La geopolitica della corsa allo spazio
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Quasi 42mila persone. Al 29 dicembre, cioè dopo appena 48 ore dall’inizio ufficiale della campagna di vaccinazione, la Germania era riuscita a somministrare la prima dose del siero Pfizer-BioNTech a 41.962 cittadini. Questi non sono numeri dati a caso ma certificati, nero su bianco, dal Robert Koch Institut (RKI), incaricato, da qui in poi, non solo di monitorare l’andamento della pandemia ma anche dell’avanzamento dell’immunizzazione del Paese. Salvo imprevisti, tra tre settimane dovrebbero essere iniettate le seconde dosi.

Berlino non ha alcuna intenzione di perdere tempo prezioso, visto che la curva epidemiologica è tornata pericolosamente ad alzarsi. Le ultime rilevazioni hanno registrato 1.129 decessi (la prima volta, in Germania, oltre quota mille) e più di 19mila contagi. Attenzione però, perché, come ha aggiunto il RKI, questi dati non possono essere confrontati con quelli delle settimane precedenti. Il motivo è semplice: durante le festività natalizie vengono effettuati meno test.

Angela Merkel ha quindi accelerato sulla vaccinazione, bypassando anche l’Unione europea. Bruxelles aveva allestito un piano di distribuzione vaccini basato su un sistema di quote che tenesse conto del numero di abitanti presente in ciascun Paese membro. Alla Germania sarebbero dovute toccare 55,8 milioni di unità. Un numero, questo, evidentemente ritenuto tuttavia troppo basso dalle autorità tedesche.

La preoccupazione di Berlino

La Germania ha infatti stretto un accordo bilaterale con Pfizer-BioNTech. L’obiettivo: mettere le mani su 30 milioni di dosi extra di vaccino, in aggiunta a quelle ricevute (e da ricevere) dall’Europa. Altro che solidarietà europea. Berlino, preoccupato di non poter avere a disposizione la giusta quantità di sieri per frenare la pandemia entro il prossimo autunno, ha deciso di trattare singolarmente con le case farmaceutiche. Abbiamo usato il plurale, dato che, secondo la stampa tedesca, sarebbe in dirittura d’arrivo una nuova intesa con gli americani di Moderna, oltre a quella già in archivio stipulata con Pfizer-BioNTech.

La Germania ha fatto un paio di conti. L’Ue ha fissato 1,95 miliardi di vaccini da Pfizer-BioNTech, Moderna, AstraZeneca, Sanofi, Johnson&Johnson e CureVac. Il problema è ch, al momento, soltanto una parte di questi vaccini è sicura di essere consegnata ( le 200 milioni di dosi provenienti da Pfizer – 300 con il nuovo ordine – e le 80 di Moderna). Considerando le quote europee, e confrontandole con la popolazione tedesca (più di 80 milioni di persone) e con la necessità di una doppia dose richiesta, l’immunità di gregge fissata dai tedeschi entro l’autunno rischia di trasformarsi in un sogno lontano. Ecco da dove nasce l’urgenza di effettuare accordi bilaterali.

Cosa dicono le regole europee

La domanda che molti si fanno è una: la Germania, così facendo, ha violato le regole dell’Unione europea? Secondo quanto riportato dal Corsera, la risposta sarebbe negativa. Intanto perché le dosi extra non metterebbero in discussione il meccanismo comune allestito dalla Commissione europea. Poi, come ha spiegato un portavoce del Ministero della Salute tedesca, “con i partner dell’Ue l’intesa è che abbiano priorità le distribuzioni che derivano dai contratti europei” e, inoltre, nell’intesa europea “sono state permesse anche distribuzioni nazionali”.

La stessa Commissione ha quindi spiegato all’Agi che nella distribuzione “sono possibili aggiustamenti tra gli Stati membri in base alle loro necessità e richieste”. I riflettori spostano quindi sulla Commissione: perché non ha ordinato più dosi? Bruxelles avrebbe potuto farlo, ordinando quantitativi più ingenti da Pfizer e Moderna. Ma, secondo i media tedeschi, non lo avrebbe fatto, preferendo aspettare il vaccino Sanofi. Che, tuttavia, ha alzato bandiera bianca, facendo sapere di essere in ritardo con lo sviluppo del proprio vaccino. Un bel pasticcio.

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