Ha iniziato a correre verso la Corea del Nord, senza un motivo apparente, tanto che gli altri turisti che stavano visitando la Zona demilitarizzata insieme a lui pensavano che si trattasse di uno scherzo. Lo scorso 18 luglio, Travis King, 23 anni, faceva parte di un gruppo di 43 persone accorse da ogni angolo del pianeta per visitare il famigerato “cuscinetto” che separa le due Coree.

King indossava jeans e maglietta. Non dava l’idea di essere un soldato, né tanto meno di avere problemi con la legge. Sembrava semplicemente uno dei tanti curiosi desiderosi di toccare con mano la tensione che si respira lungo uno dei confini più famosi del mondo partecipando ad uno dei tanti tour disponibili a Seoul. Vedendo però che il ragazzo continuava a correre senza fermarsi, i presenti hanno capito che c’era qualcosa che non andava. E infatti Travis ha sconfinato sotto i loro occhi da una Corea all’altra, passando dalla Corea del Sud alla Corea del Nord.

Il comando Onu, che opera nella Dmz e nell’area di sicurezza congiunta, ha subito spiegato che l’uomo si trovava nelle mani delle autorità nordcoreane. “Riteniamo che sia attualmente sotto la custodia dei nordcoreani e stiamo lavorando con le nostre controparti delle forze armate di Pyongyang per risolvere questo incidente”, ha fatto sapere l’Organizzazione delle Nazioni Unite. In un primo momento si pensava che il ragazzo fosse un turista, poi sono state diffuse le sue generalità, con tanto di nome e professione. E la situazione è cambiata radicalmente.

Travis King, il soldato Usa disertore

Il quotidiano sudcoreano Dong-a Ilbo aveva identificato la persona come Travis King, un soldato dell’esercito Usa di stanza in Corea del Sud con il grado di soldato semplice di seconda classe. Il giornale aveva successivamente cancellato il nome, ma la notizia era ormai rimbalzata da un media all’altro, fino alla conferma alla Cnn di un funzionario del Pentagono.

King è un esploratore di cavalleria della prima divisione corazzata, e si era arruolato nell’esercito nel gennaio 2021. Ha scontato quasi due mesi in una prigione sudcoreana per aggressione. Era stato rilasciato lo scorso 10 luglio e avrebbe dovuto tornare a casa lunedì a Fort Bliss, in Texas, dove sarebbe stato congedato dal servizio militare. Anziché trovarsi su un’aereo che lo riportasse negli Usa, il 23enne era però su un bus turistico con destinazione Panmunjom, al confine tra le due Coree, uno dei siti più visitati della Corea del Sud.

Il tour di King era organizzato per consentire ai partecipanti di visitare l’area di sicurezza congiunta, e cioè le famigerate casine azzurre situate lungo la linea di demarcazione intracoreana. Per prendere parte ad un’attrazione del genere bisogna presentare il proprio passaporto e ottenere i permessi. In molti, dunque, si chiedono per quale motivo ad una persona nella situazione di Travis King sia stato consentito visitare la Dmz. In genere, inoltre, occorrono da tre giorni a una settimana prima di ricevere l’autorizzazione, senza scordare che i viaggi sono attentamente monitorati.

In ogni caso, testimoni hanno raccontato all’Associated Press che il soldato, durante il viaggio a bordo di un pullman, partito da Seoul alle prime ore del mattino, si è mantenuto silenzioso, senza parlare con gli altri. Ha poi acquistato un cappellino con una scritta Dmz in un negozio di souvenir. In seguito, quando il tour stava per terminare, e il gruppo stava scattando una foto ricordo, King ha iniziato a correre. I soldati presenti non hanno avuto il tempo di acciuffarlo. Dopo aver corso per circa 10 metri lungo uno stretto passaggio tra gli edifici, il ragazzo statunitense era oltre il confine. È quindi scomparso nella “parte nordcoreana” senza lasciare traccia.

Secondo il sito The Messenger, che ha visionato il primo rapporto sull’episodio scritto dagli investigatori dell’US Army, il soldato, una volta oltre la linea di demarcazione, sarebbe salito su un furgone dell’esercito nordcoreano. Se così fosse, significa per caso che Pyongyang conosceva in anticipo le sue mosse?

Motivazioni sconosciute

Domanda senza risposta, al momento. Come non sono chiare quali fossero le intenzioni di King, né sappiamo perché abbia scelto di attraversare il confine. Le autorità statunitensi hanno affermato che lo avrebbe fatto “intenzionalmente, di sua spontanea volontà” e hanno espresso preoccupazione per le sue condizioni. La madre del soldato, Claudine Gates, ha detto ad Abc News che non immaginava che suo figlio potesse fare una cosa del genere. “Doveva essere fuori di testa”, ha dichiarato, aggiungendo di aver sentito King, per l’ultima volta, “pochi giorni fa”, quando le aveva detto che sarebbe presto sarebbe tornato a Fort Bliss.

Il curriculum di King non è dei più tranquilli. In Corea del Sud è stato indagato per aggressione. Secondo il Korean Times, è stato sospettato di aver preso a pugni un cittadino coreano in una discoteca di Seoul. È stato quindi multato di quasi 4mila dollari per aver “ripetutamente preso a calci” la portiera posteriore di un’auto della polizia e urlato “linguaggio volgare” agli agenti che cercavano di arrestarlo. È finito in prigione ed è stato rilasciato pochi giorni fa.

A quel punto, era stato posto sotto osservazione militare per circa una settimana, per poi esser scortato all’aeroporto di Incheon, vicino a Seoul, per un volo di ritorno negli Stati Uniti, dove avrebbe dovuto affrontare un’azione disciplinare. Tuttavia, una volta arrivato al gate di imbarco – da solo, in quanto gli agenti di polizia militare non potevano accompagnarlo fino all’aereo – si sarebbe avvicinato ad un funzionario dell’American Airlines spiegandogli di aver perso il passaporto.

Un dipendente della compagnia aerea lo ha così scortato fuori dall’area partenze. Dopo essersi separato dalla sua scorta, King avrebbe lasciato il terminal, trascorso la notte chissà dove e intrapreso, al mattino, un tour della Zona demilitarizzata. Come detto, non è ancora chiaro come abbia fatto a ricevere l’autorizzazione necessaria a compiere il viaggio turistico nella dmz.

I precedenti

King è il primo cittadino statunitense ad esser entrato illegalmente in Corea del Nord dal 1982 ad oggi. Negli anni del dopoguerra, diversi soldati americani hanno però abbandonato le loro basi in Corea del Sud attraversando la Dmz. L’esempio più noto è quello di Charles Robert Jenkins, un sergente dell’esercito Usa che ha disertato al Nord nel 1965 per evitare il servizio di combattimento in Vietnam. Pyongyang lo ha trattato come una risorsa di propaganda, mettendolo in mostra in volantini e film. Nel 1980, Jenkins ha sposato la 21enne Hitomi Soga, una studentessa infermieristica rapita nel 1978 in Giappone da agenti nordcoreani. Soga sarebbe tornata a casa nel 2002. Nel 2004, la stessa sorte è toccata all’ex sergente, che ha raggiunto la moglie in Giappone arrendendosi alle autorità militari statunitensi e affrontando l’accusa di aver abbandonato la sua unità e disertato in Corea del Nord. È stato congedato con disonore e condannato a 25 giorni in una prigione militare statunitense locale. Jenkins è morto , sempre in Giappone, nel 2017.

Altri cittadini statunitensi si sono ritrovati più o meno involontariamente nel Nord. Ecco alcune storie. Nel settembre 2014, l’allora 24enne di Bakersfield, in California, Matthew Miller è stato condannato a sei anni di lavori forzati dalla Corte Suprema della Corea del Nord con l’accusa di essere entrato illegalmente nel paese per scopi di spionaggio. La corte ha affermato che Miller ha strappato il suo visto turistico all’arrivo all’aeroporto di Pyongyang nell’aprile di quell’anno ammettendo la “selvaggia ambizione” di sperimentare la vita carceraria nordcoreana in modo da poter indagare segretamente sulle condizioni dei diritti umani nel Paese.

Miller è stato liberato nel novembre dello stesso anno insieme a un altro americano, Kenneth Bae, missionario e accompagnatore turistico. Bae, era stato arrestato nel novembre 2012 mentre guidava un gruppo di turisti in una zona economica speciale della Corea del Nord; è stato condannato a 15 anni di carcere per “atti ostili“.

Un mese prima del rilascio di Bae e Miller, la Corea del Nord aveva liberato anche Jeffrey Fowle, un impiegato municipale dell’Ohio detenuto per sei mesi per aver lasciato una Bibbia in una discoteca nella città di Chongjin.

Otto Warmbier, uno studente dell’Università della Virginia, era stato invece condannato a 15 anni di lavori forzati nel 2016 con l’accusa di aver tentato di rubare un poster di propaganda in un hotel di Pyongyang. Nel 2017 è stato riportato a casa in grave condizioni. In coma dopo 17 mesi di prigionia è morto poco dopo esser rientrato negli Usa.