In Regno Unito il numero complessivo di nuovi casi continua a scendere settimana dopo settimana. Nelle ultime 24 ore, i contagi e i decessi sono tornati a livelli che non si vedevano dal periodo natalizio, con 9.834 positività e 215 decessi. Valori, questi, in calo rispettivamente del 10% e 16% rispetto a sette giorni fa. Prima le misure restrittive prese a Natale, poi la campagna di vaccinazione avviata da Londra con risultati eccellenti, sembrerebbero aver sferrato un destro micidiale al Sars-CoV-2.

Il ministro della Salute inglese, Matt Hancock, ha affermato che entro la fine di luglio a ogni adulto del Paese riceverà almeno un’iniezione del vaccino. A oggi, un adulto su tre è già stato immunizzato. Numeri importanti, tanto quelli sulla pandemia che quelli sui vaccini, che hanno spinto Boris Johnson a programmare la graduale uscita del Regno Unito dall’incubo Covid e il suo conseguente ritorno alla quasi normalità.

In giornata, il primo ministro britannico annuncerà in Parlamento la road map che dovrebbe consentire alla Gran Bretagna di riaprire le attività commerciali (e non solo). Ricordiamo infatti che il Paese è in lockdown dall’inizio di gennaio, in concomitanza con l’allarme lanciato dagli esperti per la diffusione della variante inglese, più contagiosa della tradizionale infezione di Sars-CoV-2.

Il piano di Londra

Doppia premessa: la situazione non tornerà normale dall’oggi al domani, e quando si tornerà alla normalità i cittadini dovranno continuare ad adottare alcune contromisure (come mascherine e distanziamento sociale). In ogni caso, la road map a cui ha lavorato il governo britannico può essere suddivisa in quattro step lenti e progressivi. Insomma, servirà ancora un po’ di pazienza. Ma, a differenza del recente passato, Londra non ha più intenzione di aprire per poi tornare a chiudere; questa volta il Regno Unito uscirà definitivamente dal letargo in cui è costretto a vegetare da oltre un anno.

Qualora non dovessero esserci intoppi, la Gran Bretagna sarà il primo grande Paese occidentale a salutare la pandemia, nonché il primo al mondo a farlo grazie un programma di vaccinazione di massa. Anche la Cina, ad esempio, è tornata alla normalità, ma lo ha fatto grazie a ferree misure restrittive – poi mutate in controllo e prevenzione – e non in seguito all’immunizzazione dei cittadini.

Dicevamo delle quattro tappe. Iniziamo con il primo step. La data da cerchiare con la matita rossa sul calendario è il prossimo 8 marzo, data in cui riapriranno le scuole. A seguire, il 29 marzo, le persone potranno incontrarsi nuovamente all’aperto e cadrà nel vuoto la raccomandazione di “stare a casa“. La seconda tappa scatterà ad aprile, con la riapertura di negozi e, probabilmente, bar e ristoranti, ma solo per il servizio all’aperto. Terza tappa a maggio: apertura parrucchieri e ripresa definitiva della ristorazione. La quarta e ultima tappa scatterà a giugno. All’inizio dell’estate dovrebbero essere autorizzate le vacanze entro i confini nazionali (per le vacanze all’estero, si parla di agosto).

Variabili da considerare

Va da sé che il piano allestito da Londra dipenderà da molti fattori. Gli intervalli da uno step all’altro saranno legati ai dati pandemici, a loro volta, strettamente connessi al programma di vaccinazione nazionale che, a differenza del resto d’Europa, sta procedendo a gonfie vele. Più rapidamente saranno immunizzate le persone, e minore sarà il rischio di far conti con un elevato numero di contagi.

I criteri sui quali si baseranno le autorità britanniche sono sostanzialmente quattro. Innanzitutto, come detto, le vaccinazioni devono procedere senza intoppi. Dopo di che, i vaccini devono far crollare i ricoveri nelle terapie intensive e i decessi, mentre i contagi e le varianti non devono compromettere la situazione. Nessuno è in grado di fare previsioni per il futuro, anche se i dati, al momento, sono incoraggianti. Il Regno Unito è passato dai 60mila nuovi casi quotidiani di metà gennaio ai meno di 10mila di oggi, e dai mille decessi ai 2-300 al giorno. Le sensazioni sono più che positive.