Se sei la First lady degli Stati Uniti è quasi certo che tu finisca sulla copertina di Vogue ma non se sei Melania Trump. D’altro canto lo show business a stelle e strisce è tutto schierato con i democratici, compresa la celebre rivista di moda, diretta dal 1988 dalla giornalista Anna Wintour, nota sostenitrice di Hillary Clinton alle elezioni presidenziali del 2016.

E così, se l’ex first lady Michelle Obama è finita in copertina per ben tre volte nel periodo in cui il marito era alla Casa Bianca, così anche la senatrice dem Kamala Harris e la deputata Alexandria Ocasio-Cortez hanno avuto il privilegio di apparire sulla più celebre rivista di moda al mondo. Alla 48enne Melania Trump no, nonostante classe ed eleganza non siano in discussione. Troppo pesante l’ombra dell’odiato marito – il diavolo in carne ed ossa per gli ambienti politicamente corretti della sinistra democratica.  La polemica nasce da una recente intervista che Anna Wintour ha rilasciato alla giornalista Christiane Amanpour della Cnn .

Vogue, niente copertina per Melania Trump

Nel corso dell’intervista si parla di moda ma soprattutto di donne e politica. Melania Trump non viene mai menzionata, quasi non esistesse. Un fatto ovviamente non casuale e che non poteva passare inosservato. “Fotografare le first lady è sempre stata una tradizione a Vogue” ha spiegato Wintour. “Parliamo di alcune donne straordinarie e meravigliose, ed è stato un onore fotografarle, ma erano sempre molto prudenti riguardo a ciò che volevano indossare e l’immagine che volevano presentare: quasi sempre una giacca”. Tranne Michelle Obama, per cui Anna Wintour ha una vera e propria venerazione: “Era così stimolante” ha spiegato e “le piaceva molto la moda”.

Per quanto riguarda l’impegno politico, la giornalista nata nel Regno Unito ha sottolineato che “non è il momento di non prendere posizione”. Dopo aver citato le rappresentanti del mondo liberal e democratico, dando ampia dimostrazione della sua faziosità, Wintour ha spiegato che “è importante avere un punto di vista” e “delineare le donne in cui crediamo come rivista”. Dopo la sconfitta del Segretario Hillary Clinton, ha aggiunto, “riteniamo che le donne debbano avere una posizione di leadership e intendiamo sostenerle”.

L’assenza di Melania da Vogue è emblematica: basta scorrere la galleria delle first lady immortalate dalla rivista per notare che la grande assente è proprio lei, l’ex modella moglie del Presidente degli Stati uniti. Oltre alle già citate Michelle Obama e Hillary Clinton, ci sono anche le “repubblicane” Nancy Reagan, Barbara Bush, Laura Bush. Per trovare Melania in copertina bisogna tornare al febbraio 2005, all’epoca del matrimonio con il tycoon, quando The Donald non pensava alla politica.

La dura replica della portavoce della first lady contro Vogue

Durissimo il comunicato della portavoce della first lady, Stephanie Grisham: “Essere sulla copertina di Vogue non definisce la signora Trump, è stata lì molto tempo prima che fosse la first lady”, ha sottolineato Grisham. “Il suo ruolo di first lady degli Stati Uniti e tutto quello che fa è molto più importante di qualche servizio fotografico superficiale e di qualche copertina”.

“Questo dimostra ulteriormente quanto sia faziosa l’industria delle riviste di moda, e mostra quanto Anna Wintour sia insicura e meschina. Sfortunatamente, la signora Trump è abituata a questo tipo di comportamento diviso”.

Insomma, le democratiche liberal come Anna Wintour, sempre attente a sostenere le donne e la causa progressista del momento, se la prendono con una donna come Melania Trump la cui colpa è quella di aver sposato un uomo che loro detestano politicamente: non si tratta forse di “sessismo” o comunque di “discriminazione”? Non è che quando subentrano gli avversari politici tutti i buoni propositi dei progressisti vengono presto dimenticati?

Da Melania Trump, che non ha rilasciato dichiarazioni in merito alla vicenda ma ha lasciato rispondere alla sua portavoce, arriva una bella lezione di stile a Vogue e a tutto il mondo delle riviste patinate che piacciono tanto ai democratici.