Sviluppare un vaccino unico per proteggere la popolazione mondiale da più virus. L’obiettivo di alcuni ricercatori è quello di creare un ombrello universale in grado di fornire agli esseri umani una protezione totale di fronte alla possibile pioggia di agenti patogeni che, da qui ai prossimi anni, potrebbe creare problemi più o meno gravi agli esseri umani.

La pandemia di Covid ha spinto la comunità internazionale a farsi delle domande: perché il Sars-CoV-2 ha colto tutti alla sprovvista? Perché le macchine sanitarie dei vari Paesi, fatto salvo qualche rara eccezione, non hanno filtrato la minaccia? Tante sono le cause che hanno consentito al nuovo coronavirus di diffondersi praticamente ovunque.

I suoi effetti sono stati (e saranno) così devastanti che la ricerca di un vaccino anti Covid è iniziata in fretta e furia. La corsa contro il tempo continua ancora oggi. Se non dovessero esserci ostacoli – hanno spiegato alcuni esperti – entro l’autunno dovrebbero essere disponibili le prime dosi di un antidoto. Previsione troppo ottimistica? Difficile dirlo. Certo è che gli scienziati non vogliono più ritrovarsi in una situazione del genere.

Un’occasione persa

Come ha raccontato il New York Times Magazine, nel febbraio 2015 una trentina di microbiologi ed esperti di sanità pubblica provenienti da ogni angolo della terra si è riunita a Ginevra, nella sede dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Quel gruppo era stato creato dall’Oms e aveva il compito di stilare una lista dei virus più pericolosi, focalizzando l’attenzione su quelli per i quali non vi erano cure o farmaci.

Uno dei partecipanti, Peter Daszak, ha ricordato che i coronavirus furono al centro del dibattito. “Sapevamo che erano il pericolo del momento”, ha spiegato. Anche perché per quei virus non c’erano (e non ci sono tuttora) farmaci o vaccini. “Il problema non è che la prevenzione era impossibile – ha aggiunto Daszak – Era possibilissima ma noi non l’abbiamo fatta come avremmo dovuto”.

Il motivo è semplice: una prevenzione, per i governi, era troppo costosa mentre le case farmaceutiche non avevano intenzione di intraprendere una missione in cui i profitti sarebbero stati irrisori. L’Oms, a sua volta, non aveva fondi. E così la lista dei virus più pericolosi è stata semplicemente pubblicata, senza che fosse preso nessun altro provvedimento. Un errore fatale, che sarebbe stato pagato a caro prezzo qualche anno più tardi.

Vaccini e farmaci panvirali

Molti esperti di malattie infettive sono concordi nel ritenere che esistono già diversi strumenti scientifici per creare una specie di ministero per la difesa dei virus, con il quale dare vita a progetti sanitari di massima importanza, tra cui lo sviluppo di vaccini e farmaci, il monitoraggio di focolai e l’identificazione di ipotetiche minacce. Perché non esiste niente di simile? Colpa delle risorse. “È possibile creare un farmaco efficace contro un vasto spettro di coronavirus”, ha affermato Vincent Racaniello, professore della Columbia university. “Avremmo dovuto averlo disponibile da quando arrivò la Sars e avrebbe potuto bloccare l’attuale epidemia”, ha rincarato la dose il prof.

Detto dell’errore commesso, due potrebbero essere le soluzioni per evitare di ritrovarsi nella stessa situazione di quando è emerso il Covid: puntare su farmaci e vaccini panvirali, cioè efficaci contro un discreto numero di famiglie di virus. Gli ostacoli principali sono di natura economica; già, perché i farmaci di questo tipo sono poco redditizi. Poi c’è da considerare il fatto che i governi appaiono riluttanti all’idea di finanziare ricerche su soluzioni del genere, in parte per i costi elevati e in parte per i risultati non immediati. Molti scienziati, oggi, vorrebbero intraprendere questa strada. Ma si trovano di fronte a un muro difficilmente superabile.

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