Il terremoto che ha investito in pieno AstraZeneca ha provocato serie ripercussioni in tutta l’Europa. La momentanea e, a giudicare dai primi dati, immotivata sospensione del vaccino AZD1222, attuata dalla maggior parte dei Paesi membri dell’Ue, ha generato due importanti conseguenze. Innanzitutto, le campagne vaccinali, che si affidavano in gran parte proprio alle dosi realizzate dall’azienda anglo-svedese, sono andate incontro a un inevitabile rallentamento. Come se non bastasse, i cittadini, spaventati dalle ultime notizie e stremati da un anno di emergenza sanitaria, hanno iniziato a prendere le distanze dai vaccini. A quanto pare, inoltre, il diktat sullo stop alle somministrazioni di AstraZeneca non sarebbe partito dall’Ema. Anzi: l’Agenzia europea del farmaco ha affermato esplicitamente di esser convinta “dei benefici del vaccino” AZD1222 nel prevenire i sintomi gravi del Covid-19 “rispetto ad eventuali effetti collaterali”.

Dunque, non si capisce perché Germania, Italia, Francia e Spagna abbiano optato per una sospensione provvisoria a scopo precauzionale. “Si tratta di una decisione politica”, ipotizzano varie voci. Da questo punto di vista, tutti i riflettori sono puntati su Berlino. In effetti, per quanto riguarda l’Italia, il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha spiegato che la scelta su AstraZeneca è emersa “dopo una valutazione dell’istituto tedesco per i vaccini”. In Germania il vaccino anglo-svedese è stato sospeso seguendo le raccomandazioni del Paul Ehrlich Institute, una sorta di Istituto Superiore di Sanità in salsa tedesco. Il motivo? Un aumento di una particolare forma di trombosi venosa cerebrale piuttosto rara, la trombosi della vena sinusale, connessa alla mancanza di piastrine e sanguinamento e in concomitanza con la somministrazione delle dosi di AstraZeneca. A quanto ammontano questi casi? Si parla di 7 casi (3 decessi) su 1.6 milioni di vaccinazioni. Tanto è bastato a Berlino per scatenare la crociata contro l’AZD1222.

La mossa di Berlino

Anche se le autorità tedesche sostengono che lo stop ad AstraZeneca non sia figlio di una decisione politica, il dubbio che sia effettivamente così c’è, ed è fortissimo. Anche perché, assestando un destro in pieno volto come questo all’azienda anglo-svedese, con una mossa del genere Berlino avrebbe tolto di mezzo una concorrente temibile per le “sue” BioNTech, partner di Pfizer, e Curevac, in procinto di lanciare un nuovo vaccino.

Già, perché mentre in Europa una singola dose di AstraZenca costa circa un paio di dollari, una di Pfizer-BioNTech arriva a 14,50, mentre una di Curevac dovrebbe poi aggirarsi intorno ai 12. Dal momento, poi, che molti Paesi avevano puntato tutto o quasi sull’AZD1222, più economico e facile da usare per via della sua tecnologia vaccinale, ecco che i sospetti contro la Germania iniziano a farsi consistenti. Visto il danno d’immagine provocato al vaccino di AstraZeneca, per Pfizer-BioNTech e gli altri concorrenti si è aperta una vera e propria prateria da conquistare.

Se quanto detto fosse vero, i tedeschi avrebbero spinto l’Ue tra le braccia di Pfizer, al momento l’unico candidato di spessore capace di riempire l’ipotetico vuoto lasciato dall’azienda anglo-svedese (che, in ogni caso, da questa vicenda perderà qualcosa). In definitiva, dando il via a una sorta di guerra commerciale “silenziosa” sui vaccini, Berlino potrebbe aver puntato sui propri cavalli di battaglia, assicurandosi, in vista dell’imminente futuro, più dosi rispetto alle altre Cancellerie.

Una guerra economica silenziosa

Negli anni passati Donald Trump era finito nell’occhio del ciclone per aver intrapreso una guerra commerciale contro la Cina. Al netto degli effetti economici e politici più o meno nefasti di questa strategia, i media di tutto il mondo attaccavano gli Stati Uniti accusandoli di danneggiare, indirettamente, gli altri Paesi. L’obiettivo di Washington, del resto, era quello di rianimare (o cercare di farlo) le proprie aziende surclassate dalle rivali cinesi. Perché nessuno si indigna dell’atteggiamento adottato dalla Germania sui vaccini? A ben vedere, Berlino si sta comportando proprio come gli Stati Uniti. Con l’aggravante che stiamo parlando di vaccini. E la differenza che ora ci troviamo nel bel mezzo di una pandemia.

Pochi analisti, poi, hanno sottolineato il fatto che quella tedesca è un’economia calibrata quasi solo ed esclusivamente sulle esportazioni. Berlino ha sempre preferito accumulare attivi commerciali nei confronti di mezzo mondo; lo ha fatto a tal punto che nel 2016 ha superato perfino la Cina, totalizzando un attivo commerciale verso gli altri Paesi del pianeta pari a 300 miliardi di dollari a fronte dei 200 miliardi di Pechino. La leva dei vaccini attivata da Angela Merkel è l’ennesima riprova dell’atteggiamento tedesco. La Germania potrebbe aver dato il via a una guerra commerciale silenziosa ben più pericolosa di quella mossa da Trump.