Nell’antica Grecia durante le Olimpiadi fermavano anche le guerre e venivano usate da molti storici come riferimento cronologico per inquadrare determinati eventi. I giochi avevano quindi una valenza che andava ben oltre lo sport.  Nella modernità la situazione non è poi così differente:  anche oggi ci sono quegli eventi sportivi capaci di caratterizzare la quotidianità e di scandire il tempo. Si sa ad esempio che negli anni bisestili si attendono le Olimpiadi moderne, negli altri anni pari invece si giocano i mondiali di calcio, mentre quando ogni anno a maggio parte il Giro d’Italia milioni di studenti intuiscono che la scuola sta per chiudere.

In questo 2020 ogni punto di riferimento in tal senso è saltato: l’emergenza coronavirus ha piegato anche lo sport, stravolgendo i calendari, togliendo dalla quotidianità punti di riferimento tradizionali e ben consolidati nel corso degli ultimi decenni. Una situazione che fa intuire come in questa estate 2020 la normalità è tutt’altro che vicina.

Il coronavirus come la guerra: ha annullato le Olimpiadi 2020

Un appuntamento con cadenza quadriennale, un evento che riunisce i più bravi atleti del mondo coinvolgendo un vasto pubblico di appassionati e di semplici curiosi che quest’anno è venuto a mancare come in pochi casi nella storia: stiamo parlando  delle Olimpiadi. L’evento quest’anno si sarebbe dovuto svolgere a Tokyo dal 24 luglio al 9 agosto, ma tutto è stato annullato a causa della pandemia. Dalla data dell’introduzione dei giochi in epoca moderna, ovvero nel 1896, i giochi sono stati annullati solamente a causa delle guerre mondiali: nel 1916, nel 1940 e nel 1944. Al di fuori di questi gravi eventi per la  storia dell’umanità, non era mai accaduto di annullare l’evento. Decisamente impossibile continuare a far preparare gli atleti e, ancor di più, farli gareggiare in assenza delle condizioni di sicurezza dal momento che il coronavirus, dall’inizio della sua diffusione ad oggi, ha colpito milioni di persone.

Alla data del 23 luglio l’Oms ha contato a livello internazionale 14.971.036 persone contagiate e 618.017 morti. L’annuncio ufficiale del rinvio delle Olimpiadi al 2021 è stato dato lo scorso 24 marzo dopo che il Comitato Internazionale Olimpico assieme al premier giapponese, al governatore di Tokyo e al presidente del Comitato organizzatore, hanno assunto la decisione per motivi di sicurezza. Le Olimpiadi si svolgeranno nel 2021 anche se si chiameranno “Olimpiadi di Tokyo 2020”. Un appuntamento la cui mancanza ha segnato profondamente la storia moderna, una tradizione il cui venir meno è stato avvertito in primis dagli atleti, poi dagli appassionati di sport ma anche da tutti coloro i quali da sempre, per pura curiosità, si sono soffermati da casa per qualche minuto sui canali che hanno trasmesso le competizioni tifando per il proprio beniamino, anche per una semplice simpatia nata dal momento del collegamento in tv.

La mancata accensione della fiamma olimpica ha prodotto i suoi effetti anche da un punto di vista economico. Il rinvio infatti ha causerà una perdita stimata tra il 4.5 e i 6 miliardi di dollari come riporta l’Asian Review.

Il coronavirus colpisce anche gli Europei di calcio

Un altro appuntamento venuto a mancare a causa della pandemia è quello degli Europei di calcio che si svolge con cadenza quadriennale. Dopo le qualificazioni e gli anni di preparazione dei calciatori all’evento che si sarebbe dovuto svolgere con una nuova formula dal 12 giugno al 12 luglio, tutto è stato rinviato al 2021. Per la prima volta quest’anno si sarebbe sperimentato un campionato itinerante: non un solo Paese europeo coinvolto ma ben 12, Italia compresa con la città di Roma. Un appuntamento sportivo che ha sempre registrato la presenza di appassionati allo sport, seppur circoscritto alle sole Nazioni europee. Il Campionato europeo di calcio, nato nel 1960 con l’organizzazione da parte della Uefa, non ha mai mancato un’edizione tranne adesso a causa della delicata situazione sanitaria causata dal coronavirus. Ad assumere la decisione è stata la Uefa assieme ai rappresentanti delle 55 federazioni affiliate, nonché  ai dirigenti dell’Associazione dei club europei e delle Leghe europee e ad un rappresentante della Federazione internazionale dei calciatori professionisti. Da una parte la tutela della salute e, dall’altra, i conti con le conseguenze economiche. L’Uefa avrebbe chiesto una specie di indennizzo di circa 300 milioni di euro. Cifra che andrebbe suddivisa fra le 55 federazioni e che all’Italia potrebbe costare  tra i 30 e i 40 milioni di euro.

Il mondo dei motori stravolto

Quattro ruote e due ruote sono da sempre nel mirino di milioni di appassionati di tutto il globo. I mondiali di Formula 1 e di MotoGp ogni anno attirano un grande pubblico nelle varie piste in cui si corre, generando anche un giro di affari miliardario tra sponsor e diritti televisivi. Ospitare gran premi e gare è un qualcosa che va ben oltre il semplice aspetto sportivo. Tra visibilità, costruzione di nuove infrastrutture e la possibilità di attrarre turisti da tutto il mondo, il discorso è anche economico e politico. La Cina ad esempio, ha visto nel contratto stipulato per ospitare il suo primo gran premio di Formula 1 nel 2004 un’occasione per rilanciare a livello internazionale la sua immagine di potenza in ascesa. Non è un caso poi se in questo 2020 il primo gran premio a saltare sia stato proprio quello di Shangai: a febbraio, quando il coronavirus aveva già preso piede nel Paese asiatico, si è deciso di annullare la gara. È stato quello il primo segnale di come la Formula 1 prima ed il motomondiale dopo avrebbero subito stravolgimenti senza precedenti per via dell’emergenza sanitaria.

Il principale mondiale automobilistico per la verità stava per prendere il via senza problemi: a marzo team, tifosi e piloti erano già all’interno del circuito di Melbourne quando il caso di positività di un meccanico della McLaren ha fatto tornare tutti indietro. Per mesi le auto sono rimaste ferme ai box, come proprio le moto. Ad un certo punto sembrava che i rispettivi mondiali di questo 2020 non dovessero partire e che, come per le Olimpiadi e gli Europei, nell’albo d’oro delle competizioni dovesse spuntare un asterisco relativo all’anno in corso. Alla fine si è deciso di organizzare in qualche modo delle gare, ma al di fuori di un aspetto anche minimamente “normale”: circuiti chiusi al pubblico, storici gran premi saltati, corse svolte nel giro di una settimana per due volte consecutive nella stessa pista, circostanza questa mai accaduta in passato sia in Formula 1 che in MotoGp.

Ed anche in questo caso non sono mancati risvolti politici: il fatto che nessun gran premio potrà essere ospitato nel continente americano ad esempio, è uno dei motivi di polemica più sentiti tra gli sportivi d’oltreoceano e non solo. Nei Paesi del Golfo è lotta contro il tempo per salvare il Gran Premio del Bahrein e quello di Abu Dhabi nel mondiale di Formula 1 e quello del Qatar in MotoGp. In ballo ci sono milioni di Dollari di sponsorizzazioni, visto che proprio i Paesi di quest’area sono tra quelli che riforniscono maggiormente di pubblicità e soldi le varie competizioni. Basti pensare alla saudita Aramco, che ha dato il nome ad almeno tre gare di Formula 1, oppure alle compagnie aeree emiratine una delle quali sponsorizzerà la gara di Imola. L’estate anomala dello sport dei motori è ben evidente comunque già nelle corse disputate: tribune vuote, piloti con la mascherina su un podio affacciato su piste senza tifosi, sono questi alcuni degli elementi che contribuiscono a rendere anomala la quotidianità sportiva di questo 2020.

Dal Giro al Tour, l’estate segnata del ciclismo

Tradizionalmente quando scatta la corsa in rosa lungo Alpi ed Appennini, si intuisce che l’estate è alle porte: il Giro d’Italia, una delle più importanti gare di ciclismo, viene svolto a maggio ed è uno degli appuntamenti pre estivi più seguiti al mondo. Quando invece tra Alpi e Pirenei si corre la “Grand Boucle”, soprannome più usato dai francesi per indicare il Tour, allora il tempo scandito è quello dell’estate inoltrata, del gran caldo che batte sulle pianure d’oltralpe o delle piogge improvvise che spesso rendono più insidiose le grandi scalate.

Nel 2020 questa tradizione è venuta a mancare. A marzo, quando l’emergenza coronavirus oramai aveva preso il sopravvento in Italia, una delle prime decisioni è stata quella di rinviare a data da destinarsi il Giro. Niente corsa rosa a maggio, niente partenza da Budapest, sede internazionale scelta per la partenza. Stesso discorso pochi mesi dopo in Francia per quanto riguarda il Tour: a luglio, niente scalate e niente corse contro il tempo degli oltre 150 ciclisti invitati. Verrà tutto recuperato a breve: il 29 agosto da Nizza prenderà il via la corsa francese, mentre il 3 ottobre in Sicilia sarà la volta dello start per la carovana rosa. Percorsi rivisti e modificati, con poco pubblico e con le norme anti Covid che renderanno tutto diverso rispetto agli altri anni: uno scenario che, ancora una volta, conferma il 2020 come anno anomalo per eccellenza e con un’estate senza il suo tradizionale calendario sportivo.

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