evoca la presenza di un circuito ovale, il 15 settembre 2001. Esattamente quindi quattro giorni dopo gli attacchi contro le torri gemelle di New York. Il clima è abbastanza teso, non solo nel circuito tedesco ma in tutte le sedi che in quei giorni ospitano importanti eventi sportivi. Dopo le critiche alla Uefa per aver ugualmente fatto giocare le partite di Champions nello stesso giorno degli attentati, le varie federazioni decidono una via prudente: si continua a gareggiare, ma all’insegna della sobrietà. La Vuelta de Espana prosegue quindi senza sponsor, in molti stadi della Serie A vengono coperti i tabelloni pubblicitari, a Monza le Ferrari per il Gran Premio d’Italia scelgono di girare con il musetto nero in segno di lutto.

Al Lausitzring tutte le squadre, buona parte nordamericane, hanno messo la bandiera a stelle e strisce sulle fiancate delle auto. Del resto, si corre sì in Germania ma per una serie statunitense: la Formula Cart. Una categoria in quel momento in ascesa, tanto da ambire a diventare concorrente della stessa Formula Uno. Da qui la scelta di andare in Germania e da qui l’intesse anche di molte televisioni per acquistare i diritti di quella gara. In Italia, la corsa è trasmessa su Italia Uno. E a un certo punto, si nota un’auto saltellare sul prato che separa la corsia dei box dalla pista e finire al centro dell’ovale. Si tratta dell’auto di Alessandro Zanardi, centrato all’altezza delle gambe poco dopo dal pilota canadese Alex Tagliani. Quel botto, entra nelle case degli italiani come una tempesta su un campo già bagnato. Chi è davanti il televisore, sta guardando uno dei pochi programmi capaci di far distrarre dalla tragedia di New York. Ma l’incidente, aggiunge ulteriore angoscia e ulteriore inquietudine. In Italia, così come altrove. Quando si pensa a Zanardi, si pensa proprio a quel triste sussulto emotivo generato in quel sabato pomeriggio di settembre del 2001. Il suo nome, in qualche modo, rimane così legato a uno dei passaggi più drammatici di inizio secolo.

Uno dei pochi sportivi a poter vantare due carriere

Forse è proprio per questo che il ritorno alla vita di Zanardi è destinato, in seguito, a suscitare tanto clamore quanto il botto del Lausitzring. Vedere un uomo che con leggerezza affronta le sue sfide umane più importanti e che torna in televisione con il sorriso, ha il merito di cancellare la malinconia generata dal suo incidente. E per un popolo spesso ansioso e spesso ansiogeno come quello italiano, tutto questo equivale a una piccola rivoluzione culturale. La lezione di Zanardi viene recepita in tutto il mondo, stando ai messaggi di cordoglio e alle iniziative in suo ricordo organizzate dopo la notizia della sua scomparsa.

Sarebbe però riduttivo evocare Zanardi soltanto per l’incidente del Lausitzring. I suoi sono stati sicuramente meriti umani, provenienti però da un uomo sportivo che ha regalato molte emozioni nel suo campo. O, per meglio dire, nei suoi campi. Perché il pilota bolognese è stato uno dei pochi sportivi a poter vantare due carriere in discipline completamente differenti. Zanardi è diventato famoso tra gli appassionati come un interprete del motorsport, capace di arrivare in Formula Uno e di lasciare il segno in Formula Cart. Lì dove ha vinto due campionati e dove soprattutto è ricordato per un’altra emozione rimasta nella mente del pubblico soprattutto d’oltreoceano: il sorpasso al cavatappi di Laguna Seca ai danni di Bryan Herta, giudicato da molti come uno dei più iconici di sempre. Ma, per l’appunto, dieci anni dopo il botto in Germania il nome di Alessandro Zanardi è diventato importante anche per l’handbike. Dopo averlo visto per molto tempo con tuta e casco, a Londra 2012 e a Rio 2016 il pubblico se l’è ritrovato con le medaglie d’oro paraolimpiche al collo.

Con l’handbike l’ultimo grave incidente avute durante le sue carriere da sportivo. È avvenuto nel giugno del 2020, un mese dopo il primo lockdown causato da coronavirus, quando Zanardi ha organizzato una pedalata di beneficienza in Toscana. Subito dopo una curva, l’impatto con un camion lo ha nuovamente messo davanti a imponenti sfide per la salute. Fino all’epilogo dei giorni scorsi. Un epilogo che non ha però cancellato il ricordo più importante da lui lasciato: quello della leggerezza, della voglia di vita anche nei momenti più bui. Il suo ricordo ha adesso tutta l’impressione di rappresentare per tutti una vera e propria boccata d’ossigeno.

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