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(Chiang Mai, Thailandia) Le parole di papa Francesco sulla piaga del turismo sessuale in Thailandia hanno fatto il giro del mondo, facendo tornare a galla un tema complesso, troppo spesso banalizzato e sicuramente poco approfondito, che in molte occasioni è stato messo al pari della pedofilia e della tratta. Nulla di più sbagliato.

Negli anni microfoni e telecamere nascoste di grandi e piccole televisioni e giornali, si sono “infiltrate” nei quartieri a luci rosse presenti in tutto il “Paese dei Sorrisi”, ridicolizzando qualche connazionale intento a fare battute di pessimo gusto in uno dei tanti gogo bar della Thailandia. Ma nessuno dei grandi media, fino ad ora, ha cercato di approfondire realmente. Nessuno, infatti, ha mai cercato di capire come e perché il fenomeno della prostituzione abbia dei numeri così alti. Oppure, molto semplicemente, ha cercato di capire perché questa situazione venga accettata dalla società Thai.

Da ormai un decennio viaggio per il Sud-Est asiatico e da un paio d’anni vivo nel Nord della Thailandia. E questo mi ha portato ad essere sempre più convinto che, in generale, quando parliamo di Asia, lo facciamo esclusivamente con un’ottica occidentale, sbagliando. Perchè non si possono utilizzare gli stessi parametri di giudizio. Troppo spesso, infatti, ci dimentichiamo che qua ci sono altri usi e costumi. Altri modi di fare e pensare. Un’altra religione e altre tradizioni.

Origine della prostituzione in Thailandia

La prostituzione nel “Paese dei Sorrisi” ha origini antiche e non ha nulla a che fare con il turismo sessuale occidentale. Al contrario di quello che molti pensano, infatti, i primi bordelli – legalizzati da Re Rama V nel lontano 1934 – sono stati aperti per soddisfare la popolazione locale che, ancora oggi, ne è il principale fruitore.

Siroj Sorajjakool, autore del libro Human Trafficking in Thailand: Current issues, trends, and the role of the Thai government, scrive che l’inizio del sesso a pagamento risale ai primi anni del Novecento. Mentre il nascere di un mercato del sesso per i farang – gli stranieri – inizia quasi sessant’anni dopo, come in altri Paesi del Sud-Est asiatico, con l’arrivo delle truppe americane impegnate nella guerra in Vietnam. Ufficialmente, poi, dopo varie pressioni da parte delle Nazioni Unite, la prostituzione è diventata illegale nel 1960, nonostante sia praticata apertamente sotto gli occhi di tutti attraverso diversi escamotage.

Parte integrante della società

Pochi lo sanno, ma gran parte dei Thai vede la prostituzione come parte integrante del tessuto sociale della Nazione, tanto che il sesso prematrimoniale, occasionale ed extraconiugale è accettato dalla maggioranza della popolazione.

“La nostra società ha sempre accettato il concubinaggio e la prostituzione. Perdere la verginità in un bordello è un rito di passaggio per i giovani thai”, ha spiegato in un’intervista la professoressa Pasuk Phongpaichit della Chulalongkorn University di Bangkok, autrice di Guns, Girls, Gambling, Ganja, un libro sull’economia illegale.

A confermare le parole della docente è anche un rapporto realizzato dal Kinsey Institute, dovi si legge che il 90% dei maschi thailandesi intervistati ha ammesso di aver fatto sesso con una prostituta e il 74% di aver perso la verginità con una sex worker.

“Frequentare i bordelli è una forma di socializzazione, un’occasione d’incontro tra colleghi, un modo informale di fare affari. Alcuni sono un vero status symbol riservati ai rappresentanti delle élite”, ha aggiunto Phongpaichit. Non è difficile, infatti, che un appuntamento di lavoro si concluda in qualche sala massaggio.

La questione economica

Un altro aspetto da tenere in considerazione è la questione economica. Nella società thai, infatti, il denaro conta più di qualsiasi altra cosa. “Molte prostitute non si considerano vittime e fanno ciò che fanno a causa delle opportunità economiche che ne derivano”, scrive Sorajjakool, che nel suo volume riporta le storie di tante donne che volontariamente sono entrate nell’industria del sesso con l’unico scopo di migliorare velocemente il proprio stile di vita. Una differenza sostanziale se paragonata alle tristi storie di abusi che siamo abituati a sentire.

Gran parte delle ragazze che vendono il loro corpo arrivano dalle zone più povere del Paese, in particolare dall’Isaan. E, grazie alla loro professione, riescono a mantenere intere famiglie. Proprio per questo, non esiste neanche una minima condanna di tipo morale o religioso nei loro confronti. Tanto che il lavoro sessuale in Thailandia è considerato del tutto normale, paragonabile a qualsiasi altro impiego.