La geopolitica della corsa allo spazio
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Se c’è una cosa che i genitori non possono proprio tollerare è la mancanza del latte artificiale sugli scaffali dei supermercati. Secondo Usa Today, circa il 40% delle scorte dei marchi più popolari sono esaurite negli Stati Uniti, e la pressione politica e mediatica sull’amministrazione Biden sta aumentando di ora in ora. Dallo scorso aprile, i principali rivenditori, tra cui CVS, Target e Walgreens, hanno infatti deciso di limitare la quantità di formule che gli acquirenti possono acquistare. Ad aggravare la situazione, nelle scorse settimane, è stata la decisione dell’azienda Abbott Nutrition – una delle maggiori produttrici di latte artificiale nel Paese, che copre buona parte del mercato – di ritirare tre tipologie di formule dopo che quattro bambini hanno contratto gravi infezioni batteriche dopo aver consumato i prodotti del noto marchio.

Joe Biden nel mirino

La mancanza di latte artificiale sugli scaffali dei market usa è diventata ben presto un questione politica, e non solo aziendale. Il governatore del Texas Greg Abbott ha sottolineato che “mentre madri e padri fissano gli scaffali vuoti dei negozi di alimentari in preda al panico, l’amministrazione Biden è felice di fornire latte artificiale agli immigrati illegali che transitano dal nostro confine meridionale. I nostri figli meritano un presidente che metta al primo posto i loro bisogni e la loro sopravvivenza, non uno che fornisce forniture essenziali agli immigrati illegali prima delle stesse persone che ha giurato di servire”. La deputata della Florida, Kat Cammack, in un video pubblicato su Facebook, ha detto di essere “così arrabbiata” per il fatto che il governo sta garantendo il latte artificiale ai bambini in custodia sul fronte meridionale e non agli americani.

Oltre agli avversari politici, molte mamme e papà hanno espresso in queste settimane tutta la loro rabbia e frustrazione per la situazione che si è venuta a creare, e così Joe Biden ha deciso di correre ai ripari. Al fine di sopperire alla mancanza di latte nelle culle, infatti, l’azienda produttrice Abbott ha raggiunto un accordo con le autorità sanitarie statunitensi per riavviare la produzione nella sua più grande fabbrica nazionale. Tuttavia, come spiega il Guardian, passerà più di un mese prima che qualsiasi nuovo prodotto venga spedito dal sito produttivo ai supermercati al fine al fine di allevare la grave mancanza di formule per neonati. Dopo la ripresa della produzione, Abbott ha infatti affermato che ci vorranno dalle sei alle otto settimane prima che la formula inizi ad arrivare nei negozi. “La FDA si aspetta che le misure prese con i produttori di latte artificiale aumenteranno le forniture sugli scaffali dei negozi in futuro”, ha detto ai giornalisti il ​​commissario della FDA, Robert Califf.

Il 19 maggio la Casa Bianca ha provato a correre ai ripari grazie a una legge di guerra e mobilitando il Pentagono. Il presidente ha invocato il Defense Production Act (una legge del 1950 varata nella guerra di Corea) per ordinare ai fornitori di dare priorità alla produzione di “baby formula” e ha disposto che i ministeri della Salute e dell’Agricoltura usino i cargo della Difesa per importare dall’estero latte in polvere che rispetti gli standard stabiliti della Food and Drug Administration (Fda).



L’inflazione pesa anche sul latte

La crisi non riguarda solo il latte artificiale. Nelle prossime settimane, un cartone di latte potrebbe arrivare a costare fino al 50% in più a causa dell’impennata dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari. Il costo di latte, formaggio e uova, secondo la Cnn, è aumentato del 9,5% negli ultimi 12 mesi, mentre quello del latte intero è salito di oltre il 12%. Negli Stati Uniti, i prezzi del latte all’ingrosso sono aumentati del 38% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, mentre il prezzo al dettaglio del latte intero fresco è cresciuto del 15%. A determinare quest’aumento vertiginoso sono state la pandemia e la guerra in Ucraina. Il Covid-19, infatti, ha fatto aumentare il prezzo di molti beni poiché i lockdown nei vari Paesi hanno pesato in maniera importante sulle catene di approvvigionamento globali. Ciò ha influito sulla produzione di latte, poiché gli agricoltori e allevatori hanno dovuto fare i conti con fertilizzanti e mangimi più costosi, nonché con nuove norme ambientali sempre più rigide. Nel frattempo, la domanda per i prodotti lattiero-caseari, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, è cresciuta durante la ripresa.

Pandemia, guerra, aumento delle materie prime

La guerra dell’Ucraina ha dato il colpo di grazia, ostacolando l’accesso a prodotti come grano, fertilizzanti e combustibili, aumentando ancora una volta i costi per i produttori di latte. “La guerra è il fattore che sta causando il problema maggiore in questo momento”, ha affermato John Allen, socio amministratore di Kite Consulting. Uno dei maggiori problemi è l’aumento del prezzo dei fertilizzanti a base di azoto, essenziali per l’allevamento di latte. “Rispetto allo scorso a anno, i prezzi dei fertilizzanti quasi sono aumentati almeno del 400%”, afferma Robert Craig, che gestisce tre aziende lattiero-casearie nel nord dell’Inghilterra, interpellato dalla Cnn. A tutto questo si aggiunge l’aumento dei prezzi del carburante, essenziale per gestire un’azienda agricola, dove trattori e altri macchinari possono funzionare tra le 16 e le 20 ore al giorno.

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