La Germania tradisce (ancora una volta) la Grecia

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Il ministro degli interni tedesco Horst Seehofer ha vietato l’ingresso nel territorio della Turingia di 500 profughi provenienti dalla Grecia, il cui arrivo era stato fortemente voluto dal ministro per l’immigrazione della Turingia Dirk Adams, del partito dei Verdi. A renderlo noto, come riportato dal quotidiano tedesco Der Spiegel, è stato lo stesso governo federale tedesco con le parole del segretario Hans-Georg Engelke, il quale ha sottolineato come allo stato attuale non sarebbe possibile portare a termine l’ingresso dei profughi in accordo con le leggi federali.

Grecia: alleata soltanto quando fa comodo?

Nonostante le proteste del partito dei Verdi, dunque, la decisione federale è l’ennesimo voltafaccia di Berlino nei confronti di Atene, nonostante siano conosciuti i problemi che stanno attraversando in questo momento le isole della Grecia. Con l’arrivo che continua ad essere incontrollato dei profughi, le tensioni con la Turchia e soprattutto con la minaccia della diffusione della pandemia anche attraverso i flussi migratori Atene sta vivendo un nuovo periodo buio dettato dal suo posizionamento geografico ai confini d’Europa.

Berlino, sotto questo aspetto, sembra nuovamente non essere intenzionata a prendere le parti di quella che dovrebbe essere una sua solida alleata – tenuta in considerazione soltanto però quando si parla di ristrutturazione del debito. Evidenziando ancora una volta come le promesse da parte del blocco centro-settentrionale dell’Unione europea, quando si viene ai fatti, siano troppo spesso soggette a ripensamenti. E soprattutto, mette in discussione ancora una volta l’unità stessa d’intenti da parte delle democrazie europee nei confronti della sensibilità circa le questioni migratorie.

Il coronavirus ha peggiorato ulteriormente la solidarietà europea

Con il passaggio della pandemia di coronavirus, l’Unione europea si è vista costretta rivedere il trattato di Schengen, sospendendolo di fatto per il periodo che è stato caratterizzato dalla serrata più estrema. Anche con il passare dei pericoli sanitari maggiori, tuttavia, la sensazione è che la libera circolazione delle merci e delle persone non sia più visto come un valore aggiunto del grado di unione raggiunto col passare degli anni quanto più un pericolo per le comunità.

Cambiando il proprio approccio alla circolazione elle persone, dunque, lo stesso fenomeno si ripropone anche sulla spartizione dei migranti, visti come possibile canale di contagio da parte delle popolazioni dei rispettivi Paesi. In parte fondato – considerati i dati provenienti dall’Italia – questa paura limita però la capacità di ripartizione del peso migratorio tra le forze dell’Unione europea, peggiorando ulteriormente la situazione vissuta dai Paesi di frontiera, come l’Italia e la Grecia. E ancora una volta, il futuro – date le premesse – sembra tutt’altro che roseo.

Date le circostanze, dunque, sembra profilarsi davanti al prossimo futuro di Grecia e Italia un’altra dura stagione fatta di scontri con il blocco centro-settentrionale dell’Unione europea sulla ripartizione dei flussi migratori, di profonde promesse e di dura voltafaccia. Questa volta, però, dati i rischi maggiori la corda rischia di diventare eccessivamente tesa, avvicinandosi sempre di più al punto di rottura. Anche perché, con la situazione sanitaria precaria da gestire, né Roma né Atene potranno permettersi di concentrare troppe forze nella gestione dei profughi, dovendosi preoccupare di limitare i danni di una possibile seconda ondata dei contagi. In uno scenario che, ancora una volta, rischia di mettere in evidenza tutti i limiti degli attuali modelli sui quali è fondata l’Unione europea.