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Il Giro d’Italia al via da Torino nella giornata di sabato 8 maggio vedrà ai nastri di partenza una vecchia conoscenza del mondo ciclistico internazionale, il team Astana. Squadra ciclistica battente bandiera kazaka che si è conquistata un posto di rilievo nella storia contemporanea dello sport delle due ruote e che ha un legame diretto con la nazione della cui capitale, oggi ribattezzata Nur-Sultan in onore dell’ex presidente Nursultan Nazarbayev, ha a lungo reso noto il nome nelle strade d’Europa.

I successi dell’Astana di Nibali

La quattordicesima partecipazione consecutiva dell’Astana alla corsa rosa rilancerà il nome e le strategie del Paese centroasiatico in Italia in una fase in cui il Kazakistan si sta rivelando un sorprendete e interessante partner economico, commerciale e diplomatico per il sistema-Paese. Per gli appassionati sportivi e gli spettatori del Giro per lunghi anni nulla ha reso noto il Kazakistan quanto le maglie azzure, del colore della bandiera nazionale, del team Astana, specie negli anni in cui a indossarle era l’atleta che maggiormente attirava l’entusiasmo del pubblico italiano: Vincenzo Nibali.

Nibali ha vinto il Giro d’Italia due volte, nel 2013 e nel 2016, indossando la maglia azzurra dell’Astana e ha completato la sua consacrazione conquistando, a sedici anni di distanza dal successo di Marco Pantani, il Tour de France 2014. Dopo la vittoria nella Grande Boucle Kairat Kelimbetov, presidente del Kazakh Cycling, governatore della banca centrale kazaka ed ex vice-primo ministro, ha dichiarato entusiasta: “Questo è stato un progetto di grande successo; se guardate all’aritmetica, non si contano le volte che il nome Astana è stano menzionato nei giornali, nella TV e nei social media”. Una dichiarazione semplice e trasparente che dà l’idea degli obiettivi del progetto finanziato dal fondo sovrano kazako Samruk-Kazynache controlla asset per 94 miliardi di dollari e partecipa da azionista o da controllore a diverse società strategiche del Paese centroasiatico e, nonostante una flessione negli afflussi di denaro legati alla fase di incertezza economica e alla pandemia, continua nel voler identificare l’Astana con la promozione del Paese.

La sfilata di campioni dell’Astana

Gli anni di Nibali sono stati i più entusiasmanti per l’immagine dell’Astana, che all’inizio della sua storia professionistica nel 2007 annoverava tra i suoi atleti il due volte vincitore del Giro d’Italia Paolo Savoldelli e la stella di casa Aleksandr Vinokourov, che nel 2012 sarebbe divenuto il primo campione olimpico kazako di ciclismo su strada ai Giochi di Londra e oggigiorno guida la squadra dall’ammiraglia come direttore generale.

Negli anni successivi, prima dell’avvento di Nibali, a segnare con successi importanti il nome del team Astana fu lo spagnolo Alberto Contador, che vinse un’edizione del Giro, una del Tour e una della Vuelta di Spagna tra il 2008 e il 2009. I successi complessivi dell’Astana nei Grandi Giri salgono a quota sette se si aggiunge il successo dello scalatore sardo Fabio Aru alla Vuelta del 2015, mentre le tappe complessivamente conquistate nelle tre rassegne principali del ciclismo mondiale ammontano a quota 46. Non ebbe grande fortuna, nel 2009, il ritorno alle corse del sette volte vincitore del Tour de France Lance Armstrong, che scelse proprio l’Astana come squadra per il suo rientro in strada prima della serie di scandali che ne azzerarono i risultati sportivi, mentre negli ultimi anni l’atleta dell’Astana più amato, assieme a Nibali, è stato Michele Scarponi, vincitore del Giro d’Italia 2011 e “scudiero” di Nibali al Giro 2016, tragicamente scomparso in un incidente nella sua Filottrano nell’apriel 2017.

Bahrain, Emirati, Israele seguono il modello Astana

Il modello Astana non è, negli anni, rimasto isolato. Diverse squadre associate a progetti nazionali o a entità economiche di precisi Paesi sono sorte nel circuito professionista. Lasciata l’Astana nel 2017, Nibali ha battezzato il debutto del team Bahrain-Merida, finanziato da un consorzio d’imprese dell’emirato mediorientale, con la cui maglia ha vinto un’edizione della Milano-Sanremo e un Giro di Lombardia.

Lo stesso anno la licenza della Lampre, storica squadra italiana con la cui maglia Scarponi vinse il Giro, fu ceduta a un’analoga cordata emiratina che creò il team Uae Emirates, nelle cui fila corre il giovane protagonista del ciclismo mondiale di questi tempi, lo sloveno Tadej Pogacar che ha conquistato il Tour de France 2020 e la recente Liegi-Bastogne-Liegi. In entrambi i casi si tratta di iniziative di cordate di imprenditori privati benedette dai governi nazionali, mentre in prospettiva guarda il progetto della Israel Cycling Academy che vuole promuovere il ciclismo nello Stato ebraico e che col sostegno del miliardario israelo-canadese Sylvan Adamstra i finanziatori della partenza del Giro 2018 dal Paese con 80 milioni di dollari, è riuscito a ingaggiare per la stagione in corso nel team Israel Start-up Nation il fuoriclasse britannico Chris Froome, vincitore della citata edizione del Giro, di quattro Tour de France, di due edizioni della Vuelta e di due bronzi nella prova olimpica a cronometro.

Mentre il baricentro sportivo del ciclismo mondiale rimane concentrato sull’Europa, con inserimenti non secondari di Paesi come la Colombia ai vertici delle grandi competizioni professionistiche, l’interesse mondiale per lo sport delle due ruote sta lievitando. E il Kazakistan, in quest’ottica, detta la linea. Il successo sportivo e d’immagine delle maglie azzurre dell’Astana ha promosso un interesse generale verso il ciclismo in diversi governi e Stati ambiziosi. Portando nuovo interesse per uno sport fortemente legato alla sua tradizione e alla sua epica.