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La pandemia potrebbe avere i giorni contati grazie ad una possibile svolta in arrivo dal Regno Unito. A partire da gennaio dovrebbe avere inizio, a Londra, una serie di studi clinici (human challenge trials) volti a testare l’efficacia dei vaccini contro il Covid-19. Il procedimento è semplice: i volontari, in buona salute, verranno infettati deliberatamente con il virus Sars-CoV-2 per verificare, nell’immediato, se i vaccini sono efficaci e conferiscono protezione dall’infezione. A riportare questa notizia è il Financial Times, prestigioso quotidiano inglese economico-finanziario, che segnala inoltre come gli scienziati selezioneranno una variante del virus che è attualmente in circolazione e la somministreranno ai volontari senza sovraccaricarne il sistema immunitario. Il rischio che questi ultimi sviluppino gravi complicazioni è basso data la giovane età ed il buono stato di salute.

Una questione di tempi

Sono duemila i volontari che, nel Regno Unito, hanno manifestato la volontà di prendere parti agli human challenge trials. Queste persone sono parte del 1Day Sooner movement, che ha inviato una petizione al Parlamento inglese affinché questo tipo di studi clinici possa avere inizio. L’avvio delle sperimentazioni necessiterà dovrà ricevere luce verde anche da un ente regolatori britannico (lo Uk Medicines and Healthcare products Regulatory Agency) e da un comitato di bioetica. Nel corso del XX e del XXI secolo gli human challenge studies hanno coinvolto almeno 30mila volontari, che non hanno sviluppato gravi effetti collaterali e velocizzato la produzione di vaccini contro 15 patogeni: dal colera al tifo passando per l’influenza stagionale. Il loro scopo è quello di snellire le Fasi 2 e 3 della sperimentazione clinica dei vaccini che, abitualmente, richiedono diversi anni per essere completate a causa della complessità delle procedure utilizzate. L’esposizione diretta dei volontari al patogeno consente di comprendere, in breve tempo, se un preparato vaccinale è efficace, valido e sicuro e potrebbe trasformarsi in un vero e proprio asso nella manica contro il Covid-19.

La complessità della pandemia

La pandemia ha provocato gravi perdite di vite umane in tutto il mondo ed ha favorito lo sviluppo di crisi economiche di grande portata mentre i provvedimenti restrittivi messi in atto dai governi nazionali per rallentarne la diffusione hanno generato gravi problemi sociali e psicologici in alcune delle persone che li hanno subiti. Molti esecutivi nazionali si trovano in una posizione difficile: allentare eccessivamente le misure restrittive può avere pesanti ricadute sul quadro epidemiologico mentre i lockdown prolungati, come in Argentina, hanno gravi effetti collaterali e non sembrano poter risolvere il problema. Per dirla utilizzando le parole di Guido Silvestri, professore ordinario di Patologia Generale alla Emory University di Atlanta e curatore della rubrica Pillole di Ottimismo, la convivenza con il Covid-19 sarà caratterizzata da una sorta di navigazione tra due scogli: uno rappresentato dal virus e l’altro dai disastri economici, sociali e psicologici provocati dai lockdown. L’impresa chiesta ai governi mondiali è quella di non avvicinarsi troppo ad alcuno dei due ostacoli riuscendo, nel mentre, a traghettare la comunità internazionale verso la risoluzione del problema determinata dalla messa a punto di vaccini e trattamenti farmacologici o immunizzanti (anticorpi monoclonali). Ogni aiuto nel velocizzare questo processo, come gli human challenges, dovrebbe dunque essere bene accetto.

I (tanti) problemi della comunità scientifica

La comunità scientifica internazionale non ha una posizione comune sul tema. Nel mese di giugno un report di un gruppo consultivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha evidenziato una serie di divisioni tra gli esperti. Questi ultimi si sono trovati divisi tra chi ritiene che queste sperimentazioni non debbano aver luogo in assenza di trattamenti farmacologici efficaci e chi invece è a favore e tra chi non è convinto che possano velocizzare l’individuazione di un vaccino e chi ritiene il contrario. Una posizione confusa che, come spesso accade, non rassicura e contribuisce a non favorire la diffusione di messaggi chiari ed efficaci alla popolazione.

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