Caso estremo, misure estreme: dopo la messa in quarantena di alcune città cinesi in seguito all’escalation del coronavirus, numerosi Paesi procedono verso l’evacuazione dei propri cittadini dalla Cina, incluso il personale diplomatico.

Le nazioni in prima linea

Già dalle prime notizie circa la diffusione del coronavirus, il governo francese si era messo all’opera per ideare un piano di evacuazione senza scatenare il panico: Parigi prevede di rimpatriare alcune centinaia dei suoi 800 connazionali che vivono nell’area di Wuhan. Gli evacuati dovranno trascorrere 14 giorni in quarantena per evitare di diffondere il virus in Francia. Gli ospedali francesi stanno trattando tre casi confermati del nuovo virus e altri dati come probabili. I casi confermati sono tutti cittadini cinesi che sono recentemente tornati dai loro viaggi. La casa automobilistica francese Psa ha dichiarato che sabato evacuerà i suoi dipendenti espatriati e le loro famiglie da Wuhan per metterli in quarantena in un’altra città.

In Europa, al momento, anche la Spagna starebbe lavorando con la Cina e l’Unione europea per rimpatriare cittadini spagnoli nell’area di Wuhan. Il ministro degli Esteri spagnolo Arancha González Laya ha affermato su Twitter “Stiamo lavorando … con il nostro consolato a Pechino e funzionari in Cina e nell’Unione europea per rimpatriare una ventina di spagnoli a Wuhan, Hubei, l’epicentro del coronavirus. Continueremo ad aggiornarvi su tutti i progressi”, senza fornire ulteriori dettagli. Anche il governo olandese è all’opera, al fine di mettere in salvo circa 20 connazionali.

I piani di evacuazione si applicherebbero all’intera provincia di Hubei, anche se tutti i cittadini olandesi registrati presso l’ambasciata si trovano a Wuhan stessa. Secondo l’istituto di sanità pubblica Rivm, esiste una possibilità realistica che il virus possa comparire nei Paesi Bassi. “Proprio come in altri paesi, qualcuno dalla Cina può venire nei Paesi Bassi e ammalarsi qui”, hanno dichiarato dall’Istituto, ma ha aggiunto che la possibilità che il virus si diffonda rapidamente nei Paesi Bassi è ridotta. Questa settimana gli esperti incontreranno il Rivm e il Ministero della sanità pubblica per discutere se e quali misure debbano essere prese nei Paesi Bassi. Sotto pressione anche Londra, a lavoro con altri partner internazionali per trovare soluzioni per consentire a cittadini britannici e stranieri di lasciare Wuhan. Mentre altri Paesi si preparavano a trasportare in aereo i loro cittadini dalla regione della Cina più colpita, il primo ministro ha insistito sul fatto che sono stati elaborati piani per aiutare i cittadini del Regno Unito a Wuhan, la città da cui si ritiene che abbia avuto origine l’epidemia, aggiungendo che “stiamo facendo tutto per schermare le persone che arrivano dalle regioni interessate”.

L’annuncio è arrivato lunedì dopo che l’ex Segretario di Stato per gli affari esteri, Jeremy Hunt, ha dichiarato di appoggiare l’idea di ponti aerei per i cittadini britannici in Cina. Continuano gli sforzi per rintracciare le 2.000 persone che sono entrate nel Regno Unito dalla Cina con voli internazionali. Circa 73 persone sono state testate per il coronavirus nel Regno Unito e tutti i test sono risultati negativi, ha affermato il Dipartimento della sanità e dell’assistenza sociale. Già operativo il governo giapponese che già da martedì organizzerà voli charter per tutti i suoi cittadini che desiderano rientrare da Wuhan. “Abbiamo deciso di rispedire tutti in Giappone, se lo desiderano, con ogni mezzo, incluso un volo charter”, ha dichiarato il primo ministro Shinzo  Abe alla stampa. Il ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi ha affermato che circa 430 cittadini giapponesi sono stati confermati nella provincia di Hubei.

Domenica, il ministero della Salute ha confermato il quarto caso di infezione del Giappone, un uomo di 40 anni proveniente da Wuhan in visita in Giappone per viaggiare, aggiungendo che si trova in condizioni stabili. L’uomo è arrivato in Giappone mercoledì scorso e ha avuto la febbre il giorno seguente. La sua infezione è stata confermata domenica pomeriggio dopo aver visitato un’istituzione medica nella prefettura di Aichi per cure. Fanno un passo indietro le autorità del Myanmar: annullata l’evacuazione programmata di 60 studenti di Mandalay che studiano a Wuhan. Kyaw Yin Myint, portavoce del governo municipale di Mandalay, ha dichiarato che verranno rimandati indietro tra 14 giorni, una volta trascorso il periodo di incubazione del virus. Da Washington, invece, il Dipartimento di Stato ha dichiarato che evacuerà il personale dal suo consolato di Wuhan negli Stati Uniti e offrirà un numero limitato di posti a comuni cittadini su un volo in partenza da Wuhan il 28 gennaio in direzione di San Francisco. Anche l’ambasciata russa in Cina starebbe discutendo con Pechino l’evacuazione dei propri cittadini da Wuhan.

E l’Italia?

L’Ambasciata d’Italia a Pechino si sta attivando per assistere i connazionali a Wuhan. Lo riferiscono fonti della Farnesina, spiegando che si sta valutando la possibilità di trasferimenti via terra in bus fuori dalla regione, non prima di un periodo di osservazione di 14 giorni in ospedale, pari a quelli necessari all’incubazione del virus. Nulla però è dato sapere come e dove si svolgerebbe l’eventuale quarantena e se i pazienti potranno essere condotti in isolamento singolo o collettivo. L’Ambasciata d’Italia a Pechino, in collaborazione con l’Unità di Crisi della Farnesina, è in contatto con i cittadini italiani presenti a Wuhan e nella regione dell’Hubei. Coloro che invece sceglieranno di restare avranno un filo diretto con l’Ambasciata per ricevere i consigli e le indicazioni del caso.

Nel frattempo, il governo cinese dichiara di preferire di non rompere la quarantena per non intaccare il cordone sanitario creato: il rischio è favorire l’esportazione dell’epidemia da parte di cittadini rimpatriati che potrebbero non essere consci di stare incubando il virus. Farà eccezione il volo americano, l’unico al momento confermato.