La partita sulla pensioni, in Francia , non è ancora risolta. Emmanuel Macron ha provato a sedare gli animi con la rinuncia preventiva della sua da presidente, ma l’impressione è che le riunione frenetiche tra i sindacata e il governo possa portare, forse, solo a una parziale tregua per il periodo natalizio. Non tutti gli organi di categoria e non tutti i lavoratori che in essi si riconoscono concordano sul reale valore dell’avvicinamento tra le parti, continuando a tenere il servizio di trasporto pubblico francese attivo a singhiozzo. Non sono bastate le promesse di un trattamento parzialmente migliore ed una possibilità di rientrare soltanto in modo graduale all’interno del nuovo sistema: oltre il 40% dei ferrovieri francesi è deciso a portare avanti le proteste.

Quali sono le condizioni speciali?

A differenza dei normali lavoratori sia pubblici che privati, i ferrovieri francesi avranno un ingresso ancora più al rallentatore all’interno del nuovo sistema previdenziale. Favorendo gli anziani del settore che per maggior tempo hanno sperato nel trattamento pensionistico speciale, l’obiettivo di Emmanuel Macron è di ottenere il favore dei capi delle rivolte, affinché convincano le leve più giovani a desistere dalle proteste. Non solo un passaggio graduale, ma anche il riconoscimento a contributi aggiuntivi per gli orari prolungati e notturni, vera e propria novità del settore. L’associazione sindacale dei macchinisti di Parigi ha messo al vaglio dei lavoratori la scelta di continuare o meno con gli scioperi ed la consultazione, come precedentemente evidenziato, ha dato risultati contrastanti. Arrendersi ora, per molti, significherebbe la morte del moto di protesta, che verrebbe così indebolito dal governo di Parigi.

Divide et impera

L’obiettivo di Philippe è stato chiaro sin da subito: spezzare il blocco di proteste per rendere più deboli le manifestazioni; favorire chi collabora per martellare chi invece si oppone più vivacemente alla riforma. Mentre con gli organi di categoria l’obiettivo sembra essere stato raggiunto, lo stesso non si può dire dei lavoratori che in buona parte si sono dichiarati decisi a continuare gli scioperi, a meno di miglioramenti sostanziali.

Mentre per il ministro dell’Economia, 64 anni per il pensionamento sono già di partenza la cifra più bassa accettabile, nessun operaio delle ferrovie è deciso ad accettare la massima macroniana. Infatti, il governo francese sarebbe disposto ad attuare una specifica clausola nella riforma che permetta il pensionamento con due anni in meno di lavoro per coloro che, al momento tra i più giovani, lavorano nel comparto dei trasporti francese. Tutto questo non sembra però ancora abbastanza e nemmeno la mossa di Macron di rinunciare al proprio trattamento pensionistico di fine mandato in segno di solidarietà per i lavoratori francesi ha ottenuto l’effetto sperato tra i manifestanti.

Dopo oltre 15 giorni di manifestazioni, il bilancio in Francia è però devastante: non solo per il governo, che ha dovuto far fronte alle proteste, ma anche per gli stessi lavoratori. Sostenere i movimenti di protesta e non recarsi sul posto di lavoro, in accordo con la legge francese, prevede la rinuncia allo stipendio delle giornate lavorative. Reiterare le proteste per troppi giorni diventa problematico per le fasce di lavoratori col reddito inferiore, che si vedono obbligate a disertare le manifestazioni, spezzando ulteriormente il blocco dei lavoratori.

Natale passi, poi si vedrà

Nel frattempo i francesi e soprattutto i parigini possono dormire sonni tranquilli: il Natale passerà senza troppi problemi. Le fasce garantite dagli scioperi saranno abbastanza per consentire il regolare flusso delle persone che opteranno per il trasporto pubblico. Notizia positiva anche per i turisti, che annualmente nel periodo natalizio scelgono la Francia come destinazione per le proprie vacanze.

Un Natale meno tranquillo lo passerà il presidente Macron insieme al suo governo che, nonostante i passi in avanti, ancora non si possono sentire completamente tranquilli. Dai termini di accordo raggiunti dipendono non solo future manifestazioni di protesta, ma con ogni probabilità anche la vita dell’attuale governo insediato all’Eliseo; e una volta passate le feste, senza accordo, gli armoniosi animi natalizi saranno pronti ad esplodere nuovamente.