La Corea del Sud ora ha un problema con il Coronavirus

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La Corea del Sud, nel recente passato esempio di successo nella lotta al Covid-19, è di nuovo nell’occhio del ciclone della pandemia. Nella giornata di sabato 29 agosto sono stati notificati oltre trecento nuovi casi in tutto il Paese: si tratta del sedicesimo giorno consecutivo in cui la crescita di contagi è almeno a tre cifre. L’aumento è così massiccio da aver provocato una carenza di posti letto per la terapia intensiva nella capitale Seoul. Nel giro di una settimana, infatti, la loro disponibilità è calata dal 22 al 4.5 per cento mentre la disponibilità di posti letto nei reparti ordinari è crollata dal 37 al 22 per cento. Yoon Tae-ho, funzionario presso il Ministero della Salute, ha chiarito come nell’area metropolitana di Seoul restino appena 15 letti a disposizione per i pazienti in condizioni critiche.

Peggioramento costante

L’aumento dei casi di coronavirus nell’area di Seoul ha causato la chiusura di asili e scuole in questa parte del Paese. Quasi duecento persone, tra personale scolastico e studenti, sono state infettate nelle ultime settimane ed il Ministero dell’Istruzione ha reso noto che le lezioni a distanza continueranno sino all’11 settembre.

La maggior parte degli istituti scolastici aveva riaperto tra il 20 maggio ed primo giugno, quando la curva dei contagi era già in discesa. Le autorità sanitarie temono che la nazione possa essere sull’orlo di un’epidemia e molti dei nuovi focolai sono legati ad una serie di dimostrazioni e di riunione religiose svoltesi recentemente. A Seoul è obbligatorio indossare le mascherine in ogni luogo pubblico, tanto al chiuso quanto all’aperto, mentre chiese, nightclub e karaoke sono stati chiusi.

Vittoria di Pirro?

Secondo alcuni analisti il governo avrebbe riposto “una fiducia eccessiva” nelle proprie capacità dopo aver ricevuto molti complimenti per il comportamento tenuto durante l’epidemia in primavera. La Corea del Sud era riuscita a schiacciare la curva dei contagi senza dover ricorrere a lockdown nazionali, alla chiusura delle attività commerciali e senza ricorrere a misure coercitive ma sfruttando la collaborazione tra governo e comunità scientifica ed avendo successo nelle fasi di individuazione, contenimento e trattamento. La Corea del Sud era riuscita ad isolare i pazienti infetti, ad esortare i malati a sottoporsi a misure di quarantena ed a tracciarne i contatti con determinazione. Una squadra di lavoro composta da centinaia di esperti in epidemiologia si era occupata del tracciamento mentre il governo si era attivato tramite la costruzione di presidi sanitari temporanei e reclutando forza lavoro nel settore sanitario.

Cause e danni economici

L’allentamento delle misure di distanziamento sociale e la scelta di istituire una nuova festività il 15 di agosto, per commemorare la liberazione dal Giappone ,avrebbero dunque pesato dato che nella stessa data, come da tradizione, è stata organizzata una grande manifestazione di protesta nel centro di Seoul. L’assembramento di decine di migliaia di persone ha costituito un grave fattore di rischio. Uno sciopero nazionale di tre giorni indetto dai medici non ha aiutato. L’economia sudcoreana versa in stato precario: il calo del Prodotto Interno Lordo nel secondo trimestre (-3.3 per cento) ha spinto l’economia in recessione per la prima volta dal 2003. La Banca di Corea stima che il Prodotto Interno Lordo si contrarrà del 2 per cento su base annua e tra i settori più colpiti c’è quello manifatturiere, segnato dal crollo delle esportazioni, che costituiscono il 40 per cento del Prodotto Interno Lordo.