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Quando si tratta di giocare partite strategiche fondamentali per il futuro della nazione e dell’Europa, negli ultimi anni, la Francia di Emmanuel Macron è sempre in prima fila. Perennemente tesa a proiettarsi come forza di rango globale, a tratto velleitaria ed eccessivamente sicura di sè, mai però spinta a schierarsi nelle retroguardie, la Francia sta cercando di fare sistema con i suoi apparati pubblici e privati alle crisi politiche, sociali ed economiche del mondo colpito dal Covid-19.

Questo vale anche per la partita dei vaccini. In cui Parigi ha voluto porre un freno al caos suscitato dalla rottura degli accordi siglati da multinazionali extra-Ue come Pfizer AstraZeneca con la Commissione valorizzando le competenze tecnologiche, la ricerca e l’industria interne. Nei giorni di fine gennaio in cui la querelle sui vaccini esplodeva, in primo luogo, il colosso farmaceutico francese Sanofi ha raggiunto un accordo con l’azienda tedesca BioNTech che assieme all’americana Pfizer ha sviluppato il primo vaccino anti Covid commercializzato in Europa per produrre 125 milioni di dosi aggiuntive. Lasciando al contempo il campo libero sulla ricerca, che procede a rilento, di un vaccino con tecnologia francese, dati i ritardi del consorzio Sanofi-Gsk. Ma non è finita qui.

Un nuovo antidoto al Covid-19 è in via di sviluppo sul suolo francese, ad opera di Valneva, società biomedicale nata nel 2013 dalla fusione tra Vivalis e l’austriaca Intercell con sede a Saint-Herblain, città posta nel dipartimento della Loire-Atlantique nella Francia occidentale. Valneva è una società avente nel suo capitale una partecipazione dell’8% di Bpi, controllata dalla Cdp francese, e su cui dunque lo Stato transalpino intende puntare al pari di quanto farà l’Italia con Reithera. La negoziatrice per i vaccini dell’Unione europea, Sandra Gallina, ha annunciato che i 416 milioni di euro residui dei fondi europei per lo sviluppo vaccinale andranno a finanziare due progetti: da un lato Novavax, dall’altro proprio Valneva, il cui VLA2001 sta completando i trial di fase 2 nel Regno Unito, Paese in cui la società ha un impianto produttivo nella città scozzese di Livingston.

Valneva sta sviluppando un vaccino diverso sia da quelli a Rna messaggero (Pfizer e Moderna) che da quelli basati sui vettori virali (AstraZeneca): il suo antidoto è costituito da particelle virali intere e inattivate di Sars-Cov-2, una forma del virus che non provoca nemmeno un minimo abbozzo della malattia al contatto ma stimola una reazione immunitaria comparabile nel soggetto in cui è inoculato. Questo implica sdoganare una seconda linea di difesa oltre agli anticorpi messi in moto dagli altri vaccini, mobilitando macrofagi e i linfociti T per “allenare” al meglio l’organismo recettore e garantire una copertura più completa.

Un processo, quello di Valneva, legato alle competenze acquisite nella creazione di vaccini contro l’encefalite giapponese, malattia virale trasmessa dalle zanzare e diffusa in Estremo Oriente per la quale la società ha presentato da tempo il suo vaccino Ixiaro. Il vaccino di Valneva sarà dunque simile al cinese Coronavac come struttura e, se come previsto entrerà in circolazione da agosto in avanti, garantirebbe un’ulteriore possibilità di un salto in avanti nella copertura contro il Covid-19. Rilanciando la Francia nella partita globale per i vaccini e creando un interessante asse post-Brexit con il Regno Unito, che pur avendo in programma di produrre 100 milioni di dosi del vaccino AstraZeneca nell’impianto gallese di Wrexham ha opzionato 40 milioni di dosi del vaccino e sottoscritto un’opzione per ulteriori 90 milioni di dosi tra il 2023 e il 2025.

L’accordo, nota StartMag, “consente al Regno Unito di poter contare su un accesso anticipato a oltre 400 milioni di dosi totali di vaccini per il 2021 e il 2022” e garantisce alla biotech partecipata dallo Stato francese di avere garantita l’accessibilità all’impianto scozzese controllato e le prospettive di una crescita della produzione fino a 250 milioni di dosi l’anno. Consentendo parimenti a Parigi di proiettare oltre Manica il suo gioiello biosanitario e di accelerarne la corsa. Dimostrando, inoltre, di voler passare oltre all’atto ostile del caso AstraZeneca in nome della ragion di Stato. Se la tabella di marcia di Valneva sarà rispettata, dunque, anche la Francia potrà dire la sua nella complessa partita a più voci della corsa globale al vaccino.

 

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