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“I pipistrelli sono i portatori di un gran numero di pericolosi virus”, al punto da essere definiti dagli esperti “animali ospiti”, cioè animali in cui “il virus vive per un lungo periodo di tempo, senza che però gli animali si ammalino”. Cosi aveva recentemente parlato a InsideOver di questi bizzarri mammiferi David Quammen, giornalista e scrittore, nonché autore del best seller “Spillover”. Dall’esplosione dell’emergenza sanitaria provocata dal Covid-19 in poi, i riflettori si sono accesi a pieno regime sui pipistrelli. Il motivo è presto detto. Anche se non ci sono prove certe, è molto probabile che il Sars-CoV-2, lo stesso virus che ha messo in ginocchio il mondo intero e ucciso milioni di uomini, derivi proprio da loro.

D’altronde, i pipistrelli sono considerati veri e propri serbatoi di virus a causa di un sistema immunitario del tutto particolare; lo stesso che potrebbe pure offrire agli scienziati spunti di ricerca interessanti per difendersi dai virus del futuro. I pipistrelli sono tuttavia stati etichettati dall’opinione pubblica come una delle cause principali della diffusione di virus più o meno mortali nell’uomo. Eppure, ha sottolineato lo stesso Quammen sul New York Times, talvolta può anche accadere che siano gli esseri umani a “passare” malattie agli animali. È il caso, ad esempio, della cosiddetta sindrome del naso bianco, che da ormai 14 anni sta decimando i pipistrelli del Nordamerica. Il problema, oggi, non si è affatto acuito. Anzi. Con il passare del tempo è peggiorato.

La sindrome del naso bianco

È stata rinominata sindrome del nasco bianco, e non è provocata da un virus, quanto piuttosto da un fungo patogeno. Quest’ultimo pare sia arrivato dall’Europa, in particolare da vettori umani. Si tratta di una malattia altamente contagiosa che uccide i pipistrelli. Detto altrimenti, a differenza di quanto accaduto con il Sars-CoV-2, in tal caso sono gli esseri umani ad aver trasmesso una malattia ai pipistrelli. La strana malattia è comparsa per la prima volta nel 2006, o almeno è quello l’anno in cui gli esperti si sono resi conto che qualcosa non andava.

In una caverna situata ad Albany, nello stato di New York, numerosi pipistrelli in letargo avevano il muso coperto di micelio, un intreccio di filamenti bianchi che ricorda vagamente la brina che si forma sulla barba degli sciatori. Un anno più tardi, in un’altra grotta non distante da quella di Albany, un gruppo di biologi ha scoperto migliaia di pipistrelli senza vita. Tutti con il muso coperto di micelio. La sindrome del naso bianco si è presto diffusa in altri stati americani, riducendo drasticamente la popolazione di pipistrelli (per alcune specie una riduzione fino al 90%).Gli “orecchioni del Nord”, una delle specie più colpite, è ad esempio sparita nell’arco di pochi anni dalla comparsa della malattia.

Il mistero del fungo killer

Il fungo killer prospera in ambienti freddi e attacca gli animaletti notturni quando sono in letargo, e quindi quando il loro sistema immunitario è meno vigile. La malattia provoca irritazione, al punto da svegliare i pipistrelli in pieno inverno. A quel punto, senza insetti di cui cibarsi, i poveri pipistrelli si ritrovano costretti a volare a vuoto fino alla morte. Non sappiamo chi, quando e come ha infettato per la prima volta i pipistrelli americani. Tutto – questa è una delle ipotesi sul tavolo – potrebbe essere partito da alcune spore del fungo killer rimaste attaccate sopra la scarpa di un qualche turista europeo. E da lì aver provocato una strage silenziosa.

La narrazione di Quammen è importante per almeno due motivi. Il primo: non sono soltanto gli animali a trasmettere malattie mortali agli uomini. Talvolta può accadere anche il contrario. Il secondo: in entrambe le situazioni descritte, sono sempre gli esseri umani a recare problemi agli animali, quando invadendo il loro habitat e quando cacciandoli. Imparare a riconoscere – e rispettare – i limiti imposti dalla natura potrebbe essere un buon punto di partenza per scongiurare l’esplosione di nuove epidemie.

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