La geopolitica della corsa allo spazio
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Il 2019 è stato un anno intensissimo per i servizi segreti russi, che hanno fronteggiato con successo il riaffacciarsi dell’insurgenza islamista nel paese, trainata dal risveglio dei nazionalismi religiosi nel Caucaso settentrionale e dal radicamento dello Stato Islamico, arrestando quasi 900 persone e smantellando 78 cellule terroristiche.

L’anno si sta conclude, tuttavia, all’insegna del sangue, per via dell’attentato del 19 dicembre compiuto da un lupo solitario, forse convertitosi all’islam radicale, contro la sede del Fsb a Mosca. Ma non sono soltanto il secessionismo caucasico e il terrorismo islamista a destare preoccupazioni al Cremlino, perché nei tempi recenti ha assunto crescente pericolosità anche l’anarco-insurrezionalismo, che si sta facendo strada soprattutto fra i giovani russi.

La situazione

Kerch, mattina del 18 ottobre 2018. Uno studente 18enne entra, come ogni giorno, a scuola, ma armato di un fucile e alcune bombe artigianali. Il suo obiettivo è realizzare una versione russa della strage della Columbine High School, uno dei massacri scolastici più gravi della storia recente statunitense, e ci riesce: 20 morti e 70 feriti. Si suiciderà prima dell’arrivo delle autorità, compiendo il più sanguinoso assalto ad un istituto scolastico dopo la strage di Beslan del 2004.

Arcangelo, mattina del 31 dello stesso mese. Uno studente 17enne entra nell’ufficio locale del Fsb armato di un ordigno improvvisato, costruito in casa, che fa’ detonare. Nell’esplosione che segue muore l’attentatore e restano feriti tre ufficiali. Il giovane, di etnia russa e regolarmente iscritto ad un istituto tecnico, si era auto-radicalizzato sul web, dove trascorreva la maggior parte del sul tempo navigando su siti, blog e comunità virtuali dedicate a simpatizzanti anarchici e comunisti.

I due attentatori avevano numerosi tratti in comune: russi etnici, giovani, studenti, emarginati dai coetanei, hanno agito da soli e si erano autoradicalizzati in  rete dopo periodi passati in comunità virtuali veicolanti messaggi di ribellione sociale, anarchismo, comunismo, antiputinismo, e in cui si fa’ apologia dello stragismo giovanile e a-ideologico tipico degli Stati Uniti.

Gli attacchi, avvenuti a pochi giorni di distanza l’un dall’altro, hanno contribuito a portare a livello nazionale la questione della radicalizzazione crescente fra i giovani russi delle periferie; una radicalizzazione che è al tempo stesso politica e apolitica. Politica perché avviene chiaramente a seguito dell’approdo su determinati spazi della rete, visibili o nascosti, apolitica perché l’anarchia viene utilizzata da persone con problemi di socializzazione come una scusante per giustificare mattanze e dare sfogo a istinti distruttivi.

La risposta di Mosca

Il governo è ricorso a controlli più stringenti sui contenuti pubblicati in rete, facilitando la chiusura dei siti web e l’identificazione dei proprietari e degli utenti, ma in assenza di contromisure che agiscano sul piano sociale si sta assistendo anche all’aumento di coloro denunciati per incitamento allo stragismo e pubblicazione di contenuti estremisti e violenti che inneggiano e celebrano massacri scolastici sventolando la presunta bandiera della ribellione contro una società ingiusta. Fra il 2017 ed il 2018 è quintuplicato il numero di gruppi e blog chiusi per tali ragioni.

L’Autodifesa del Popolo, un’organizzazione mescolante anarchia, antiputinismo e antifascismo, ha catturato l’attenzione degli investigatori perché i due attentatori avrebbero passato del tempo considerevole a leggere i contenuti da essa pubblicati in rete. L’organizzazione è cresciuta significativamente dal punto di vista numerico negli ultimi anni, aumentando anche la propria esposizione nelle proteste antigovernative che periodicamente attraversano la Russia. A marzo dell’anno alcuni membri dell’organizzazione sono stati arrestati con l’accusa di essere dietro un attacco contro una sede di Russia Unita.

Un’altra organizzazione nata recentemente e anch’essa travolta dalla macchina investigativa è “La rete”, fondata nel 2017 da alcuni giovani antifascisti sanpietroburghesi e rapidamente finita al centro di un’inchiesta del Fsb perché i membri si esercitavano in azioni di disturbo e guerra urbana, sognando di rovesciare il governo per mezzo del terrorismo.

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