Com’è la situazione adesso in Cina? Al netto delle perplessità, i bollettini ufficiali dicono che il Dragone ha messo una bella museruola al Covid-19. Gli ultimi numeri parlano di 31 nuovi casi e appena 4 decessi. Intanto la curva epidemiologica continua a scendere. Da settimane, ancor prima di allentare la presa sulla provincia infetta dello Hubei, il governo ha riaperto le fabbriche. Soltanto da pochi giorni, precisamente dall’8 aprile, è terminata la quarantena di Wuhan, megalopoli epicentro del contagio.
Insomma, a piccoli passi il governo cinese è da poco entrato in quella che Giuseppe Conte definirebbe “fase 3”, ovvero la convivenza con il virus. Pechino ha avviato il rilancio industriale e si è muniti di validi strumenti per iniettare nuova fiducia in Borsa. Attenzione però: la ripresa non è omogenea. Ci sono alcuni settori economici che continuano a scontare il peso della pandemia. Tra questi troviamo il turismo, la ristorazione e l’intrattenimento. Il motivo è semplice: i cinesi sono tornati ad affollare le strade dell’ex Impero di mezzo ma, complici alcuni obblighi stringenti rimasti in vigore, la loro quotidianità è cambiata.
I settori più colpiti: ristorazione, intrattenimento e turismo
Innanzitutto non è ancora tempo di cene di gruppo e grandi abbuffate. I locali del mondo della ristorazione devono fare estrema attenzione a far rispettare le distanze tra un cliente e l’altro. I proprietari si ingegnano come possono: c’è chi riduce il numero dei tavolini e chi fa sedere uno, massimo due clienti, in una sola postazione.
L’intrattenimento è bloccato ancora più della ristorazione. Molti luoghi di ritrovo, come parchi di divertimento e discoteche, sono ancora chiusi. L’industria cinematografica è congelata; la Cina aveva provato a riaprire i cinema, salvo poi richiuderli in fretta e furia. Di concerti e manifestazioni sportive professionistiche non se ne parla nemmeno.
Arriviamo quindi al turismo, probabilmente il settore più colpito dalla pandemia ci nuovo coronavirus. A causa della chiusura delle frontiere di quasi tutti i Paesi del mondo, adesso è impossibile viaggiare per piacere. In attesa che la situazione torni alla normalità, le agenzie sono quindi ancora in letargo e gli hotel privi di clienti.
Una ripresa non omogenea
La ripresa, come abbiamo visto, è lenta anche se per la Cina il peggio sembra passato. A pensarla così è un discreto numero di analisti, a cominciare da Salvatore Graziano, direttore investimenti di Soldiexpert scf: “Alcuni investitori – spiega al quotidiano La Verità – guardano alla Cina come se a livello mondiale fosse potenzialmente il mercato con le maggiori possibilità dal punto di vista rendimento/rischio poiché ha già dovuto affrontare lo “tsunami” Covid-19 e perché il governo cinese è fortemente impegnato a sorreggere il mercato con misure straordinarie già avviate”.
Scendendo nel dettaglio, la Cina è un Paese fondamentale per moltissime aziende occidentali. Basti pensare che la sola Wuhan rappresenta, da sola, il 50% della produzione automobilistica del Paese e il 10% di quella mondiale. Il problema, come spiegato, è che non tutta la nazione si è risvegliata di colpo. Wuhan, ad esempio, è uno dei luoghi dove il virus fa ancora paura.
Per quanto concerne gli indici azionari cinesi, conclude Graziano “da inizio anno sono scesi di valori che oscillano tra il 7 e il 12%, che è comunque la metà dell’ indice mondiale e nella tabella sono presenti alcuni fondi o Etf, da valutare in una logica di diversificazione complessiva, che investono sulle azioni più importanti dell’ area cinese e asiatica o dell’ obbligazionario nella valuta cinese, lo yuan renminbi”.
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