Il 2019 è prossimo a concludersi e sarà ricordato come l’anno nero della criminalità per la Svezia. Il Paese, infatti, è dilaniato da una guerra fra bande per il controllo del mercato della droga e di altri traffici illeciti che ha come centri nevralgici Stoccolma e Malmö, ma che è ormai estesa nei Paesi vicini, in particolare in Danimarca, e si combatte con omicidi mirati, sparatorie in luoghi pubblici e, soprattutto, attentati dinamitardi.

L’anno delle bombe

Da gennaio a novembre nel Paese si sono verificati più di 100 attacchi con esplosivi, diretti contro persone, automobili, esercizi commerciali ed abitazioni, ossia il doppio rispetto allo stesso periodo nell’anno precedente. Il numero sarebbe stato molto più elevato, considerato che le forze dell’ordine hanno sventato 76 attentati, scoprendo in tempo dove fossero nascosti gli ordigni e disinnescandoli.

Anche i cittadini ordinari, estranei alla guerra in corso, stanno rapidamente diventando vittime dell’ondata di violenza fra scambi di persona o sfortuna nel trovarsi nel luogo di una detonazione. È accaduto questo settembre a Lund, dove una studentessa è rimasta gravemente ferita dall’esplosione di una bomba ad orologeria mentre camminava, e a Linköping, dove in una bicicletta è stato nascosto un ordigno contenente 15 chili di esplosivo che ha provocato danni ad un intero isolato, ferendo 25 persone.

Malmö è la città più interessata dall’epidemia di violenza gangsteristica: 30 delle 100 esplosioni che hanno interessato il Paese quest’anno hanno avuto luogo proprio qui. Lo scorso mese l’omicidio di un 15enne, vittima della guerra fra bande, ha spinto la polizia locale ad inaugurare l’operazione Hoarfrost che ha già condotto all’arresto di oltre 40 persone e le cui indagini si stanno espandendo nel resto del Paese.

L’anno scorso, invece, la città era stata colpita dal più feroce episodio della guerra della droga dei tempi recenti: un commando aveva preso di mira un internet café in cui si trovavano dei membri di una banda rivale, dei sei feriti, tre erano poi morti durante il ricovero in ospedale.

La violenza si estende

La Danimarca, a partire dallo scorso mese, ha reintrodotto l’obbligo di visionare i passaporti alla frontiera con la Svezia, dopo aver registrato un incremento di episodi criminosi conseguentemente all’arrivo nel Paese di trafficanti in fuga dal vicino scandinavo.

Quest’anno Copenaghen è stata scossa da 13 esplosioni e, in diversi casi, la polizia danese è riuscita ad arrestare i colpevoli: degli svedesi. Sempre nella capitale danese sono anche in aumento gli omicidi legati alla guerra della droga svedese: due soltanto nel mese di giugno.

Ma non è solo la Danimarca a prendere contromisure per evitare di finire coinvolta nel ciclo di violenza; la stessa Volvo, la compagnia automobilistica che ha il quartiere generale a Goteborg, starebbe pensando di spostare all’estero i propri uffici per via delle lamentele dei lavoratori e delle preoccupazioni degli investitori. La notizia era stata diffusa a luglio di quest’anno direttamente da Hakan Samuelsson, l’amministratore delegato della casa.

Una situazione drammatica

Secondo le statistiche ufficiali, i tassi di violenza nel Paese sono superiori a quelli registrati da Norvegia e Danimarca fra gli anni ’80 e ’90, l’epoca d’oro delle bande motociclistiche, come i Bandidos e gli Hells Angels. A contraddistinguere il caso svedese dagli altri della Scandinavia è anche e soprattutto un elemento: ad egemonizzare il panorama criminale sono soprattutto immigrati di seconda e terza generazione, ossia persone che avrebbero dovuto essere pienamente integrate nel tessuto sociale.

Gli stessi esponenti delle forze dell’ordine hanno confermato di avere difficoltà nella gestione dell’ondata di criminalità, perché “veramente nuova“, e di essere “alla ricerca di conoscenza” utile a capire come affrontarla. Il criminologo Amir Rostami, citato dalla BBC, ha comparato la situazione svedese a quella messicana – non, ovviamente, in relazione al numero dei morti, quanto al ricorso ad ordigni come le granate.

La stessa letalità degli scontri a fuoco sta aumentando: si è passati dai 17 morti del 2011, alle 300 sparatorie dell’anno scorso che hanno provocato 45 morti e 135 feriti. In attesa che la polizia riporti i dati per l’anno in corso, i media svedesi riportano già che il bilancio finale sarà indubbiamente più pesante rispetto all’anno precedente: nei primi sei mesi del 2019, infatti, ci sono stati più omicidi che in tutto il 2018.

La situazione sta contribuendo ad evidenziare il fallimento del modello d’integrazione svedese che, lungi dall’essere capace di fornire a tutti le stesse opportunità di mobilità sociale, si è invece rivelato un vespaio di ghetti etnici in cui dominano polarizzazione sociale, segregazione e radicalizzazione religiosa.

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