La gestione del Coronavirus da parte del governo italiano non smette mai di stupirci in negativo; negli ultimi giorni abbiamo scoperto che il virus dalle 6 della mattina alle 18 di sera si prende qualche ora di riposo salvo poi ricomparire in serata e durante la notte con particolare virulenza tra le giovani generazioni. In questi giorni si è molto discusso sulla decisione di chiudere le discoteche e sull’inasprimento delle misure sanitarie a causa dell’aumento dei contagi ma, ormai assuefatti da un dibattito pubblico autoreferenziale per cui si vuol far passare il “modello Italia” come il migliore al mondo, abbiamo smesso di guardare cosa avviene a pochi chilometri dal confine italiano. Dopo anni di europeismo e di esterofilia adottati come criteri primari per i comportamenti da replicare in Italia, all’improvviso tutto ciò che viene fatto all’estero (Cina esclusa) diventa sbagliato perché solo la linea adottata dal nostro governo è quella corretta.
Ci sono però anomalie che balzano agli occhi e invitano a una seria riflessione se si paragona la situazione italiana a quella di tanti altri stati dell’Unione europea, non parliamo solo del prolungamento fino a ottobre dello stato di emergenza (caso unico) ma anche una serie di incongruenze e differenze davvero eclatanti.
Dirigendosi in Austria dall’Italia in macchina e superando il confine da Tarvisio, non ci sono controlli di nessun genere e già dalla prima città austriaca (Villaco) si nota come la situazione è ben diversa dal Belpaese. Anzitutto non vige l’obbligo di indossare le mascherine neanche dentro i locali, per strada praticamente nessuno le porta, mentre negli esercizi commerciali, sebbene vi sia il plexiglas di fronte alle casse, non tutti i commercianti la indossano. Se in Carinzia (la regione meridionale dell’Austria che confina con l’Italia) c’è un’attenzione maggiore alle misure anticovid, già spostandosi a nord in Stiria, nel capoluogo Graz, la situazione cambia notevolmente e addirittura in alcuni hotel viene fatto presente a chi indossa la mascherina, che non c’è nessun obbligo nemmeno al chiuso. Ma è Vienna, la capitale austriaca, che più colpiscono le differenze con l’Italia. Qui è quasi come se il virus non esistesse, per strada nessuno indossa la mascherina, il distanziamento sociale è una chimera e persino nei ristoranti i tavoli sono uno attaccato all’altro. Viene da chiedersi se sia irresponsabile il governo austriaco a non adottare misure simili alle nostre o se ci sia qualcosa che non funziona da noi. Vogliamo pensare che i governi di alcuni degli Stati meglio amministrati al mondo come Austria o Germania siano degli sprovveduti? A giudicare dai numeri, l’Austria rappresenta un’isola felice con 729 morti (con una popolazione di poco meno di nove milioni di abitanti) ma il punto non è solo il diverso modo di fronteggiare il covid, quanto il senso delle stringenti misure italiane se poi non esistono controlli al confine e potenzialmente chiunque può arrivare in macchina dalla Polonia, dalla Slovacchia, dall’Ungheria, dall’Austria… A Bratislava, per esempio, capitale della Slovacchia che a fronte di quasi 5,5 milioni di abitanti presenta 33 decessi per covid, nonostante nei locali pubblici le mascherine siano più utilizzate rispetto a Vienna, la tendenza generale non è certo assimilabile all’Italia per il rigore delle misure. Lo stesso dicasi in Ungheria e Repubblica Ceca.
È perciò inutile schedare chi va in vacanza in Sardegna o Sicilia se poi in gran parte del resto d’Europa le stringenti regole italiane non sono adottate e vigono comportamenti del tutto diversi dai nostri senza che venga monitorato l’accesso alle frontiere nel territorio italiano. Tutto ciò a meno che il governo non ci illumini con una nuova scoperta sul virus che, oltre a prendersi una pausa durante il giorno, tiene in considerazione i confini politici tra gli Stati per diffondere il contagio, in tal caso tutto sarebbe spiegabile.
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