Dilaga il coronavirus e, con esso, anche la confusione nel mondo scientifico e, di conseguenza, fra i cittadini che un giorno seguono la linea espressa dai più ottimisti e, un altro, il filone dei pessimisti. Il settore scientifico risulta diviso e questo accresce le perplessità di tutti in merito a come affrontare la propria quotidianità con il virus. La spaccatura dai piani alti della scienza ha la conseguenza di favorire nel popolo la libera interpretazione circa la pericolosità del coronavirus. Una situazione questa che fa pensare a cosa accadrà nel post pandemia, con domande che sorgono spontanee: alla fine dell’emergenza sanitaria ci sarà una resa dei conti nel mondo scientifico per accertare eventuali responsabilità sulla confusione?

Le notizie non univoche

Da quando è esplosa la pandemia la maggioranza della popolazione si è incollata ai televisori ascoltando una vasta moltitudine di pareri. Ma di fondo c’era e c’è tutt’oggi un problema: la mancanza di un’informazione univoca. E che questa lacuna arrivi proprio dal mondo scientifico è un aspetto che ha un impatto rilevante fra i cittadini i quali, di conseguenza, preferiscono prendere scelte in modo autonomo nonostante l’esistenza dei protocolli anti Covid. C’è così chi, per troppa paura, si isola da tutti e chi, invece, su una linea del tutto opposta adotta comportamenti poco prudenti. Poi c’è anche la linea estrema dei negazionisti che negano appunto la presenza della pandemia e la necessità delle conseguenti misure di sicurezza per prevenirne i casi di contagio. La comunicazione mai come adesso ha acquisito un ruolo di fondamentale importanza ed invece, proprio in questa fase, sembra si stia manifestando impreparata.

Una giustificazione poteva essere accettata ad inizio pandemia, quando il mondo è stato travolto dalla morsa del virus. Ma adesso, dopo la tregua estiva che doveva consentire di fare il punto della situazione con una strategia condivisa da tutti, la situazione appare peggiore di quella della scorsa primavera. Che la mancanza di una comunicazione unitaria sia stata determinante lo ha confermato gli scorsi giorni lo studioso Pierluigi Fagan su InsideOver: “Sin dall’inizio c’è stato un grosso problema di comunicazione. Su tutti i canali televisivi – ha detto l’esperto di comunicazione – ci sono stati e ci sono epidemiologi, virologi, che esprimono il loro punto di vista alimentando diversi pensieri, in alcuni casi contrapponendosi. Manca una comunicazione centrale, affidabile e credibile espressa in termini semplici ma diretti verso la popolazione in modo da far capire veramente il problema”.

“L’Oms un organismo più politico che scientifico”

Quanto accaduto in questi mesi potrebbe aver avuto conseguenze anche all’interno dello stesso mondo scientifico. L’arrivo della pandemia ha evidenziato come qualcosa evidentemente non sia andata per il verso giusto. A partire dal ruolo e dalle responsabilità dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: “Quando tutto questo sarà finito – ha dichiarato a InsideOver il virologo Massimo Clementi – Occorrerà capire cosa è successo in Cina e perché l’Oms si è mossa così in ritardo”. Una posizione, quella del professore del San Raffaele, che è arrivata anche da un’oggettiva constatazione: “Nel 2009, in occasione dell’epidemia da A/H1N1, ci si è mossi per tempo – ha fatto notare Clementi – Oggi no. Forse perché oggi l’Oms è più un organismo politico che scientifico”.

E del resto dubbi sull’operato dell’organizzazione sono stati avanzati da più parti negli ultimi mesi. A partire dall’ambito politico, con in testa il presidente Usa Donald Trump che ha più volte accusato l’Oms di aver nascosto i veri dati su pressione della Cina. Nel Libro Nero del Coronavirus di Andrea Indini e Giuseppe De Lorenzo è stato messo in evidenza come tra gennaio e febbraio i delegati dell’Oms abbiano più volte elogiato gli sforzi cinesi per il contenimento dell’epidemia, senza rilevare grandi criticità. Osservazioni però ben smentite dai fatti, visto che il virus non è stato affatto contenuto e si è dovuto attendere l’11 marzo per dichiarare la pandemia. In quel momento il Covid era già diffuso in buona parte del pianeta.

A gettare ulteriore sospetto sulle azioni dell’Oms in Cina, anche la figura del segretario Tedros Adhanom Ghebreyesus. Eletto al vertice dell’organizzazione nel 2017, da ministro degli Esteri dell’Etiopia, come raccontato da Gian Micalessin su IlGiornale, è risultato molto vicino alla Cina e anche sulla sua nomina ci sarebbe lo “zampino” di Pechino. Da qui le critiche verso la sua azione, ritenuta profondamente orientata verso gli interessi cinesi soprattutto a inizio emergenza.

Le tensioni interne al mondo scientifico

Ma non è soltanto l’Oms ad essere potenzialmente nel mirino di una possibile vera e propria resa dei conti all’interno del mondo scientifico. L’impressione è che la comunità scientifica al momento si sforzi di apparire compatta soltanto perché impegnata a combattere contro il nemico comune rappresentato dal coronavirus. Una volta terminata l’emergenza però, i nodi potrebbero salire tragicamente al pettine. Un buon numero di virologi sta iniziando a chiedersi se forse non sia il caso di fare “mea culpa”, usando ancora una volta le parole di Maurizio Clementi. Questo perché le avvisaglie su una possibile pandemia c’erano tutte e da tanti anni. Eppure non si è riusciti a intervenire per tempo.

La Sars del 2003 e la Mers del 2012 non sono servite da monito, le lezioni di quelle epidemie non sono state imparate. Forse i focolai spenti relativamente presto hanno repentinamente fatto passare le paure, portando quindi a una fatale sottovalutazione del problema. Fatto sta che quando il coronavirus è arrivato ci si è fatti cogliere di sorpresa, a livello sia politico che scientifico. E c’è già chi ha iniziato a pensare al dopo emergenza, quando da più parti si chiederà conto delle responsabilità dell’attuale situazione e dei disastri procurati dal non controllo della pandemia. In poche parole, non è dato sapere se il mondo post Covid sarà o meno uguale a quello di prima, mentre è assai probabile che il panorama scientifico subirà scossoni molto profondi.

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