La Germania è la locomotiva economica dell’Europa ma ha l’esercito più disastrato dei 26 membri. Aerei da caccia ed elicotteri che non volano. Navi che non possono navigare e sottomarini dai radar rotti. Grave carenza di tutto, dalle munizioni alla biancheria intima. Non c’è abbastanza personale né materiali adatti. I piloti, frustrati di non poter volare, stanno abbandonando le loro carriere. Un vero grattacapo che ha afflitto per anni Ursula von der Leyen in qualità di Ministro della Difesa. Una sorta di torpore che risente di una mescolanza di fattori: il retaggio del disarmo tedesco post-bellico, l’ombrello Nato sul quale adagiarsi, oltre ad una fitta rete di sprechi, cattiva gestione e scarsa efficienza. Con gli Stati Uniti pronti a alleggerire il carico Nato, la crisi del Bundeswehr è divenuta un grave problema politico nell’era Merkel.

Sprechi, burocrazia, inefficienza

Solo pochi mesi fa, in agosto, una notizia aveva fatto il giro del mondo: la messa a terra di tutti i 53 elicotteri Tiger a causa di guasti tecnici. Un Paese un tempo temuto per la sua efficienza militare oggi è ridotto alla stregua di un ordinario corpo di polizia male equipaggiato. Di certo non tutte le inadeguatezze sono imputabili alla Von der Leyen, ora promossa alla Ue, tuttavia durante il suo mandato, in una cornice internazionale complessa e bisognosa di intervento, le lacune sono venute fuori esplodendo come caso politico. Sotto il suo controllo, le esercitazioni militari tedesche si sono trasformate quasi in una barzelletta: come riporta il quotidiano britannico Spectator, nel 2014, un battaglione, nel corso di un esercitazione Nato in Norvegia, fu costretto ad usare un manico di scopa dipinto per simulare una pistola perché non ne aveva di vere.

Quasi la metà dei soldati coinvolti nell’esercitazione non era munita di armi semplicemente perché non ve ne erano a sufficienza. Gli equipaggi di carri armati tedeschi si sono recentemente esercitati con i minibus Volkswagen perché ben tre su quattro dei loro carri armati Puma sono nell’officina riparazioni o, meglio, stanno aspettando di essere riparati, a causa della contorta burocrazia tedesca. Ordinare zaini, giubbotti antiproiettile, caschi, visiere e ogni altra attrezzatura può richiedere anni nell’esercito tedesco.

Per citare un altro esempio di inadeguatezza, lo scorso anno, la Germania ha preso il controllo della Nato’s Very High Readiness Joint Task Force: si tratta di una brigata terrestre multinazionale di 5mila militari, con forze marittime, aeree e speciali, avanguardia della Nato Response Force, capace di essere schierata in qualsiasi parte del mondo entro 2-3 giorni dall’attivazione e di arrivare a pieno organico entro cinque giorni e di essere rinforzata da due brigate pesanti.

Nata durante il conflitto in Crimea, avrebbe il compito di prevenire la minaccia russa. La Germania, una volta assunto il controllo (a rotazione) della brigata si era impegnata a mettere a disposizione 44 carri armati Leopard 2 e 14 veicoli di fanteria corazzati Marder: alla fine ne ha potuti fornire solo nove e tre, rispettivamente. Sorte indegna anche per jet Eurofighter e Tornado della Luftwaffe, disponibili per l’uso per una media di quattro mesi all’anno, poiché trascorrono il resto del tempo in riparazione.

Insomma, nessuna readiness e tantomeno very high, e non solo in ambito Nato: queste inefficienze sono anche segno di una Germania che non è in grado di partecipare energicamente nemmeno ad un sistema di sicurezza europeo. Nel 2014, mentre la Russia invadeva la Crimea, in occasione di un vertice della Nato in Galles, la Merkel si unì ai suoi omologhi impegnandosi ad aumentare la spesa militare ad almeno il 2% del Pil entro un decennio. Impegno ancora non onorato. Dopo drastici tagli alla spesa militare dopo la fine della Guerra Fredda, la Germania, lo scorso anno, ha stanziato 43,2 miliardi di euro e 45,1 miliardi di euro quest’anno, prevedendo una serie di aumenti: tuttavia, inefficienza e burocrazia fanno sì che parte di questo budget non venga speso. A questo si aggiunge una “crisi vocazionale”: i giovani tedeschi non si arruolano più e circa la metà delle reclute non riesce a superare i test per l’arruolamento nella Bundeswehr secondo un’indagine del quotidiano Bild. Quasi 22mila posti vacanti che le autorità militari hanno addirittura proposto di sostituire con leve di altri paesi dell’Unione europea da retribuire con ingaggi allettanti: mercenari, per dirla in altro modo. Per colmare questa lacune la soluzione d’emergenza è stata abbassare lo sbarramento all’entrata causando una riduzione drammatica della professionalità e della preparazione.

Vecchi retaggi

Fino ad una trentina di anni fa, in Germania, un uomo in uniforme poteva prendersi degli sputi addosso dai passanti. Traumatizzati dal senso di colpa per aver iniziato due guerre mondiali, dopo il 1945 i tedeschi cercarono una nuova identità: quella commerciale e mercantile. Il premere, poi, di alcune potenze europee come la Francia per mantenere una Germania smilitarizzata, è divenuto anche ragione per “cullarsi” sull’idea di una nuova nazione militarmente inefficiente perché messa nelle condizioni di esserlo. Da qui ad esternalizzare quasi totalmente la propria difesa il passo fu breve: così la Germania, rinunciando ad essere fra i world cops, ha scelto di essere un gigante economico. Anche la politica tedesca sta amaramente accusando il colpo: l’accresciuta aggressività russa, il disimpegno Nato e le rotte commerciali in pericolo impongono una scelta che passi necessariamente da una Difesa che mostri muscoli e indipendenza. L’argomento, tuttavia, è estremamente delicato e chi lo tocca finisce per scottarsi: lo sa bene l’ex presidente Horst Köhler che nel 2010 per la frase “un Paese delle nostre dimensioni, con la nostra attenzione alle esportazioni e il nostro ricorso al commercio estero, deve sapere che in caso di emergenza gli interventi militari possono essere necessari per proteggere i nostri interessi” fu costretto a dimettersi esponendosi al pubblico ludibrio da destra e da sinistra.

Nel mezzo della crisi libica e mediorientale il lifting della Difesa tedesca è tutto nelle mani di Angela Merkel: restano due anni per riuscirci.