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Società

La guerra culturale dell’Asia all’Occidente: basta usanze e nomi stranieri

Uno scatto di orgoglio nazionale attraversa l’Asia da est a ovest, da nord a sud. Dopo decenni di sottomissione, sia economica che politica, il continente asiatico non ha più alcuna intenzione di seguire le usanze occidentali ancora oggi diffuse in...

Uno scatto di orgoglio nazionale attraversa l’Asia da est a ovest, da nord a sud. Dopo decenni di sottomissione, sia economica che politica, il continente asiatico non ha più alcuna intenzione di seguire le usanze occidentali ancora oggi diffuse in molte regioni. L’ennesima scintilla che ha fatto scoppiare un incendio che si sta propagando, Stato dopo Stato, questa volta riguarda l’aspetto culturale, più precisamente i nomi. Perché, si è chiesto il Giappone, i media stranieri scrivono i nomi dei giapponesi anteponendo il nome al cognome? L’usanza nipponica prevede l’esatto contrario. A poche settimane dalla protesta di Tokyo anche la Cina ha fatto sentire la propria voce: per quale motivo i nomi di alcuni edifici e luoghi pubblici devono riprendere l’assonanza occidentale dando vita a termini improbabili?

Giappone: cognome e nome

Cina e Giappone hanno sollevato un problema culturale lasciato fin troppo tempo in secondo piano. Finché i Paesi asiatici si sentivano inferiori all’Occidente, i governi non avevano mai pensato di protestare pubblicamente; oggi che la situazione geopolitica è cambiata, è cambiata anche la loro percezione nei confronti del mondo. L’Asia sa di essere il nuovo baricentro di interesse mondiale e pretende legittimamente che la propria cultura abbia lo spazio che si merita, in patria come all’estero. Il primo a scendere in campo per la guerra dei nomi è stato il ministro degli Esteri giapponese; Taro Kono ha chiesto ai media internazionali di iniziare a scrivere i nomi dei giapponesi usando, nell’ordine, prima il cognome poi il nome. Shinzo Abe dovrebbe diventare Abe Shinzo e così via per tutti i nipponici. Adesso che il passato non spaventa più, Tokyo è ben orgogliosa di riprendere le antiche radici giapponesi e farne sfoggio ai quattro venti. Ma c’è un altro motivo che ha spinto il Giappone a chiedere la nuova formalità per la scrittura dei nomi giapponesi, ed è legato alla storia. La formula fin qui adottata, quella che antepone il nome al cognome, deriva dall’influenza della cultura occidentale; un’influenza che ha in breve soppiantato l’usanza tradizionale.

La lista nera di Hainan

Qualcosa di simile, una sorta di ribellione nei confronti dell’Occidente, è accaduto anche in Cina, precisamente nella provincia di Hainan. L’isoletta tropicale, situata nella parte meridionale del Paese, è diventata il palcoscenico di una disputa culturale sui nomi dati a strade, piazze, hotel e altro ancora. Il governo locale, scrive l’Economist, ha reso pubblico un elenco di 53 luoghi vari, tra cui molti hotel, che portano nomi stranieri che rimarcano il periodo storico in cui la Cina era sottomessa al dominio occidentale. La maggior parte dei nomi incriminati sono formati da caratteri cinesi che rievocano in qualche modo parole straniere: Kaisa sta per Cesare, Weiduoliya per Vittoria, Weiyena per Vienna e così via. La soluzione è cancellare i nomi occidentalizzati e cambiarli in qualcosa di consono al contesto cinese. A partire dal 2012, prima elezione del presidente Xi Jinping, la Cina ha intrapreso una vera e propria campagna contro l’influenza culturale straniera nel Paese. Le autorità centrali, un anno fa, avevano emesso una direttiva sulla rettifica dei nomi stranieri adesso ripresa dai vari governi locali.





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