L’esplosione dell’epidemia di coronavirus dentro e fuori i confini cinesi ha attirato su di sé l’attenzione di governi, media e centri di ricerca di tutto il mondo: di fronte a una serie di problematiche non indifferenti sulla gestione del virus, bisogna dire che la reazione delle autorità sanitarie globali e dei centri di studio, clinici e non, sparsi per il mondo è stata pronta ed efficace.

Nelle ultime settimane abbiamo imparato a conoscere la figura di Tedros Adhanom Ghebreyesus, il 55enne etiope direttore dell’Organizzazione mondiale della sanità. Biologo con alle spalle una lunga esperienza nel capo della lotta alla malaria, ministro della Salute (2005-2012) e degli Esteri (2012-2016) del suo Paese, Adhanom si è prodigato per garantire un’informazione continua e capillare sui progressi del contrasto al Covid-19 in una fase in cui i contagi raggiungevano sempre più Paesi.

In questo contesto, Adhanom ha scritto un articolo a quattro mani con Soumya Swaminathan, capo scienziato dell’Oms, pubblicato dalla prestigiosa rivista medica The Lancetin cui ha spronato la comunità medica internazionale a dare il massimo e invitato a non sottovalutare i risultati ottenuti finora, con diversi Paesi che sono riusciti a isolare il virus nelle sue diverse mutazioni locali e altri che lavorano alacremente per cercare possibili cure.

L’Oms si sta prodigando per rafforzare la rete mondiale della ricerca, specie nei Paesi più in difficoltà. “Il 3 febbraio 2020”, si legge nell’articolo, “le uniche nazioni africane con laboratori capaci di testare i sintomi del coronavirus erano Sudafrica e Senegal”, ma dopo un ampio sforzo di distribuzione di kit di test e informazioni mediche, il numero di Paesi africani capaci di individuare il Covid-19 nei loro ambulatori era salito a 40. Uno sforzo di prevenzione senza precedenti, i cui risultati in termini di contagi evitati sono incalcolabili.

L’Oms dirige e coordina, inoltre, la comunità scientifica globale, avendo ospitato su iniziativa della Cina un convegno con 400 ospiti provenienti da centri studi e ospedali di tutto il mondo tra il 10 e il 12 febbraio scorso. Secondo Adhamon e Swaminathan, il coordinamento degli sforzi tra i medici e il rapido trasferimento di informazioni stanno “accelerando la ricerca di farmaci e vaccini mirati per il nuovo coronavirus”, sfruttando organizzazioni di scopo globali come la Coalition for Epidemic Preparedness Innovation (Cepi), costituita in risposta all’ebola e ora rilanciata con grande forza.

L’aumento dell’efficacia dei controlli e della percezione del rischio aiuta a scoprire con celerità i nuovi casi. Lo ha sottolineato anche la virologa Ilaria Capuacontattata da Adnkronos, in riferimento al caso italiano: “Con i test diagnostici, la ricerca attiva a ritroso dei contatti e dei movimenti dei pazienti, è  chiaro che il numero di casi aumenta”. Di fronte al coronavirus, la risposta della scienza medica è stata estremamente flessibile e pronta, capace di dare inizio a un percorso di ricerca fruttifero e di ampliare il fronte della prevenzione contro l’esplosione del Covid-19.

Una delle battaglie più importanti si combatte, dunque, a livello informativo e comunicativo: tra il definire il coronavirus un’emergenza medica globale, cosa che in effetti è, e il ritenerlo inevitabilmente una pandemia di proporzioni globali passa un ampio solco. Ma l’alimentazione di paure e timori nella popolazione da parte del sistema mediatico è, ora più che mai, da respingere con forza. Buone notizie che portano con sé speranze e aspettative come quelle diffuse dai direttori dell’Oms ci aiutano a capire come la situazione sia seria ma ancora gestibile: nella stessa Cina, dopo che Xi Jinping ha dato il via libera alle misure prescritte dall’Oms e passata l’emergenza delle prime settimane, diversi governi locali ridimensionano il livello di guardia e si inizia ad assistere a un contenimento del numero di nuovi casi e ad un aumento delle guarigioni. Di fronte a novità così interessanti, l’invito a evitare la paura e l’irrazionalità deve essere ribadito con sempre maggior forza.

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