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L’Unione europea è sotto pressione. Non solo Bruxelles deve fare i conti con il suo pessimo piano di vaccinazione di massa, tra i ritardi nelle consegne delle dosi, accordi opachi con le case farmaceutiche e un sistema delle quote imploso prima ancora di prendere il via. Adesso la risposta vaccinale dell’Ue deve guardarsi dalla concorrenza rappresentata dal vaccino russo e dai sieri cinesi, sempre più richiesti dai Paesi membri e sempre più diffusi in tutto il mondo, ma anche dall’imminente nuova “alleanza sui vaccini” annunciata da alcuni governi europei. Il problema di fondo, a dire il vero, è ben evocato dal termine che abbiamo utilizzato per descrivere quanto sta avvenendo: “concorrenza”.

Perché parlare di concorrenza quando sul tavolo c’è da affrontare una sfida comune all’intera umanità, quale è il Sars-CoV-2? L’idea che i cittadini siano clienti da fidelizzare con un vaccino piuttosto che un altro, oltre a essere deleteria e fonte di frizioni tra Stati, è pericolosissima dal punto di vista sanitario. Non si capisce, ad esempio, per quale motivo l’Europa continui a insistere soltanto su una manciata di vaccini, ignorando completamente antidoti come l’ottimo Sputnik V, il Sinopharm e il Sinovac. E questo, nonostante Pfizer-BioNTech, AstraZeneca e Moderna abbiano comunicato, in maniera del tutto inaspettata, un taglio nelle spedizioni dei vaccini concordati con i vari governi.

Pazienza finita

“L’Ema è troppo lenta con le approvazioni dei vaccini e ci sono rallentamenti nelle consegne da parte delle aziende farmaceutiche”, per questo non è più possibile fare affidamento soltanto sull’Unione europea per produrre i vaccini, soprattutto quelli di seconda generazione in grado di contrastare le varianti del virus. Sebastian Kurz è un fiume in piena. Il cancelliere austriaco è uno dei leader europei più carichi nel guidare la mezza rivolta dell’Europa contro Bruxelles. La sua Austria, da sola, ha bisogno di circa una trentina di milioni di dosi; un quantitativo, questo, al momento irraggiungibile nel breve periodo, visti e considerati i ritardi accumulati dalle Big Parma nella consegna dei vaccini.

E pensare che l’Ue aveva puntato moltissimo sulla condivisione dei sieri, sulla solidarietà europea e sulla strategia di acquisto comune dei vaccini gestita da Bruxelles. E invece, la lentezza burocratica nel concedere le preziose autorizzazioni, utili per sbloccare l’approvazione di nuovi antidoti, e la penuria di dosi disponibili hanno mandato in tilt le campagne vaccinali di numerosi Stati.

La soluzione, a detta di Kurz, consiste nel voltare le spalle all’Ue e allearsi con Israele, Paese dei record nelle somministrazioni, per occuparsi della produzione dei vaccini di seconda generazione. Il cancelliere austriaco ha convinto anche la premier danese, Mette Frederiksen, che nelle prossime ore sarà con lui a Tel Aviv dal premier israeliano, Benjamin Netanyahu. Poco importa se l’Ema ha calendarizzato per l’11 marzo una riunione straordinaria per la conclusione del processo di valutazione e quindi la possibile approvazione del vaccino di Johnson & Johson. La pazienza di molti governi è finita da un pezzo.

Soluzioni e alternative

Kurz è stato chiarissimo: “Austria, Danimarca e i membri del gruppo First Mover in futuro non faranno più affidamento sull’Ue”. Il gruppo dei First mover, come ricorda l’Agi, si era formato in estate per iniziativa dello stesso Kurz per studiare risposte più celeri alla pandemia. Ne fanno parte Austria, Danimarca, Grecia e Repubblica Ceca, oltre alla Norvegia (che però non fa parte dell’Ue), Israele, Australia e Nuova Zelanda.

L’altra soluzione, anziché creare un gruppo capace di accelerare sullo sviluppo dei vaccini, consiste nel fare come i Paesi dell’est Europa. Ungheria e Serbia sono stati i primi ad aprire le porte del Vecchio Continente al vaccino russo Sputnik e al cinese Sinopharm. A seguire, anche Slovacchia, San Marino e molto presto Repubblica Ceca, faranno altrettanto. In attesa di capire quand’è che le campagne vaccinali potranno riprendere a operare a pieno ritmo, a Bruxelles minimizzano le mosse dell’Austria. Anzi: il portavoce della Commissione europea ha definito quella di Vienna e Copenaghen una “scelta legittima” che “può essere di valore aggiunto alla strategia dell’Ue”. Saranno pure “sforzi non concorrenti”, e che “si rafforzano reciprocamente”, ma l’insoddisfazione per come l’Europa ha gestito e sta gestendo la questione vaccini cresce giorno dopo giorno.

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