La risalita dei contagi in Europa interessa anche la nazione governata da Angela Merkel. La Germania sta assistendo ad un aumento esponenziale che non sembra conoscere battute d’arresto. La situazione non può non preoccupare le autorità politiche ed istituzionali. Il Covid-19. nel corso di questa estate, non ha mai smesso di far parlare di sé, ma adesso per i tedeschi sembra essere arrivato il tempo della “seconda ondata”, con giornate in cui vengono registrate quasi 1.500 nuove positività. Per almeno settantadue ore, la Germania ha recepito bollettini contenenti più di mille casi quotidiani.

Come spiegato in questa intervista rilasciata ad InsideOver dal professor Massimo Ciccozzi, il Sars-Cov2 è arrivato in Italia dopo aver colpito in primis i territori teutonici. Italia e Germania non confinano, ma il ceppo virale che ha sconvolto il Belpaese nel corso della passata stagione è riconducibile a contagi avvenuti dapprima in Germania. Questa è la tesi corroborata della scienza. L’Italia, insomma, deve anche badare a quello che succede in casa altrui. Se non altro perché il mondo odierno, con la facilità degli spostamenti, consente ai patogeni di circolare senza troppi ostacoli e con una velocità mai sperimentata prima nel corso della storia delle pandemie.

Ieri la dalla Germania sono arrivati dati allarmanti: oltre 1400 i nuovi casi. Nessuno, nel Vecchio continente, sembra potersi dire realmente al riparo dalla diffusione del nuovo coronavirus. Come abbiamo potuto constatare nel corso dei mesi di lockdown, uno dei grandi temi è proprio quello della gestione della pandemia in termini di quotidianità, non dell’emergenza. Dal rispetto delle misure di distanziamento sociale ai protocolli governativi, passando per la coscienza pubblica dei cittadini: gli elementi in campo sono molti, diversi tra loro e in taluni casi parecchio sensibili, in quanto relativi ai comportamenti dei singoli cittadini. Ora, con l’aumento dei nuovi contagi e la vita che prova gradualmente a tornare alla normalità è dunque lecito domandarsi come vadano le cose in Germania di questi tempi. Esiste un fattore comunitario per cui le falle di un territorio possono influire sulle sorti di un’altra zona di mondo. Il più classico dei “butterfly effect” potrebbe ancora abbattersi sui destini dei popoli. Per farla breve: uno Stato (anche soltanto un Land) che non rispetta le prescrizioni può costringere decine di nazioni ad un secondo lockdown.

Secondo quanto riportato da Italia Oggi, le maglie tedesche sarebbero piuttosto larghe: dal caso della applicazione, simile a quella utilizzata dalle nostri parti, che non avrebbe portato in dote alcun risultato rilevante, alla mancata consegna, in alcune circostanze, di nominativi reali quando si tratta di consumare i pasti all’interno dei ristoranti o di locali pubblici. In Germania, insomma, la gestione non sarebbe poi così certosina come ci si poteva immaginare per via dell’incidenza, sino ad ora abbastanza limitata, della casistica pandemica. Le statistiche, insomma, possono non raccontare tutto. Sul quotidiano citato, inoltre, si legge che anche il presidente della Repubblica federale della Germania, Frank Walter Steinmeier, è stato immortalato, peraltro a Bolzano, privo di mascherina. I sovranisti vengono spesso accusati di aver affrontato con pressapochismo la questione delle misure di contenimento, ma sembra permanere un doppiopesismo narrativo per cui i mancati esempi di alcuni esponenti politici vengono raccontati con più facilità rispetto alle “colpe” di altri, che passano in sordina.

Comunque sia, la Germania rischia di trasformarsi nella locomotiva della seconda ondata europea da nuovo coronavirus. La nazione teutonica è anche tra le prime in Europa, insieme alla Spagna, ad aver già fatto i conti con un nuovo lockdown, per quanto circoscritto, parziale e meno stringente rispetto a quello vissuto dagli italiani. Alcune scuole, giusto per citare le situazioni più eclatanti, sono già state costrette ad apporre sigilli agli ingressi. Un problema con cui anche l’Italia, con ogni probabilità, sarà costretta a misurarsi da settembre in poi.

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