Quando si pensa a Cuba si ha l’immagine del forse ultimo paradiso – o inferno – socialista al Mondo, dove il potere è fermamente in grado ad un unico partito di potere e la popolazione è lasciata in balia della povertà diffusa, anche a causa della forte contrapposizione con gli Stati Uniti e con gli embarghi decisi da Washington. Tuttavia, l’isola de l’Avana possiede un tesoro immenso che non si limita alla sola produzione del tanto rinomato sigaro cubano e che già negli scorsi decenni l’ha resa famosa in tutta l’America latina: l’estrema preparazione delle proprie equipe mediche e l’avanguardia nella conoscenza dei medicinali.

La medicina è il fiore all’occhiello di Cuba

Con il più alto rapporto medici-popolazione al mondo, Cuba è stata in grado di contenere sul suo territorio la propagazione della pandemia di coronavirus, anche grazie ai piani di contenimento preparati sin dall’instaurazione del regime socialista. E in questo modo, il paese è stato in grado anche di inviare il proprio supporto ad oltre 20 Paesi che sono entrati in crisi con il Covid-19. Uno di questi è la nostra Italia, mentre l’ultimo in ordine cronologico è il Sudafrica di Cyril Ramaphosa: tutti Paesi con i quali l’Avana spera di migliorare da qui ai prossimi mesi anche i propri rapporti diplomatici.

Il fatto che in Italia sia stato preso quasi con ironia l’aiuto inviato da l’Avana deriva dalla poca conoscenza che l’Europa ha delle capacità dei medici cubani e della loro formazione accademica e che negli ultimi anni si sono contraddistinti soprattutto sul territorio dell’America latina – con particolare attenzione al Venezuela. Ed è grazie a queste premesse che il paese è stato in grado di mettersi al servizio della popolazione mondiale, appellandosi alla “solidarietà socialista” tanto cara alla dialettica locale.

Trump tuona, ma questa volta non viene ascoltato

Nonostante il presidente degli Stati Uniti Donald Trump – che sin dal suo insediamento ha accresciuto le misure restrittive al Paese – abbia più volte invocato di rifiutare gli aiuti cubani, i suoi appelli sono stati completamente ignorati. Non soltanto i Paesi ma anche alcuni Paesi occidentali sono entrati in crisi sanitaria a causa della pandemia: ragione per cui l’aiuto anche della piccola Cuba è stato accolto ovunque con grande favore. E le stesse accuse di Trump relative allo sfruttamento dei lavoratori cubani alla fine si sono esaurite poco dopo essere state pronunciate agli orecchi dei leader mondiali.

Le speranze de l’Avana, adesso, sono quelle che questo intervento venga riconosciuto dalla comunità internazionale, con la possibilità che qualcosa si inizi a muovere anche sul fronte degli embarghi che stanno mettendo in ginocchio l’economia e la popolazione cubana. E insieme a loro, anche l’immaginario stesso dell’isola caraibica.

Cuba cerca nuovi alleati?

Come sottolineato precedentemente, la condizione di sostanziale isolamento a livello internazionale che sta interessando l’isola di Cuba ha affossato la sua economia e la capacità di importare anche le merci di primaria necessità: come nel caso dei derivati del petrolio e spesso anche degli stessi alimentari. Questa situazione ormai sta perdurando da diversi mesi, alla quale si sono aggiunti anche i divieti di invio di denaro alla popolazione locale che hanno peggiorato anche la situazione reale vissuta dalle famiglie; in un piano che visto con distaccamento sembra proiettato a provocare un’insurrezione contro l’attuale ceto dirigente.

Con la “solidarietà socialista” Cuba sta cercando dunque di mettersi in una posizione di maggior favore nei confronti della comunità internazionale, facendo leva proprio su quei Paesi che più facilmente potrebbero diventare mediatori delle proprie richieste all’Onu. Non è casuale infatti la scelta del Sudafrica – front man dell’economia africana – così come quella dei paesi dell’Unione europea come l’Italia: tutti alleati favorevoli con cui manifestare le proprie necessità di fronte alla comunità internazionale.

Senza nulla togliere all’aiuto effettivo che hanno dato le brigate mediche di Cuba nella lotta al Covid – che soprattutto nel nostro Paese sono risultate fondamentali – è impossibile dunque ignorare gli interessi celati dalla mossa. Adesso, però, non rimane da vedere quale sarà la risposta dei paesi che hanno ricevuto la mano tesa da l’Avana e se si riveleranno capaci e volenterosi di rendere il favore, anche se ciò significasse inimicarsi gli Stati Uniti.

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