La presunta ma non confermata diserzione di un alto funzionario del sistema politico cinese ha alimentato nuove voci in merito all’ipotetica fuga del Sars-CoV-2 dal Wuhan Institut of Virology (WIV). L’uomo misterioso, che secondo alcune voci sarebbe fuggito dalla Cina per rifugiarsi negli Stati Uniti, dove avrebbe condiviso con l’amministrazione Biden dettagliate informazioni relative alle origini del virus, sarebbe niente meno che Dong Jingwei.

Ai più, questo nome non farà scattare alcuna scintilla. Eppure, fino a poco tempo fa, il signor Dong era un pezzo da novanta all’interno della macchina statale cinese. La sua ultima posizione occupata, in ordine cronologico, coincideva con quella di vice ministro per la sicurezza dello Stato. Prima ancora Dong era impegnato nei servizi segreti di Pechino, precisamente nel controspionaggio. I media cinesi hanno smentito le voci sulla defezione, anche se il mistero, che si collega indirettamente alla vicenda del Sars-CoV-2, resta irrisolto. Perché Dong Jingwei è fuggito dalla Cina? Che cosa ha portato con sé negli Stati Uniti? Come ha fatto a raggiungere l’America?

Tra presunte defezioni e misteri

A queste domande hanno provato a rispondere in tanti. Prima di ricostruire la vicenda, è doveroso ricordare un fatto molto importante. Se inizialmente la teoria della fuga del Covid dal laboratorio era considerata alla stregua di un’ipotesi complottista, in un secondo momento tale eventualità ha iniziato ad assumere una certa plausibilità scientifica. Sia chiaro: non ci sono ancora prove capaci di risolvere il mistero sulle origini del Sars-CoV-2. Eppure la pista della fuga ha attirato nuovi consensi e spinto Joe Biden a chiedere all’intelligence Usa maggiori approfondimenti sul caso.

Come ha sottolineato Asia Times, è possibile che l’inversione di tendenza del presidente repubblicano possa esser in gran parte dovuta a informazioni dirette e credibili fornite dal signor Dong. E qui dobbiamo per forza di cose citare il rapporto di SpyTalk, una newsletter dedicata al settore dell’intelligence solitamente molto affidabile. A quanto pare, nel febbraio di quest’anno, Dong potrebbe aver disertato a Washington. L’alto funzionario sarebbe fuggito oltreoceano passando da Hong Kong assieme alla figlia proprio mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità stava preparando la sua missione in quel di Wuhan.

Informazioni segrete

Come detto, l’intera storia è avvolta nella nebbia. Al momento possiamo soltanto fare affidamento alle indiscrezioni più o meno autorevoli fornite da alcuni siti internazionali. Stando alle recenti voci, Dong Jingwei avrebbe portato con sé documenti pesantissimi relativi al famigerato laboratorio di Wuhan. Documenti che, secondo alcuni, proverebbero il coinvolgimento dell’esercito nelle ricerche della struttura. Insomma, questo – e molto altro – avrebbe convinto Biden a riesumare la teoria della fuga dal WIV.

SpyTalk ha citato anche il nome di Han Lianchao, ex funzionario del Ministero degli Esteri cinesi disertato nel 1989. Han sostiene che lo scorso marzo la Cina abbia già inviato i suoi delegati a bussare alla porta del segretario di Stato americano, Anthony Blinken, per discutere in merito all’eventuale rimpatrio di Dong. La risposta di Blinken sarebbe coincisa con un secco rifiuto. In ogni caso circolano versioni discordanti, visto che un funzionario statunitense ha ribadito, sempre a SpyTalk, che le notizie sulla defezione di Dong non erano vere.

Parlando rigorosamente in termini di anonimato, lo stesso funzionario ha rifiutato di approfondire la questione, compreso il luogo in cui si troverebbe Dong, il quale dovrebbe tuttavia trovarsi ancora in Cina. Va da sé che, nel caso in cui il signor Dong sia davvero sbarcato negli Stati Uniti con prove scottanti (e non solo riguardanti la pandemia), da qui ai prossimi mesi potrebbero scatenarsi terremoti inattesi. Anche dal punto di vista diplomatico.

Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY