La Francia inizierà ad allentare le restrizioni adottate per fronteggiare la pandemia nel corso delle prossime settimane. Questo, almeno, è quanto dichiarato da una fonte vicina alla presidenza della repubblica che ha indicato come, a partire dalla metà di maggio, dovrebbero riaprire bar e ristoranti (solamente all’aperto), luoghi della cultura e negozi non essenziali. Il portavoce del governo Gabriel Attal ha invece confermato che le restrizioni agli spostamenti interni verranno abrogate a partire dal 3 maggio e che resterà in vigore il coprifuoco dalle 19 alle 6 di mattina. Il piano di riaperture, che verrà confermato qualora le condizioni epidemiologiche lo renderanno possibile, dovrebbe segnare la fine del lockdown parziale introdotto il 3 aprile per provare a contenere la terza ondata. Tra le riaperture previste c’è anche quella del sistema scolastico, congelato da quattro settimane. Il 26 aprile torneranno in classe gli studenti delle materne e delle elementari mentre il 3 maggio toccherà alle medie ed alle superiori.

Il quadro

Il governo francese è convinto che, nel giro di un mese, le nuove infezioni giornaliere dovrebbero calare fino a raggiungere quota 20mila e che entro metà maggio almeno venti milioni di persone, contro le tredici attualmente vaccinate, avranno ricevuto almeno una dose di un vaccino anti-Covid. L’auspicio di un futuro più roseo non può, però, prescindere dalle problematiche del presente. Al momento ci sono 31,214 pazienti affetti da Covid-19 ricoverati in ospedale e tra questi 5,970 si trovano in terapia intensiva.  Nella sola giornata di lunedì i ricoveri nei reparti sono cresciuti di 425 unità e quelli in terapia intensiva di 77 mentre la media di nuove infezioni giornaliere è di circa 33mila contro le 40mila di fine marzo. I dati forniti dal Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (ECDC) hanno evidenziato che, in base all aggiornamento del 15 aprile, il tasso di incidenza del Covid-19 in Francia a 14 giorni era pari a 762 casi ogni 100mila abitanti. I numeri forniti dall’ECDC sottolineano come la Francia sia ai primi posti in Europa per quanto riguarda l’incidenza e preceduta solamente da nazioni come Polonia, Svezia e poche altre.

Il fattore varianti

Una delle principali motivazioni addotte da Macron per giustificare il lockdown era legata alla presenza della cosiddetta variante inglese. “La variante“, aveva riferito Macron come riportato dal The Spectator, “ha creato una nuova epidemia, più forte rispetto a quanto avvenuto nel 2020, all’interno di quella già esistente”. La mutazione costituiva, al 26 marzo, il 76.3 per cento di tutti i casi positivi registrati in Francia mentre la mutazione sudafricana e brasiliana, riportate con un’unica cifra, non superavano il 5 per cento dei casi totali. Le stime che parlavano di una variante britannica dominante nel marzo del 2021 si sono, dunque, rivelate corrette e ci sono alcune regioni della Francia, come quella di Parigi, dove questa mutazione, già all’inizio di marzo, costituiva l’87.7 per cento delle infezioni totali e dunque la quasi totalità dei casi. Le autorità, nel tentativo di evitare una maggiore proliferazione delle varianti meno presenti, sono corse ai ripari bloccando tutti i voli provenienti dal Brasile ed imponendo 10 giorni di quarantena a chiunque faccia ingresso in Francia provenendo dallo stato latinoamericano. Potrebbe non bastare dato che una nuova variante del Covid-19, proveniente dall’India, minaccia l’Europa. Secondo l’infettivologa Karin Lacombe, che ne ha parlato nel corso di un’intervista rilasciata a FranceInfo, ” potrebbe arrivare nei prossimi giorni in Francia oppure è già arrivata” e “presenta due mutazioni che potrebbero consentirle di resistere alle vaccinazioni oppure ai trattamenti farmacologici”.

L’economia

La Francia, duramente colpita dalla pandemia, spera che l’emergenza sanitaria non coinvolga anche buona parte del 2021. L’economia, infatti, potrebbe risentirne. Il debito pubblico, già tra i più consistenti dell’eurozona, ha subito un forte aumento ed è passato dal 98.9 per cento del Prodotto Interno Lordo nel 2019 al 118.7 per cento nel 2020 mentre il tasso di disoccupazione, che si stava riducendo prima della pandemia, ha raggiunto l’8.9 per cento nel 2020 e ci si aspetta che arrivi al 10.2 per cento nel corso del 2021. La crisi ha costretto il governo a lanciare un pacchetto di aiuti di emergenza per fornire liquidità alle imprese e preservare posti di lavoro e stabilità delle famiglie. Quest’operazione di salvataggio ha, però, avuto un costo che è andato ad incidere, negativamente, anche sul deficit. La priorità, per il 2021, dovrà essere quella di implementare il recovery plan per aiutare le attività economiche e minimizzare la crescita della disoccupazione.