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L’epidemia di coronavirus è arrivata anche in Italia dove due focolai, localizzati dalle autorità nel Lodigiano e nel Padovano, hanno messo in ginocchio il Centro-Nord, con sette regioni in stato di allerta. Come spesso accade in questi casi, le dicerie popolari e le fake news spopolano sulla rete, tanto da offuscare i pareri di virologi, epidemiologi ed esperti di fama internazionale.

Il risultato è la creazione di un’isteria di massa spropositata, sproporzionata e assolutamente fuori luogo. Certo, fare finta di niente sarebbe quanto mai assurdo ma altrettanto assurdo è farsi prendere dal panico. Già, perché l’aria di Milano e dintorni non è piena di radiazioni mortali al primo contatto con l’uomo. Non è così ed è bene metterlo in chiaro.

Lo scorso 2 febbraio l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha stilato un report sul coronavirus 2019-n-Cov. Tema principale del documento: l’infodemia, cioè la “sovrabbondanza di informazioni – alcune accurate altre no – che rende difficile per le persone trovare fonti sicure e indicazioni affidabili quando ne hanno bisogno”. È proprio per questo motivo che è fondamentale individuare le notizie false più diffuse, comprese tutte quelle teorie cospirative, che contribuiscono a seminare il panico tra la popolazione.

Miti da sfatare

Innanzitutto, come sostengono numerosi scienziati su The Lancet, l’origine del Covid-19 è completamente naturale. Dietro alla diffusione dell’epidemia non vi sarebbe alcuna fuga dell’agente patogeno da qualche laboratorio segreto. È vero, a Wuhan, epicentro del contagio nonché focolaio principale del virus, c’è un centro di ricerca su virus e batteri con il massimo livello di sicurezza (livello 4), ma il legame tra il coronavirus e questa struttura rimane finora del tutto infondato nonostante i rumor.

Ma veniamo a questioni più pratiche: come ci si difende dal Covid-19? Non esiste alcun vaccino e i metodi “casalinghi” servono a poco, se non a generare ulteriore disinformazione. Vale la pena seguire una serie di buone pratiche provenienti dalla stessa Oms utili a ridurre il rischio di contagio.

Molti consigli dovrebbero essere in realtà dettati dal buon senso, tra cui: evitare il contatto stretto con soggetti affetti da infezioni respiratorie acute, lavarsi frequentemente le mani, coprire colpi di tosse o starnuti con fazzoletti usa o getta, rafforzare nei pronto soccorso le misure standard di prevenzione e controllo delle infezioni.

Altro mito da sfatare: il coronavirus non è pericoloso come la peste o il colera (anche se per precauzione viene gestito come se fosse appartenente alla classe A, cioè la medesima delle due malattie citate).

Rischi bassi: parlano i numeri

Il punto focale sul quale i cittadini italiani dovrebbero concentrarsi non riguarda tanto la pericolosità del coronavirus che, come appurato, provoca la morte soltanto in casi rari, quanto la sua gestione. I provvedimenti speciali presi in Lombardia sono stati adottati non tanto perché il Covid-19 rappresenta la peste del XXI secolo, quanto per limitarne la diffusione.

A questo proposito Giovanni Maga, direttore Cnr-Igm, Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche, ha ribadito un concetto di vitale importanza: “L’infezione, dai dati epidemiologici oggi disponibili su decine di migliaia di casi, causa sintomi lievi e moderati – una specie di influenza – nell’80-90% dei casi. Nel 10-15% può svilupparsi una polmonite, il cui decorso è però benigno in assoluta maggioranza”. Giusto considerare anche l’eventualità di un possibile ricovero in terapia intensiva causa polmonite, ma tale circostanza si verifica nel 4% dei casi.

Il rischio di gravi complicanze aumenta con l’età. Ma, ad esempio, le persone sopra i 65 anni o con patologie preesistenti o immunodepresse erano già a rischio per l’influenza. Dunque ammalarsi di coroanvirus non implica la morte né un’esistenza segnata, visto che questo virus provoca nella maggioranza dei casi sintomi lievi o simil-influenzali.

Capitolo mascherina: serve a qualcosa? Indossarla non annulla il rischio di contrarre la malattia. L’Oms raccomanda la mascherina solo a chi sospetta di aver contratto il Covid-19 oppure a chi si prende cura di una persona con sospetta infezione. In definitiva, l’uso della mascherina aiuta a limitare la diffusione del virus ma deve essere adottata insieme a tutte le altre misure di igiene respiratoria e delle mani.

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