La cancelliera tedesca Angela Merkel ha annunciato, tramite una conferenza stampa improvvisata, la cancellazione del lockdown rafforzato previsto per i giorni compresi tra il primo ed il cinque aprile. “Le chiusure” ha chiarito (le sue parole sono riportate da Deutsche Welle) “erano state decise con le migliori intenzioni” ma ha poi aggiunto che malgrado “bisogni cercare di rallentare la terza ondata si è trattato di un errore”. La Merkel ha spiegato come, dopo un’analisi più approfondita, ci si è accorti che mancava il tempo sufficiente per porre rimedio ad alcune problematiche legate alle restrizioni, come la perdita di guadagni ed ore lavorative e che il lockdown avrebbe potuto causare più nocumento che benefici. La cancelliera ed i governatori regionali avevano raggiunto un compromesso, dopo una riunione fiume durata 12 ore, in merito alla sospensione delle riaperture dove il tasso di incidenza settimanale del Covid-19 supera i 100 casi per 100 mila abitanti per tre giorni consecutivi ed all’imposizione di un lockdown duro dal primo al cinque aprile. In quei giorni avrebbero dovuto chiudere la maggior parte dei negozi di alimentari, con l’eccezione del tre aprile ed i contatti tra non conviventi avrebbero dovuto essere limitati a due famiglie. Alcuni noti epidemiologi tedeschi avevano dichiarato che le chiusure pasquali sarebbero state inefficaci per fronteggiare la terza ondata.

Incertezze e fallimenti

La marcia indietro fatta da Angela Merkel rischia di rivelarsi rovinosa dal punto di vista politico. La cancelliera è sotto accusa per la pessima gestione della seconda ondata della pandemia che, a differenza della prima, ha messo in crisi la Germania. L’esecutivo tedesco si è mosso troppo tardi, quando i dati sul contagio erano già in crescita e le prime restrizioni introdotte all’inizio di novembre, nello specifico la chiusura di bar e ristoranti, che avrebbero dovuto restare in vigore appena quattro settimane sono state poi prorogate indefinitamente. Il peggioramento del quadro epidemiologico ha poi spinto Berlino a decidere per un ulteriore inasprimento ed a chiudere, alla metà di dicembre, anche i negozi non essenziali. Mesi di chiusure e di restrizioni non hanno però portato ai risultati sperati ed i cittadini cercano con insistenza un ritorno alla normalità mentre le attività economiche vogliono sapere quando potranno riaprire. La campagna vaccinale non è decollata e come nel resto d’Europa si sono accumulati ritardi e disfunzioni mentre l’efficienza mostrata durante la prima ondata della primavera del 2020, quando il sistema sanitario tenne e si fecero sentire le disponibilità finanziarie del governo tedesco, è un lontano ricordo. I problemi stanno letteralmente demolendo la credibilità di Berlino che, faticosamente, cerca una via d’uscita ad una delle crisi più pericolose della sua storia recente. Ad aumentare l’incertezza ci sono, poi, le elezioni parlamentari previste per il settembre del 2021 che rischiano di trasformarsi in una disfatta per l’Unione Cristiano Democratica di Germania (CDU), di cui fa parte proprio Angela Merkel.

Il futuro prossimo

Le previsioni fatte in vista delle elezioni di settembre convergevano, almeno in una prima fase, sulla possibile formazione di un governo di Grande Coalizione tra i Cristiano Democratici ed i Verdi. L’accoppiata, inedita a livello federale, potrebbe portare la Germania verso una nuova fase politica ma la pandemia ha rimesso tutto in discussione. Ad accentuare le incertezze c’è, anche, la questione del candidato cancelliere dello schieramento conservatore. A contendersi il posto ci sono Armin Laschet, segretario della CDU e Markus Soder, che guida il partito bavarese della CSU. Soder è più popolare e carismatico del rivale ma nessun esponente della CSU ha mai vinto la corsa per diventare cancelliere e nulla verrà deciso prima di maggio. La sinistra, formata da Social Democratici, Verdi e dai populisti della Die Linke ( successore del partito comunista che governò la Germania Est)  potrebbe riuscire ad accumulare abbastanza voti da riuscire a superare i conservatori e da spostare il governo a sinistra. La flessibilità dello scenario tedesco potrebbe inoltre lasciare aperte le porte ad una possibile coalizione tra Cristiano Democratici, Verdi ed il Partito Liberal Democratico (FDP). Alternativa per la Germania (AFD), ideologicamente di destra radicale, è l’unica grande esclusa dai futuri equilibri e gli altri partiti hanno già affermato di non volerci collaborare. Chiunque governerà dovrà, in ogni caso, ricostruire la Germania dalle fondamenta. A Berlino bisognerà ripensare a molti elementi e questo processo potrebbe portare alla nascita di un’Europa diversa.