“A Mosca, a Mosca, a Mosca!”, dice Irina, una delle tre sorelle del capolavoro di Anton Cechov. Qualcuno a Mosca ci è poi andato davvero, e non se n’è certo pentito. Per esempio Valentino Bontempi, bresciano che ha cominciato a girare il mondo per lavoro nel 1997 e che nel 2004 è approdato nella capitale russa. “Sono venuto qui per alcune consulenze, detto tra noi a quell’epoca ci pagavano come fossimo calciatori, convinto di fermarmi poco tempo e nulla più. Invece nel 2009 ho aperto il mio primo ristorante e…”. Quella di Valentino è una storia di successo: Pinzerie Bontempi (“Ho registrato il marchio, sono uno dei pochi ad averlo fatto qui”) oggi a Mosca vuol dire 7 ristoranti, tutti in centro, più altri 22 locali in franchising in grandi città come Omsk, Voronezh nel Sud, Rjazan, Tjumen in Siberia. E persino Blagoveshcensk, quasi ai confini con la Cina: “È ormai un anno e mezzo che non ci vado, dovrò farlo, per fortuna il proprietario, Oleg, ha una figlia che studia qui a Mosca, e poi con le videoconferenze…”. E poi, accanto ai ristoranti, uno stabilimento per la produzione e lavorazione degli alimenti da ristorazione e una società per importare cibi pregiati italiani. “Diciamo che mi sono trovato bene e non ho alcuna intenzione di andarmene”, chiosa lui, “anche perché russi e italiani sono abbastanza simili per carattere e comunque i russi vogliono bene all’Italia, anche a dispetto delle attuali difficoltà politiche”. In totale, 220 dipendenti.
Due anni e più di guerra in Ucraina, ormai. Dal tuo osservatorio, hai registrato cambiamenti nell’atteggiamento dei moscoviti?
“Un paio di premesse. Il russo, per abitudine diciamo così storico, sa convivere con le difficoltà. Ha resistenza, si adatta. In più, la guerra è arrivata dopo la pandemia, che già aveva costretto tutti a vivere in stato di allarme. Detto questo ti posso dire con certezza che in questi anni di guerra non ho avvertito grossi cambiamenti. qualche alto e basso ma niente di sostanziale. Difficoltà con il rublo instabile e, ovviamente, con le importazioni viste le sanzioni varate contro la Russia. Ma, per dirti, non ho perso clienti né fatturato. Anche qui, cambiamenti e non crolli. Per dire: all’inizio, visto che proponiamo una ristorazione di un certo livello, avevamo tanti clienti tra i cosiddetti “nuovi ricchi” o oligarchi. Poi siamo diventati un luogo molto amato dalla parte glamour della società, attori, intellettuali, registi… Si ritrovavano da noi a prescindere dagli orientamenti politici. Cenavano nei miei ristoranti sia Vladimir Solovjov, il nome più “pesante” del giornalismo russo, grande sostenitore della “operazione militare speciale” in Ucraina come Ivan Urgant, il volto più noto della Tv, che il 24 febbraio del 2022 scrisse no alla guerra sui suoi social e poi lasciò la Russia per trasferirsi in Israele. E di certo ultimamente, viste le tensioni internazionali, non abbiamo più il piacere di accogliere la clientela delle ambasciate occidentali , che hanno ridotto il personale al minimo. Ma ripeto, cambiamenti, spostamenti, ma in questi ultimi due anni tutto è marciato al ritmo di sempre. Ora invece…”.
Intendi dire dopo l’attentato al Crocus City Hall?
“Sì. Credo che un vero cambiamento ora invece lo vedremo. La stessa sera dell’attentato sono piovute le disdette e finora ho perso circa il 40% del fatturato solito. La gente ha paura, disdicono le prenotazioni soprattutto i gruppi: cene di lavoro, compleanni, ricorrenze. Ma non è tanto a questo che penso. Penso soprattutto a due aspetti. I rapporti con l’Occidente, che già sono tesi al limite dello scontro, peggioreranno ancora, nuovi muri verranno innalzati. Ed è probabile che, vista la provenienza di coloro che sono ritenuti i killer del teatro, verranno inasprite le regole per i cosiddetti migranti economici, cioè per coloro che vengono a cercare lavoro in Russia. Già molti politici hanno chiesto maggiore rigore, quando non addirittura la chiusura delle frontiere. È un tema che conosco bene perché nella mia azienda, a parte i manager, i dipendenti sono tutti immigrati: uzbeki, kazaki, kirghizi, un po’ di tutto. E so che per loro la permanenza in Russia non è uno scherzo, devono stare molto attenti, pagare tutto, non sgarrare mai. Qui i controlli ci sono e sono assai severi. Se questa linea dovesse passare, sarebbe un grosso problema non solo per i Paesi da cui partono i migranti, che mandano a casa le rimesse, ma anche per la Russia che già soffre di una cronica carenza di manodopera. In sostanza, temo che questo attentato in un giorno cambierà Mosca più di quanto abbia fatto la guerra in due anni”.
