La Norvegia è l’unico paese europeo del calcio a contestare Israele

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L’anno volge al termine, ma affacciandosi al 2025 il calcio mondiale può già scorgere le ombre delle questioni irrisolte del 2024. Una su tutte è quella delle sanzioni contro Israele, con la richiesta della Federcalcio palestinese PFA che attende una risposta dalla FIFA addirittura dallo scorso maggio. Difficilmente l’organizzazione del calcio mondiale avrà trovato una soluzione al problema nei primi mesi del 2025, e così per il 25 marzo le polemiche sono ampiamente attese.

In quella data, Israele ospiterà (in campo neutro, probabilmente in Ungheria) la Norvegia nelle qualificazioni ai Mondiali del 2026, in un girone che potrebbe includere anche l’Italia (dipenderà dal quarto di finale della Nations League contro la Germania). Negli scorsi giorni l’agenzia di stampa palestinese SAFA ha diffuso la notizia che la Norvegia si rifiuterà di giocare sia quel match che il ritorno in casa, previsto per l’11 ottobre. Nel mondo social pro-Palestina questa notizia è circolata molto, ma è in realtà falsa: Oslo non ha preso nessuna decisione in questo senso e il rinunciare ai due incontri non sembra essere nei pensieri degli scandinavi.

Nonostante questo, la federazione norvegese NFF è al momento l’unico soggetto del calcio europeo ad aver preso una chiara posizione contro Israele per il massacro che continua incessantemente in Palestina. Dopo il sorteggio del girone della scorsa settimana, la presidente Lise Klaveness ha subito messo in evidenza il problema di dover giocare contro la selezione di Tel Aviv: “Questo è un sorteggio difficile per noi, al di là dell’aspetto sportivo. Nessuno può restare indifferente agli sproporzionati attacchi di Israele contro la popolazione civile di Gaza”. Non si è parlato di boicottaggio, ma della necessità di indagare a fondo le responsabilità israeliane, supportando la richiesta di sanzioni arrivata da Ramallah, e le parole della dirigente sportiva scandinava sono state apprezzate anche dalla PFA.

Klaveness ha spiegato che la NFF sta dalla parte del governo di Oslo, che a fine maggio ha annunciato assieme a Irlanda e Spagna il riconoscimento dello Stato della Palestina. A Dublino e a Madrid, però, le federcalcio sono state molto più caute nell’affrontare l’argomento, anche perché nessuna delle loro selezioni si è trovata sorteggiata contro Israele nelle recenti competizioni. Già a febbraio 2024, invece, Klaveness si era espressa in favore di un cessate il fuoco a Gaza, durante una conferenza dell’associazione Play the Game.

La Norvegia nel calcio è una mosca bianca. Prese di posizione per la Palestina si sono viste nei mesi scorsi da parte delle istituzioni sportive del Sudafrica, della Turchia, dell’Algeria e di altri paesi arabi, ma in Europa la reazione è stata sostanzialmente di silenzio. A settembre l’attaccante norvegese del Rosenborg Ole Saeter aveva fatto discutere quando aveva rifiutato pubblicamente un trasferimento al Maccabi Haifa, dicendo di non voler essere pagato con “soldi sporchi di sangue”.

Dopo il sorteggio delle qualificazioni mondiali, ha parlato anche Egil Olsen, allenatore veterano amatissimo in Norvegia e tecnico della squadra nazionale che negli anni Novanta partecipò due volte ai Mondiali. “La Norvegia deve assicurarsi che la FIFA escluda Israele dal calcio internazionale, come fatto con la Russia” ha detto Olsen al quotidiano VG. Inizialmente Olsen aveva anche ventilato la possibilità di un boicottaggio delle due gare del 2025, ma successivamente ha fatto un passo indietro, dicendo che la posizione della NFF è quella di fare pressioni sulla FIFA per sanzionare Israele.

Karim Zidan, giornalista ed esperto di connessioni tra sport e politica, ha definito quella norvegese “una battaglia solitaria per salvare l’anima del calcio”. In gioco infatti non c’è solamente la questione israelo-palestinese, ma anche altro. La NFF è stata l’unica federcalcio al mondo a contestare apertamente il Mondiale del 2022 in Qatar, denuncinando le violazioni dei diritti umani nel paese, e a inizio dicembre ha fatto lo stesso con il Mondiale del 2034 in Arabia Saudita, annunciando – ancora una volta da sola – che si sarebbe astenuta dal voto. In un mondo dello sport che parla spesso di valori che poi non è pronto a difendere realmente, il caso della Norvegia rappresenta una piacevole eccezione.