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Con l’arrivo dell’estate le notizie ci sfiorano più leggere. Ma quando lo scorso giugno non è apparso, come sempre, sullo sfondo delle passerelle degli show per le collezioni Uomo, è stato un presagio. “È convalescente”, avevano fatto sapere dalla Maison, “seguirà tutto da remoto”. Al suo posto è uscito per i saluti Leo Dell’Orco, responsabile dello stile delle linee maschili del gruppo Armani. L’estate non è finita, e oggi, all’età di 91 anni, il re della moda ci ha davvero lasciato.

Faccio quasi fatica a scriverlo: di lui ho scritto sempre, ho scritto tanto nella mia vita lavorativa. E mentre commentare la notizia mi commuove, ripenso a quanto lo stilista avesse saputo spesso commuovermi, fino alle lacrime, con la bellezza assoluta di alcuni suoi abiti, la coerenza e l’estetica indescrivibile e sempre riconoscibile delle sue collezioni. Giorgio Armani non c’è più e per il Made in Italy da oggi si apre un vuoto incolmabile. Lui che faceva le rivoluzioni, ma sempre con discrezione, e che a partire dagli anni Settanta ha sovvertito le regole della moda,
ripensando la struttura interna dei capi, destrutturando le giacche e scegliendo toni soffusi, delicati, mai eccessivi. Chi non ricorda la collezione di giacche sul letto dell’American Gigolò Richard Gere?

Correva l’anno 1980 e già Los Angeles sognava di vestire Giorgio Armani. Due anni dopo il Time gli dedica la copertina. Ripeto che ho scritto tanto di lui, a ogni suo compleanno, a ogni suo successo, a ogni novità della sua carriera, a ogni sfilata. Perché quella stessa giacca, sia per lui che per lei, lui l’aveva ogni anni ristudiata, ridisegnata, ripensata nelle proporzioni e nell’estetica. La giacca Armani, infatti, non è solo una giacca è “la giacca”: quella che ti fa sentire perfetto (o perfetta) ed elegante in ogni situazione e in ogni ambito, da quello lavorativo o quello informale e anche a una prima della Scala. E mentre lui ripensava a quella giacca, sceglieva di presentarsi sulle sue passerelle nel modo più casual e minimale possibile: un paio di pantaloni e una maglia scura. Niente di più, perché lui lo aveva sempre detto a tutti: “nel dubbio, togliere, eliminare”. Fino ad arrivare all’essenza.

Questa essenza è il regalo che ci ha lasciato Giorgio Armani. Anche come uomo: mai sopra le righe, sempre attento a ogni dettaglio, ma anche ospitale e garbato con le persone che gli stavano vicino. Chi era invitato alla sua sfilata o a una festa sapeva che sarebbe sempre stato trattato come uno dei tanti super vip che da sempre affollavano i parterre e le prime file. Lui, l’uomo gentile che accompagnava di persona gli ospiti (davvero quasi tutti) nella sala dell’evento organizzato, anche a costo di attenderli sul portone sotto la pioggia. O che amava sistemare con occhio attento, all’ora di chiusura, i panettoni e cioccolatini per le feste natalizie nel
negozio Armani/Dolci di via Manzoni a Milano, proprio come faceva da ragazzo, quando era un semplice vetrinista dei grandi magazzini La Rinascente. Lo sappiamo, non sono leggende: lo abbiamo visto con i nostri occhi e abbiamo provato l’ammirazione che si deve a un mito anche di umiltà.

Da George Clooney a Robert De Niro, da Michelle Pfeiffer a Cate Blanchett, lui ha vestito le più grandi star di Hollywood e non solo, inutile fare l’elenco. Tutte e tutti aspiravano a quell’essenza, quel tocco unico. Sia per arredare le proprie ville e i propri spazi, con gli oggetti e i mobili della Armani/Casa, sia per vestire a una première o sul red carpet di un festival. Ma anche per andare a sciare o a nuotare, perché re Giorgio amava anche vestire con eleganza lo sport: la nostra Nazionale indosserà alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 capi firmati da lui, uno dei suoi ultimo progetti, che i nostri Azzurri porteranno come una bandiera e un testimone. Lui stesso non si perdeva una partita della sua amata Olimpia EA7 Emporio Armani Milano, la squadra di pallacanestro che non solo ha sponsorizzato, ma anche acquistato nel 2008.

Ho scritto tanto di lui e ora sembra di non trovare le parole, perché sarebbero tantissime e comunque troppo poche per spiegare quello che in fondo era moda ma anche arte. Nessuno potrà più dimenticare le sue ultime collezioni, un incanto per gli occhi. Il canto forse del cigno di chi sapeva che ormai il tempo stringeva e aveva ancora troppo da spiegare, da mostrare, per fare capire al mondo che cosa è davvero l’estetica nel vestire. Ogni tanto cercava di raccontarlo nelle interviste che rilasciava, ma in fondo era più facile far vedere cosa gli suggeriva il cuore.

Personalmente non dimenticherò mai, solo un’estate fa, la Armani Privé Autunno/Inverno 2024/2025, sfilata a Parigi il 25 giugno 2024. Giorgio Armani aveva scelto di ispirarsi ai colori naturali delle perle, nelle sue sfumature come il bianco, il nero, l’oro, il grigio, il rosa e persino l’azzurrato, per abiti resi luccicanti anche da cristalli trasparenti che riflettevano la luce come diamanti e conchiglie di
abalone. Ancora una volta donne bellissime ed eteree, quelle che immancabilmente sceglieva, hanno fatto sfilare l’eleganza pura e la serenità di una palette di colori pacati ma luminosi e iridescenti, tra cui l’immancabile greige, quel grigio caldo e dorato che era da sempre la sua nota distintiva.

Allora, come sempre, quasi in punta di piedi, lui aveva salutato a fine sfilata: al suo fianco due ragazze con il basco, un altro tocco che non mancava mai di completare i look autunnali. E ancora ci aveva salutato con un’altra collezione capolavoro, la Armani Privé della Primavera Estate 2025, dedicata a uno dei luoghi che amava di più: l’isola di Pantelleria. Una sorta di lettera d’amore finale alle acque e alle meraviglie del Mediterraneo, un’altro dei fili conduttori della sua moda di sempre.

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