Inquinamento, incidenti e quel traffico bestiale che paralizza intere megalopoli. La Cina ha intenzione di risolvere una volta per tutte i problemi strutturali legati al suo sviluppo economico. Problemi, tra l’altro, inevitabili dato l’enorme numero a cui ammonta la popolazione cinese e la rapidità con cui è cresciuta l’economia del Dragone negli ultimi vent’anni. L’ancora di salvataggio arriva dalla tecnologia e dall’intuizione di alcune menti brillanti. Il tutto rigorosamente made in China.

Il primato dei morti su strada

La rete stradale della Cina è la più estesa al mondo con i suoi 136 mila chilometri. Ogni anno si aggiungono alla lista 25 milioni di nuovi guidatori. Se sommiamo questi due dati, va da sé che oltre agli inevitabili ingorghi il governo deve fare i conti anche con la manutenzione delle infrastrutture. La Cina ha ottenuto il primato di morti su strada, con 104 morti ogni 100 mila veicoli (il 20% del totale mondiale di decessi su strada). Per fare un paragone, gli Stati Uniti sono fermi a 33.

Strade come giungle

Non è un’eresia paragonare le strade cinesi a una giungla. Per ovviare al tragico problema degli incidenti il governo punta su un incremento della sorveglianza elettronica, con telecamere e occhi pronti a immortalare ogni centimetro di asfalto. Inoltre è stato necessario migliorare ampie lingue di asfalto, aggiungere corsie di emergenza nei tratti più pericolosi e incrementare i controlli della polizia.

Traffico e inquinamento

Il cuore delle megalopoli è invece invaso dal traffico infernale. La crescita del benessere ha generato una nuova classe media e quindi sono aumentate le vendite di veicoli. Oltre alla perdita di tempo di chi si ritrova incolonnato c’è da considerare l’inquinamento prodotto dall’ingente quantità di motori accesi. Le soluzioni del governo sono tutte green oriented.

Autobus elettrici senza autisti

Pechino ha investito sulla produzione di auto elettriche. Ma il governo cinese è intenzionato a puntare anche sull’automazione della mobilità. Il progetto è già delineato. Per il 2020 sono attesi 10 mila veicoli, che nei piani delle istituzioni dovranno scarrozzare i cittadini senza un autista al volante. Gli autobus saranno guidati da sensori e telecamere sparse lungo i tragitti delle città. Nei prossimi mesi le infrastrutture saranno modernizzate per consentire l’attuazione dell’esperimento, per lo più con la stesura di vernici speciali sul manto stradale per aiutare i sensori a mantenersi all’interno della propria corsia di competenza.

L’Uber cinese

Non poteva mancare la risposta cinese a Uber. L’applicazione si chiama Didi Chuxing e funziona esattamente come la rivale occidentale. Basta scaricare la applicazione, registrarsi e richiedere taxi o veicoli, più o meno lussuosi, a cifre convenienti. Anche se negli ultimi mesi l’impresa è stata scossa dalle polemiche per alcuni stupri e omicidi commessi da suoi autisti, la sua posizione nel mercato resta dominante con 30 milioni di corse al giorno. E sempre più cinesi preferiscono affidarsi a servizi simili piuttosto che avventurarsi nella giungla urbana.